La mappa delle crisi aziendali in Italia

Carlo Terzano

La mappa delle crisi aziendali in Italia

Whirlpool, Mercatone Uno, Blutec, ex Ilva. Sono solo alcune delle vertenze finite sulla scrivania di Luigi Di Maio. Chiamato a difendere quasi 300 mila lavoratori in tutta Italia. Il punto.

09 Giugno 2019 18.00
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Whirlpool, Unilever, Arcelor Mittal. Si moltiplicano le crisi aziendali in Italia. Tutti dossier che affollano la scrivania del ministro al Lavoro e allo Sviluppo economico Luigi Di Maio. Il vicepremier M5s solo una manciata di giorni fa si era scagliato proprio contro Whirlpool: «Non si prende per il culo lo Stato, avete ricevuto 27 milioni di fondi pubblici», aveva sbottato all’annuncio della chiusura da parte della multinazionale dello stabilimento di Napoli. Ecco, da Nord a Sud, la mappa di un Paese sempre più in crisi.

IL CICLONE WHIRLPOOL

Uno dei dossier più scomodi per Di Maio è quello di Whirpool. L’azienda, dopo aver firmato a ottobre al Mise un Piano industriale da 17 milioni, ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Napoli, con 430 addetti – che salgono a circa 1.400 con l’indotto – a rischio. Una potenziale partita persa “in casa” per il ministro campano, arrivata per di più all’indomani della batosta elettorale che ha messo in dubbio, anche tra i pentastellati, la sua capacità di riuscire a gestire più ruoli delicati (quattro: capo politico di M5s, vicepremier e due dicasteri).

Una veduta dello stabilimento Ilva di Taranto.

EX ILVA: 1.400 IN CASSA INTEGRAZIONE

L’altro colpo basso assestato a Di Maio arriva dall’Ilva, oggi Arcelor Mittal. La nuova proprietà indiana non solo inquina di più di quanto non accadesse ai tempi del commissariamento, ma ha appena annunciato la cassa integrazione per 1.400 persone, in barba agli accordi sottoscritti con Di Maio lo scorso 6 settembre. Accordi che fecero dire al ministro: «Questo è il miglior risultato che si potesse ottenere nelle peggiori condizioni possibili. Sul piano occupazionale si partiva da 10 mila assunzioni e centinaia di esuberi, si è arrivati a 10.700 con zero esuberi: tutti i dipendenti riceveranno una proposta di lavoro».

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KNORR VERSO IL PORTOGALLO

Il dado da brodo Knorr dopo 54 anni sarà prodotto in Portogallo. Il motivo? La manodopera costa meno. Una decisione presa dalla multinazionale olandese-britannica Unilever che dal 2000 detiene il marchio italiano e che ha come immediata conseguenza il licenziamento di 76 dei 161 addetti impiegati nello stabilimento di Sanguinetto, in provincia di Verona, prossimo alla chiusura.

Lavoratori di Mercatone Uno in presidio davanti al ministero dello Sviluppo economico.

LA CHIUSURA IMPROVVISA DI MERCATONE UNO

Crisi anche alla Mercatone Uno. La Shernon Holding, società che gestiva i punti vendita, è stata dichiarata fallita. Molti negozi sono stati chiusi dal giorno alla notte e i dipendenti ne sono venuti a conoscenza da Facebook. 1.860 i lavoratori a rischio. Considerando l’indotto, la crisi di Mercatone Uno si ripercuoterà su circa 10 mila occupati, tra mobilifici e addetti ai traslochi. Il 6 giugno Di Maio via social ha annunciato per i dipendenti lo sblocco della cassa integrazione non appena il Tribunale autorizzerà la procedura di amministrazione straordinaria.

La storia di Mercatone Uno è scandalosa. 1800 lavoratori lasciati in strada da un giorno all’altro: sono andati al…

Publiée par Luigi Di Maio sur Jeudi 6 juin 2019

AUCHAN RETAIL: 18 MILA A RISCHIO

Il prossimo 20 giugno Di Maio siederà al tavolo della crisi di Auchan Retail Italia (che controlla anche Sma e Simply). Il Gruppo, acquisito da Conad a seguito della decisione del colosso francese di cedere i suoi 1.600 punti vendita per ritirarsi dall’Italia, rischia di lasciare a casa 18 mila dipendenti.

