Crisi, Germania vittima e carnefice

Redazione
22/08/2012

Mai come in questa fase dell’eurocrisi, la Germania occupa i sogni, e più spesso gli incubi, dei cittadini europei. Soprattutto...

Mai come in questa fase dell’eurocrisi, la Germania occupa i sogni, e più spesso gli incubi, dei cittadini europei. Soprattutto nei Paesi del Sud, colpiti duramente dalla crisi dei debiti sovrani e alle prese con misure di risparmio, aumenti delle tasse e riforme dolorose: la famosa austerity, necessaria secondo il mantra ripetuto a Berlino per mettere in ordine i conti pubblici e ridare competitività alle economie. «I tedeschi sono sempre stati considerati nel Sud Europa lenti e noiosi», ha scritto la Welt, «ma da qualche tempo accendono la fantasia dei popoli mediterranei. Assieme alla loro cancelliera Angela Merkel sono diventati lo schermo su cui proiettare paure e speranze dei problemi interni» [… continua su Lettera43].

Crisi, Germania vittima e carnefice

Pierluigi Mennitti
21/08/2012

La stampa estera, Italia compresa, poco oggettiva nella valutazione del ruolo di Berlino nell'Ue.

Crisi, Germania vittima e carnefice

da Berlino

Mai come in questa fase dell’eurocrisi, la Germania occupa i
sogni, e più spesso gli incubi, dei cittadini europei.
Soprattutto nei Paesi del Sud, colpiti duramente dalla crisi dei
debiti sovrani e alle prese con misure di risparmio, aumenti
delle tasse e riforme dolorose: la famosa austerity,
necessaria secondo il mantra ripetuto a Berlino per mettere in
ordine i conti pubblici e ridare competitività alle economie.
«I tedeschi sono sempre stati considerati nel Sud Europa lenti e
noiosi», ha scritto la Welt, «ma da qualche tempo
accendono la fantasia dei popoli mediterranei. Assieme alla loro
cancelliera Angela Merkel sono diventati lo schermo su cui
proiettare paure e speranze dei problemi interni».
I TITOLI E LE VIGNETTE DEI QUOTIDIANI ITALIANI.
Il quotidiano conservatore ha passato in rassegna i commenti
agostani dei giornali sud-europei, dalla Spagna alla Grecia fino
all’Italia, ricordando in quest’ultimo caso non solo le
vignette di Libero con Merkel in divisa nazista e il
titolo del Giornale che preannunciava il “Quarto
Reich” ma anche gli editoriali di Repubblica e del
Corriere della Sera, nei quali abbondavano le critiche a
Berlino di scarsa solidarietà e disinteresse verso il comune
destino europeo.
«Si è di fatto instaurato un rapporto ambivalente», ha
proseguito la Welt, «che assomiglia molto a quello che
per anni ha legato i tedeschi agli Stati Uniti: si attende la
soluzione dei propri problemi dal fratello maggiore nella
speranza che ci tiri fuori da ogni guaio, restando poi delusi
quando la risposta non è quella che ci si aspettava. La Germania
viene tirata sempre di più nel dilemma che attanaglia le grandi
potenze benevoli e, come i pezzi di ferro tendono a disporsi
attorno a un forte campo magnetico, così i sud-europei
indirizzano a Berlino tutte le questioni europee al momento sul
tappeto».
LE MONTAGNE RUSSE DELLA COMUNICAZIONE EUROPEA.
Il corto-circuito o, per usare le parole recentemente pronunziate
dal ministro italiano Corrado Passera, le montagne russe della
comunicazione europea prendono spunto proprio da questa
ambivalenza: le aspettative degli europei verso la Germania sono
esagerate. «Per un Paese abituato fino a pochi anni fa a
navigare sul versante sottovento della storia europea si tratta
di una sfida troppo grande», ha continuato la Welt,
«cui il sistema politico tedesco e la sua rete di think-tank
giungono impreparati. Per decenni la Germania si è cullata nella
comoda posizione di un Paese che non doveva avere alcuna
ambizione in politica estera». E invece di colpo le si chiede di
rendersi garante del processo europeo in una fase in cui, i
bisogni finanziari del continente eccedono la forza stessa del
Paese.

La richiesta d’aiuto e la paura di un egemonia

Secondo il quotidiano conservatore c’è una mancanza di
misura nella valutazione dei pregi e dei difetti tedeschi da
parte della stampa estera. Da un lato si chiede a Berlino di
mettere mano a risorse finanziarie sovrastimate per risolvere
d’un colpo la crisi europea, dall’altro si teme una
politica egemonica che mirerebbe a replicare con i moderni mezzi
dell’economia il piano di conquista continentale di Adolf
Hitler: «Ma come la Germania non è in grado di sostenere il
ruolo di buon Samaritano, così le mancano per fortuna i mezzi,
la volontà di potenza, la mentalità e il cinismo delle grandi
potenze per realizzare il ‘Quarto Reich’ tanto temuto da
alcuni pubblicisti».
CERCARE SOLUZIONI CULTURALI PER LA CRISI.
Berlino dovrà comunque abituarsi a questo tipo di pubblicistica
e magari cercare delle soluzioni innanzitutto culturali per
affrontare le nuove dinamiche europee: «Negli anni in cui gli
Stati Uniti di George W. Bush hanno vissuto la loro breve fase di
potenza unipolare, proprio i media tedeschi hanno lungamente
accusato Washington di cullare mire imperialiste, abbondando in
analisi non sempre veritiere su quel che stava accadendo in quel
Paese.
Ora tocca ai tedeschi sperimentare sulla propria pelle, assieme a
tanti commenti sensati, anche le assurdità che la stampa
straniera racconta quando cerca di analizzare i veri motivi dei
tedeschi e le intenzioni che muovono il governo di Angela Merkel.
È il prezzo che devono pagare tutti i Paesi che agli occhi dei
propri vicini divengono troppo potenti».
LA DISTIZIONE TROPPO NETA FRA FALCHI E COLOMBE.
Un ultimo aspetto citato dal commento del quotidiano tedesco ha
riguardato la tendenza a dividere il campo politico di Berlino
tra falchi e colombe (classificazione ornitologica piuttosto in
voga sui media italiani): «Accanto ai falchi dell’economia
come il presidente dell’istituto Ifo Hans-Werner Sinn o il
vice-cancelliere Philipp Rösler, critici nei confronti del
salvataggio della Grecia, sono comparse le colombe
socialdemocratiche, che la stampa estera ritiene disposte a
utilizzare i soldi dei contribuenti tedeschi per nuovi pacchetti
di salvataggio».
La naturalezza con cui i commentatori esteri hanno adottato tali
criteri semplificativi è indicativa della nuova misura con cui
viene analizzata la politica tedesca: «L’immagine dei falchi
e delle colombe veniva finora utilizzata per descrivere la scena
politica di Israele o degli Usa e in Europa sottointendeva una
sorta di azione distruttiva della pace mondiale. Ora anche la
Germania ha i suoi falchi e le sue colombe, capaci di recare
disgrazia in Europa e nel mondo. Benvenuti nel club».