Francesca Buonfiglioli

Crisi Italia: siamo tornati a essere la nuova Grecia

Crisi Italia: siamo tornati a essere la nuova Grecia

23 Agosto 2016 12.00
Like me!

Basterà l’omaggio ad Altiero Spinelli a salvare l’Europa del
dopo Brexit
?
Nell’incertezza, meglio giocare tutte le carte
disponibili.
A partire dalla forza evocativa del luogo scelto per il summit
tra Matteo Renzi, Angela Merkel e François Hollande:
Ventotene.
O meglio: le acque di Ventotene, visto che i tre leader si sono
fisicamente confrontati a bordo della portaerei Garibaldi.
TRA CRISI E INCERTEZZA. In gioco però non
c’è solo il destino dell’Unione.
Ad avere tutto da guadagnare da un’eventuale e rinnovata
spinta europeista è proprio l’Italia, come sottolinea senza
troppi giri di parole pure il New York Times.
Visto che il nostro Paese deve affrontare «un Pil piatto, la
crisi dei migranti e l’incertezza politica dovuta al
referendum costituzionale».
Instabilità che Renzi ha cercato di attutire promettendo il voto
nel 2018 e bye bye dimissioni in caso di vittoria del
”No”.

Se la nostra crescita è una «mission impossible»

Ma a leggere la stampa internazionale, soprattutto economica,
pare che i simboli e gli annunci non saranno sufficienti a
salvare l’Italia dalla crisi.
Almeno secondo l’agenzia di stampa Bloomberg che il
22 agosto 2016 è arrivata dritta dritto al punto.
Raggiungere nella seconda metà del 2016 una crescita
dell’1,2% per Renzi è una «missione impossibile».
Gli economisti raffreddano, e non da oggi, gli entusiasmi
ricordando che l’Italia è stretta tra debito pubblico e
stagnazione.
BANCHE VULNERABILI. Senza dimenticare la «Bank
saga» come la definisce il Financial Times.
Al momento, spiega il quotidiano della City, è stato evitato il
peggio grazie ai «cerotti» applicati agli istituti di credito
italiani.
Ma il rischio è ancora presente e potrebbe causare un terremoto
politico, oltre che finanziario.
Il problema non è solo italiano, sia chiaro, ma di tutta
l’Eurozona.
Certo è che le previsioni del Fondo monetario internazionale
(Fmi) sul nostro Paese non sono proprio incoraggianti: non
torneremo ai livelli pre crisi prima del 2025.
 

Secondo il Wsj «stiamo provocando crescenti mal di
pancia all’Ue»

Il Wall Street Journal ci dipinge un po’ come la
nuova Grecia.
«L’Italia sta provocando crescenti mal di pancia
nell’Unione europea», ha titolato il quotidiano.
I motivi sono sempre gli stessi: debolezza del sistema bancario,
debito pubblico monstre e crescita zero nonostante
Palazzo Chigi avesse previsto un aumento dello 0,2%.
MEDIE EUROPEE BEN LONTANE. Briciole che però
sarebbero state apprezzate di fronte alla calma piatta del
secondo quadrimestre.
Per non parlare della disoccupazione che nonostante qualche
risultato resta comunque ferma all’11,6% contro il 10,1%
della media Ue (36,5% invece è quella giovanile, conro una media
del 20,8%).
L’unica ancora di salvezza resta per il giornale la vittoria
del premier al referendum di autunno in modo da garantire la
stabilità necessaria alla crescita.
«VOTO PIÙ IMPORTANTE DELLA BREXIT». La posta
in gioco, sempre secondo il Wsj, è alta e non solo per
il futuro politico di Renzi, ma per l’intera Europa visto che
la consultazione popolare nostrana è considerata «più
importante del voto sulla Brexit».
«I mercati sono concentrati sulla posta in gioco politica del
referendum, ma il vero costo per l’Italia sarebbe che
l’economia resterebbe inchiodata nella sua stagnazione di lungo
termine, rendendo più difficile la soluzione di tanti problemi:
dal debito pubblico alle sofferenze bancarie», scrive il
quotidiano.
RISCHIO SPECULAZIONE. Ne sono ben consapevoli
anche gli analisti di Viale dell’Astronomia secondo i quali,
come spiegato da Lettera43.it, il
”No” bloccherebbe il processo di riforma e
toglierebbe ogni boccata d’ossigeno alla ripres(in)a in
atto.
In altre parole, potremmo diventare facile preda delle locuste
della Finanza.

Per El Paìs siamo «la nuova malata d’Europa»

La febbre estiva italiana preoccupa anche la Spagna e la
Francia.
Il 12 agosto El Paìs aveva definito l’Italia «la
nuova malata d’Europa». Il mix tra crisi bancaria e crisi
politica sarebbe quindi una «minaccia il flebile recupero
europeo».
Le Monde negli stessi giorni si è chiesto perché Renzi
non riesca a innescare la ripresa.
La sua «magia» ha perso efficacia?
MIRACOLI GIÀ SVANITI? «La sua legge sul
mercato del lavoro, il Jobs act», ha sottolineato il quotidiano
francese, «doveva fare miracoli. Le sue riforme del sistema
bancario, del Senato e del sistema elettorale, avrebbero dovuto
sbloccare il Paese. L’economia infine doveva ritrovare il suo
dinamismo smentendo le Cassandre che prevedevano per lui un lungo
e doloroso declino».
E invece? Due anni e mezzo dopo sembra che il lavoro «sia più
duro di quello che l’ex sindaco di Firenze immaginasse».
Una traiettoria, quella italica, opposta per esempio a quella
spagnola che è in positivo.
RESTA LA CARTA BRUXELLES. Non è tutto perduto
però. L’exit strategy per Renzi passa da
Bruxelles.
Il premier, stando a sentire il Ft, deve rinegoziare un
maggiore margine di manovra e lanciare un’offensiva per dare
stimolo alla crescita.
Non solo. Come ha suggerito la banca d’affari Morgan Stanley
Renzi dovrebbe rimediare all’errore di aver personalizzato il
referendum, ribattezzato «Renzirendum», collegando l’esito
non alla sua permanenza in politica ma al futuro stesso del
Paese.
Meglio quindi ricordare ai partner del Vecchio Continente che la
barca su cui si viaggia è la stessa.
Ed è partita proprio da Ventotene.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *