M5s e Pd continuano a trattare sulla crisi di governo

Dopo rotture e ripartenze, i dem aprono al Conte bis. Che riceve pure l'endorsement di Trump. Ma le ambizioni di Di Maio su vicepresidenza e Difesa ostacolano il dialogo. Riprese le consultazioni al Quirinale. Vertice tra i capigruppo giallorossi per lavorare su un documento condiviso.

27 Agosto 2019 06.45
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Una trattativa in salita, col nodo dei nomi. Movimento 5 stelle e Partito democratico continuano a discutere nel tentativo di trovare un accordo per la formazione di un esecutivo giallorosso dopo la crisi di governo aperta da Matteo Salvini. Se sembra caduto il veto del Pd su Giuseppe Conte premier bis – che ha ricevuto addirittura l’endorsement del presidente americano Donald Trump e si è mantenuto in contatto per tutta la giornata col segretario dem Nicola Zingaretti per fare trovare una quadra -, il possibile punto di rottura pare sia dovuto alle ambizioni del capo politico grillino Luigi Di Maio. In ogni caso i pentastellati hanno deciso di far approvare la nascita dell’esecutivo sulla piattaforma Rousseau.

LE MIRE DI LUIGI SU VICEPRESIDENZA E DIFESA

Secondo i democratici il capo politico del M5s punta al ruolo di Salvini, quello di ministro dell’Interno. Ma fonti di Palazzo Chigi hanno smentito: «In presenza del presidente Conte non è mai stata avanzata la richiesta del Viminale per Luigi Di Maio, né dal Movimento 5 stelle né da Di Maio stesso». Basterà per appianare le divergenze? Al Pd comunque non piace che Di Maio continui a «rivendicare per sé il ruolo di vicepremier» perché «così si riproporrebbe lo stesso schema che ha portato al fallimento del precedente governo». Una soluzione considerata insomma «impossibile». Il leader grillino invocherebbe per sé un ministero come la Difesa. Nel corso della giornata si sono intanto svolte le prime, nuove, consultazioni al Quirinale, alla presenza di Sergio Mattarella. Mentre alle 18 ha preso il via un vertice tra i capigruppo M5s e Pd per iniziare a lavorare sulla redazione di un documento condiviso. Al termine entrambe le parti hanno ostentato un certo ottimismo. Il Pd ha parlato di «una riunione serena», nel corso della quale «abbiamo approfondito i punti per una base comune programmatica».«Abbiamo lavorato in buon clima, ci vedremo domani», ha detto il capogruppo del Movimento 5 stelle al Senato Stefano Patuanelli, «non abbiamo parlato di nomi».

Accogliamo positivamente le parole di apertura di alcuni autorevoli esponenti del Pd sul ruolo del presidente Giuseppe Conte. Sì a un dialogo sul programma e sui temi


Il M5s

In una nota il M5s ha salutato positivamente la ripartenza della trattativa: «Bene la chiarezza fatta dalla presidenza del Consiglio circa le false indiscrezioni trapelate nelle ultime ore. Al contempo, accogliamo positivamente le parole di apertura di alcuni autorevoli esponenti del Partito democratico sul ruolo del presidente Giuseppe Conte. Sì a un dialogo sul programma e sui temi. Il M5s vuole innanzitutto parlare di soluzioni per il Paese, in una fase che consideriamo delicatissima a seguito dell’apertura di una crisi che ci vede estranei a ogni responsabilità». Andrea Marcucci del Pd dal canto suo ha parlato di segnali positivi: «Passi in avanti? Direi di sì. Sono più ottimista». Con una precisazione però: «Conte è stato indicato dai cinque stelle. È una personalità autorevole, terza, ma indicata dal M5s».

VERTICE NOTTURNO DI QUATTRO ORE

Il tira e molla è iniziato dalla notte tra il 26 e il 27 agosto. Quando si è tenuto un vertice durato quattro ore a Palazzo Chigi tra le delegazioni del Pd e del M5s. Da una parte Nicola Zingaretti e Andrea Orlando, dall’altra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte. Al termine, fonti dem hanno spiegato: «Siamo al lavoro, c’è ancora molto da fare su contenuti e programmi. La strada è in salita, la pensiamo diversamente sulla manovra». Ma nella giornata del 27 agosto è emerso il pomo della discordia: sui ministeri non è stata ancora trovata la quadra.

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L’ULTIMATUM SU CONTE

Il M5s, nella notte, aveva replicato così: «È un momento delicato e chiediamo responsabilità, ma la pazienza ha un limite. L’Italia non può aspettare, servono certezze. Il Pd ha parlato solo di ministeri, non di programmi. Attendiamo la posizione ufficiale su Conte». Martedì alle ore 11 avrebbe dovuto esserci un nuovo incontro fra i rappresentanti dei due partiti. Ma alle 10 è arrivato lo stop dei pentastellati: «Rivedremo il Pd quando nei loro organi di partito avranno dato l’ok all’incarico a Conte. Nessun altro incontro fino a quando non avranno chiarito ufficialmente la loro posizione».

DI MAIO NEL MIRINO

Al Nazareno si è svolta quindi una riunione alla presenza di Zingaretti, Orlando e altri big. Alle 16 si è tenuta una «cabina di regia» sulla crisi di governo. A quell’ora è scaduto anche il contro-ultimatum che i vertici dem hanno dato ai pentastellati per riannodare i fili del dialogo. Che pare essere ripartito. Allo stesso tempo la Direzione nazionale che avrebbe dovuto tenersi alle 18 è stata rinviata al 28 agosto alle 10. Dai dem erano arrivate parole di fuoco contro il capo politico del M5s: «L’accordo di governo rischia di saltare per le ambizioni personali di Luigi Di Maio, che vuole fare il ministro dell’Interno e il vicepremier. Su questo non sente ragioni e va avanti a colpi di ultimatum». Immediata la risposta del M5s: «Di Maio non ha mai chiesto il Viminale per il M5s. Per noi prima vengono i temi». E anche Palazzo Chigi ha confermato.

