Il salvinismo è finito, Salvini forse non ancora

Dopo la crisi di governo il leader della Lega è un uomo disperato che può ancora fare danni al Paese, ma il fenomeno che è andato sotto il suo nome è morto.

20 Agosto 2019 09.38
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Oggi finisce il salvinismo. Forse non finisce la carriera di Matteo Salvini, uomo disperato che può ancora fare danni al Paese, ma il fenomeno che è andato sotto il suo nome è morto.

Del salvinismo ha colpito il carattere spietato della politica, l’ansia frenetica di scatenare odi, la disinvoltura di un anti-italiano diventato sovranista e di un separatista nordista passato a dirsi paladino del Sud, la capacità di parlare alla folla con linguaggio plebeo. Un unicum nella storia della destra.

QUEGLI INTELLETTUALI DI DESTRA CHE SI SONO GETTATI IN BRACCIO A SALVINI

Siamo stati spettatori di una straordinaria storia di trasformismo. Il tratto più rilevante sta nella cortigianeria che ha accompagnato la crescita del salvinismo. Non solo gente con una storia di destra che ha in pochi mesi accettato la leadership di un personaggio estraneo alla destra conservatrice, ma soprattutto come si siano accodati alla celebrazione del nuovo leader settori che era stati a sinistra.

L’accusa verso la sinistra di essere stata lontana dal popolo ha fatto diventare popolo le folle urlanti e cattive che Salvini via via radunava

La giustificazione è stata l’avversione verso la sinistra e tutta la sua storia. L’accusa verso la sinistra di essere stata lontana dal popolo ha fatto diventare popolo le folle urlanti e cattive che Salvini via via radunava. Soprattutto ha colpito di questi intellettuali, attori, editorialisti, gente della televisione, il cinismo con cui hanno ritenuto irrilevanti le cose moralmente ributtanti che diceva Salvini per esaltarne invece la contrapposizione alla sinistra.

IL LEADER DELLA LEGA È UN ROTTAME DELLA VECCHIA POLITICA

Questo fenomeno c’era già stato con il Movimento 5 stelle. I grillini tuttavia apparivano forza nuova e quindi l’appoggio che hanno ricevutori da vecchi personaggi di sinistra è stato presentato come un voltare pagina. Salvini è invece un rottame della vecchia politica. Tutti sapevano che, senza aver avuto alcun merito nella costruzione della Lega, ne aveva rappresentato l’anima peggiore. Perché parlo di trasformismo? Perché nella storia d’Italia abbiamo sempre incontrato intellettuali andati in soccorso al vincitore esaltando le sue virtù senza alcuna riserva morale.

Silvio Berlusconi e Matteo Salvini (foto Stefano Cavicchi/LaPresse).

La sinistra, che è abitata da tanti trasformisti, dovrebbe riflettere sul fatto che molto trasformismo pro-grillino e soprattutto pro-Salvini è nato da una avversione storica alla sinistra medesima. Un’avversione che non sempre nasce da delusione politica, da irritazione verso gruppi dirigenti immobili, spesso siamo stati posti di fronte a veri e propri fenomeni di corsa alla compiacenza in vista di futuri premi. Ancora una volta la Rai ha fatto scuola.

IL PAESE DEVE RICOSTRUIRE UNA CLASSE DIRIGENTE

In Italia il vincitore annunciato è simpatico a molti. Tutti lo ammirano, trovano geniali le sue intuizioni e veniali i suoi peccati. Con la stessa velocità questi personaggi, che non sono solo persone singole ma una vera mandria, sempre in nome dell’anticonformismo possono tornare sui propri passi e cercare nuovi idoli. La sinistra ha sempre suscitato odi. Quello che Matteo Renzi ha sottovalutato è che anche uno che si è presentato come un rottamatore della sinistra non sarebbe sfuggito alla medesima catena di odio.

La morte del salvinismo preparerà altri fenomeni analogamente di basso livello fino a che la politica non capirà che per dare a se stessa una prospettiva deve battersi per diritti anche quando appaiono impopolari

Il dato rilevante di un Paese che deve ricostruire la sua classe dirigente attorno a idee forti e valori è che è circondata da una pletora di intellettuali tuttofare, irosi, autocentrati, che credono di poter battezzare o scomunicare quelli che a loro non piacciono. Per decenni si è pensato che questi intellettuali fossero naturaliter di sinistra. Oggi sono editorialisti di Repubblica o del Corriere della Sera, giornalisti di destra che fanno i buffoni in tivù. Il declino dell’Italia è ben rappresentato da costoro.

Giuseppe Conte (foto Ettore Ferrari/Ansa).

E tutto questo accade mentre nelle retrovie, ad esempio nelle università, centinaia di giovani intellettuali vivono con poco pur essendo una grande ricchezza per il Paese. La morte del salvinismo preparerà altri fenomeni analogamente di basso livello fino a che la politica non capirà che per dare a se stessa una prospettiva deve fare cose, deve conquistare la fiducia dei cittadini, deve battersi per diritti anche quando appaiono impopolari. Oggi forse si aprirà una pagina nuova. Senza retorica accontentiamoci se si riesce a mettere in condizioni di non nuocere uno che voleva la guerra civile.

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