L’Italia affonda e i politici si danno all’avanspettacolo

Peppino Caldarola
08/05/2020

Salvini sogna un fantagoverno con Draghi. Di Matteo e Bonafede litigano poi si riappacificano come Hunziker e Botteri. Bellanova propone la regolarizzazione dei lavoratori immigrati ma non sente i produttori. Buttandola in caciara il Paese però va a rotoli.

L’Italia affonda e i politici si danno all’avanspettacolo

La destra la vuole buttare in caciara. Spera in un rimescolamento di carte che porti alla crisi del governo Conte con due ipotesi di soluzione: a) un governo Draghi di cui Matteo Salvini sia socio maggioritario; b) nuove elezioni con un governo Salvini-Meloni.

Nessuna delle due ipotesi si realizzerà. Sergio Mattarella ha detto con chiarezza che fra i tempi lunghi di una crisi di governo e i tempi lunghi di un voto anticipato è più democratico scegliere questa ultima soluzione. Inoltre Salvini, quando è sobrio, dovrebbe essere realista: come gli viene in mente che un uomo dello spessore di Mario Draghi accetti di avere lui, incompetente su tutto, come sodale?

Infine il voto: sicuri che vincerà il centrodestra con Salvini e il disastro lombardo? Dubito fortemente. Questa agitazione costante della destra sta portando vantaggi a Giorgia Meloni, che urla molto ma va più nel merito mentre paradossalmente i 5 stelle si riprendono i voti grillini andati ai leghisti.

GLI APPIGLI DI LEGA E ITALIA VIVA PER FARE CADERE CONTE

Fa oggi uno sforzo generoso Pietro Senaldi, direttore per conto di Vittorio Feltri di Libero, nel tentare di argomentare la forza politica ancora intatta di Salvini. La realtà è che Salvini è un sopravvissuto di una stagione politica che la crisi economica spazzerà via. Anche se avremo moti di piazza, saranno anche contro di lui. Servono a destra e a sinistra uomini o donne che sanno, che sanno fare, che non siano mutevoli, che siano presenti a loro stessi. La Lega ne ha almeno un paio e quando capirà che cambiare leader non è traumatico, darà il benservito al ragazzo che voleva fare il fenomeno. C’è tale insipienza nella Lega, e in parte anche in Italia viva, che la crisi del governo Conte viene cercata su due questioni che limpidamente mostrano un altro aspetto dell’Italia che non ci piace.

I MAGISTRATI FACCIANO SOLO I MAGISTRATI

Prendiamo il caso Bonafede-Di Matteo. Io non so quanto valga questo Di Matteo, so che si lamenta sempre, che a furia di lamentarsi fa una gran carriera, so/sappiamo che per non avere ricevuto in posto che desiderava (la direzione delle carceri) ha sputtanato il suo ministro in tivù. Uno così lo si protegge dalle eventuali minacce della mafia ma lo si caccia dalla magistratura. Ha violato regole, leggi, comportamenti. È il tipico rappresentante di quell’antimafia nociva su cui si sofferma spesso il professor Giovanni Fiandaca, fior di giurista. Bonafede, per frilletto che sia, va difeso perché è il limite istituzionale alla prepotenza dei magistrati. Ci vorrebbe un patto fra tutte le forze politiche di non nominare più magistrati fuori da incarichi nel loro recinto. Troppi danni, troppe malefatte, troppi silenzi. Tuttora si parla della Diaz di Genova ma è stato messo a tacere tutto su Bolzaneto. A dirigere le carceri ci vuole un uomo giusto e severo non un angelo vendicatore. I mafiosi vanno trattati da carcerati che hanno diritti non da persone da accompagnare alla morte. Noi non abbiamo la pena di morte. Le forze dello Stato li prendono e li chiudono, con la dovuta capacità di controllo, in celle ma da lì scatta l’umanità. Non devono uscire fino a fine pena, ma non devono essere buttati in un fosso nero. Il Fatto ora ci annuncia che Bonafede e Di Matteo si sono riappacificati come Michelle Hunziker e Giovanna Botteri. No, non va così.

BELLANOVA HA RAGIONE, MA BASTA SHOW

Seconda questione, quella degli immigrati nei campi. Ha ragione Teresa Bellanova (talvolta capita) ma invece di fare annunci con accompagno di minacce di crisi, perché non ha chiamato le organizzazioni agricole, i maggiori produttori, soprattutto veneti per chiedere loro un aiuto per affermare la necessità che i campi siano lavorati e che chi li lavora abbia diritti? Si è scelto lo spettacolo. E ridendo e scherzando l’Italia va a rotoli.