DELRIO: «NESSUN VETO SU CONTE»

Il capogruppo Pd alla Camera, Graziano Delrio, aveva parlato di «dialogo interrotto bruscamente» dai pentastellati, dialogo che «speriamo di riprendere perché adesso di tempo da perdere non ce n’è più. Il Paese aspetta risposte serie, non ci interessa discutere di posti e poltrone». Poi la conferma che dai dem non ci sarebbero preclusioni a Conte: «Di quale veto stiamo parlando? Non c’è alcun veto». Intercettato nelle vicinanze della Camera ha risposto alla domanda se Conte debba trattare al posto di Di Maio: «Certamente i veti su di lui non ci sono, qualcuno prenda in mano la situazione». Per il capogruppo al Senato, Andrea Marcucci bisogna fermare gli egoismi: «Il tema non è l’uno o l’altro in un ministero. Il tema è cosa fare e farlo bene, in tempi rapidi».

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D’UVA PLAUDE ALL’APERTURA

«Che Conte non sia il punto è un grandissimo passo avanti, un’ottima notizia», ha commentato il capogruppo alla Camera dei Cinque Stelle, Francesco D’Uva, intercettato dai cronisti nelle vicinanze di Montecitorio. «Non mi risulta che la trattativa sia saltata. Si va avanti, una cosa per volta», ha poi aggiunto.

LA COMPOSIZIONE DELLA SQUADRA TIENE L’INTESA IN SOSPESO

Al premier incaricato spetta il compito di portare la lista dei ministri al capo dello Stato. Ed è proprio la composizione della squadra di governo a tenere in sospeso l’intesa giallorossa. Zingaretti e Orlando avrebbero ricevuto richieste giudicate troppo onerose: Di Maio vorrebbe per sé la conferma nel ruolo di vicepremier. Richieste simili di “continuità” avrebbero riguardato altri big pentastellati già coinvolti nell’esperienza gialloverde, compreso Alfonso Bonafede alla Giustizia. Il Pd, d’altra parte, vuole che il nuovo governo abbia un vicepremier unico e tra i candidati ci sarebbe lo stesso Orlando, mentre Zingaretti sarebbe intenzionato a restare fuori dall’esecutivo. I dem, inoltre, pretendono la casella dello Sviluppo economico (Paola De Micheli) e il ministero dell’Economia (Antonio Misiani o Pier Carlo Padoan), finora guidato dal “neutro” Giovanni Tria. Esteri e Infrastrutture rimagono punti interrogativi.

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DI BATTISTA CONTRO BENETTON E MALAGÒ

Nella caotica giornata politica si è infilato anche Alessandro Di Battista che ha rilanciato il suo pensiero con un post su Facebook: «Un grande potere contrattuale deve imporre grande coraggio sui temi. Io, da cittadino e da persona che negli anni ha dato anima e corpo al Movimento pretendo: revoca concessioni autostradali ai Benetton. Riforma dello sport togliendo potere clientelare nelle mani di Malagò; legge sul conflitto d’interesse. Io non ho sentito nessuno del Pd pronunciarsi su questo in questi giorni», ha attaccato.

NO AI BENETTON, NO A MALAGÒ, NO AI CONFLITTI DI INTERESSEInsisto. Un grande potere contrattuale deve imporre grande…

Posted by Alessandro Di Battista on Tuesday, August 27, 2019

Le parole di Di Battista non sono però andate giù al presidente della Commissione Cultura Luigi Gallo (vicino al presidente della Camera Roberto Fico), attaccando l’ex deputato grillini sui Twitter: «Chi esplicitamente sta perseguendo la strada del voto o del ritorno con la Lega contro la volontà del gruppo parlamentare e Di Beppe Grillo non può dettare condizioni a nessuno. Un’altra occasione persa per stare in silenzio #Conte2».

PARAGONE: «NON VOTERÒ LA FIDUCIA»

Il senatore del M5s Gianluigi Paragone, intanto, ha annunciato che «per coerenza» non voterà la fiducia a un eventuale governo M5s-Pd: «Mi dispiace ma non potranno avere il mio voto, perché questa sinistra è la peggiore possibile». E a chi gli chiedeva se votando no lascerà il M5s per fare un proprio partito, Paragone ha risposto: «Non resterò in parlamento per tutta la legislatura, prenderò le mie decisioni. Tornerò a lavorare».

SI VA AL VOTO SU ROUSSEAU

Durante l’assemblea congiunta M5s è comparso anche il tema del voto su Rousseau. «Solo se il voto sarà positivo la proposta di progetto di governo sarà supportata dal MoVimento 5 Stelle», ha poi annunciato il capo politico Luigi Di Maio sul blog delle Stelle. «Gli iscritti al MoVimento 5 Stelle hanno e avranno sempre l’ultima parola», ha aggiunto.

NUOVO FACCIA A FACCIA IL 28 AGOSTO

Intanto torneranno a incontrarsi la mattina del 28 agosto alle 8.30, al tavolo per definire il programma di governo, le delegazioni guidate dai capigruppo del M5s Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva e del Pd Graziano Delrio e Andrea Marcucci.

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Commenti: 1

  1. Nasce male questo governo: una mescolanza senza principi fondanti in comune e che non riesce a trovare un accordo nemmeno in partenza. Figuriamoci su un lungo percorso come quello di legislatura… Tutto questo perché è un governo contro e non “per”.
    L’unico “per” è il mantenimento del potere e della pecunia… Poveri noi!

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