Gianfranco Rotondi

L'aria di nuove elezioni politiche soffia sempre più forte

L’aria di nuove elezioni politiche soffia sempre più forte

14 Dicembre 2018 17.26
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Silvio Berlusconi annuncia un governo di centrodestra sostenuto dai «responsabili», che non sono i fantasmi di Antonio Razzi e Domenico Scilipoti Isgrò, ma i parlamentari pentastellati pronti a sostenere qualsiasi esecutivo pur di non tornare al voto. A presiedere questo governo sarà Matteo Salvini, secondo i patti della vigilia elettorale, e a bordo della nuova compagine ministeriale saliranno Forza Italia, Giorgia Meloni e, ovviamente, i responsabili in proporzione alla loro truppa parlamentare.

Berlusconi ha una qualità che tutti gli riconoscono: dice in pubblico e in privato le stesse cose, non conosce la malizia dei politici navigati pronti a enunciare dottrine in pubblico e suggerire prassi disadorne in privato. Questo progetto dunque Silvio lo ha illustrato nel luogo più pubblico che esista, la rituale presentazione natalizia dell’annuale libro di Bruno Vespa. Riuscirà il nostro eroe a ridare un governo normale all'Italia, licenziando i tragicomici ministri partoriti dalla dottrina dell’«uno vale uno?».

SALVINI NON VUOLE GOVERNARE

L’operazione è complicata anche per Berlusconi. Sui cinque stelle il Cavaliere ci prende: sono pronti, prontissimi a votare un altro governo. E non lo faranno solo per allungare la legislatura, né per sospendere la restituzione di metà stipendio; lo faranno anche, e forse soprattutto, perché si sono rotti le scatole. Sanno che per loro non ci sarà un terzo mandato, e dunque il secondo sarà quello della libertà. Da questi ragazzi, che non sono tutti dei manichini di Casaleggio, possiamo aspettarci anche lezioni di libertà e maturità politica. Temo però che l’insurrezione pentastellata non basterà. Sarà Salvini a far saltare il piano senza commuoversi neppure di fronte alla possibilità di incorniciare il suo faccione nella galleria dei presidenti del Consiglio.

Il capo della Lega non ci starà perché si rifiuterà di governare davvero, rischiando la faccia su un timone di un esecutivo vero e non su quella specie di vetrina da social che è il suo Viminale. Si sa che il ministro degli Interni si chiama Matteo ma di cognome fa Piantedosi, ed è il capo di gabinetto di Salvini; quest’ultimo si ritaglia volentieri il ruolo di portavoce e continua la sua interminabile campagna elettorale. Il vicepremier prepara elezioni, non governi. E se Giuseppe Conte viene giù per defezioni grilline, temo che l’ultimo suo pensiero sia di fare un governo coi dissidenti e ridare fiato al movimento nella forma di una opposizione capitanata da Alessandro Di Battista. Né Salvini ha paura di un governo del M5s con il Pd: su quella strada riceve assicurazioni dall’altro Matteo nazionale, quel Renzi che ha i numeri per bloccare qualsiasi inciucio tra i democratici e i pentastellati. Se dunque è vero che Conte sta per cadere, prepariamoci a nuove elezioni invernali.

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