MACCAFERRI IN DIFFICOLTÀ

Il Gruppo Maccaferri ha annunciato la necessità di procedere con una pesante ristrutturazione industriale per ciò che riguarda la divisione che opera nel comparto energetico. Delle 32 società che ne fanno parte, quattro (S.E.C.I. spa come holding, Seci Energia, Enerray ed Exergy) hanno presentato e ottenuto la richiesta di concordato in continuità aziendale. Ora hanno 120 giorni di tempo (cui si aggiungono i 30 della pausa estiva dei tribunali) per presentare il piano di rientro.

CASSA INTEGRAZIONE A PIAGGIO AEROSPACE

Ancora problemi per Piaggio Aerospace, precipitata in profonda crisi dal 2009 al 2013 e recentemente rimasta inutilmente appesa a una commessa da 776 milioni di euro dello Stato avanzata in un primo tempo dal governo Gentiloni e non più confermata dall’esecutivo di Giuseppe Conte, nonostante le promesse del ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. La metà dei 1.000 addetti altamente specializzati è così finita in cassa integrazione.

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CARIGE, NULLA DI NUOVO

Non si risolve nemmeno la vicenda Carige, soprattutto dopo che è sfumata l’ipotesi di acquisizione da parte del fondo Blackrock. A rischio ci sono non meno di 2.000 lavoratori (1.800 sono stati già lasciati a casa dal 2012 a oggi). Per salvare la situazione potrebbe essere necessario imbastire un piano persino più generoso di quello del 2016 del governo Gentiloni per salvare Monte dei Paschi di Siena. Del resto, il decreto “salva-Carige” varato in soli 10 minuti nel Consiglio dei ministri notturno dello scorso 7 gennaio è stato ormai superato dall’attualità.

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Pare perciò inevitabile la proroga delle garanzie che il governo si era impegnato a fornire fino al 30 giugno sull’emissione dei nuovi bond: 3 miliardi messi da parte in caso di inadempienza dell’Istituto di credito in affanno di credibilità. E se non si affacceranno nuovi acquirenti, bisognerà procedere alla nazionalizzazione. Con buona pace di chi, fino a ieri, gridava per lo sperpero di soldi pubblici per salvare le banche.

PERNIGOTTI AMARA

Lo scorso autunno Di Maio, degustando cioccolatini a favore di telecamera, prometteva: «Pernigotti non chiuderà». E lanciava l’aut aut alla nuova proprietà turca: «O tengono aperto o racconterò al mondo che producono per conto di terzi». Il 5 gennaio il ministro annunciava: «Pronta la legge Pernigotti». Pernigotti alla fine ha chiuso lasciando per strada buona parte dei 250 dipendenti di Novi Ligure. Proprio in queste ore il sindacato Uila Uil reclama Di Maio al tavolo della crisi, tavolo però rinviato a data da destinarsi.

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Una protesta dei lavoratori dell’ex Alcoa di Portovesme.

LO STALLO DELL’EX ALCOA

E poi ci sono situazioni incancrenite, come la Antonio Merloni, dal 2008 in amministrazione straordinaria e con 750 addetti in cassa integrazione dal 2012. Ma la crisi è in realtà molto più estesa e ha interessato tutte le aziende del Gruppo, coinvolgendo circa 3 mila dipendenti e 73 comuni delle Regioni Marche e Umbria. O la ex-Alcoa, congelata dal 2012 nonostante le proteste, spesso estreme, dei 650 lavoratori dello stabilimento di Portovesme. Da gennaio non hanno più nemmeno gli ammortizzatori sociali extra. Si aspetta il piano del nuovo acquirente, la Sider Alloys che aspetta tariffe energetiche agevolate. Sempre in Sardegna è ancora stallo sulla vertenza dei pastori su cui si era speso abbondantemente durante la campagna elettorale per le Regionali il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

E DELLA BLUTEC

A Termini Imerese non va meglio per la Blutech: 570 operai in cassa integrazione e 130 rientrati ma senza grandi prospettive visto che quasi tutti i progetti sono rimasti lettera morta.

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio.

QUASI 300 MILA POSTI A RISCHIO PER 160 CRISI

In totale, i lavoratori sulla graticola sono tra i 250 e i 300 mila per circa 160 crisi. Secondo i dati dell’Osservatorio mensile dell’Inps, nel mese di aprile le ore di cassa integrazione autorizzate sono salite a quota 25,4 milioni, registrando un +16% sul mese precedente e un +30% su base annua. Ma il dato più spaventoso è il +78% (17,9 milioni di ore contro i circa 10 milioni di marzo) registrato dalla cassa integrazione straordinaria, da sempre termometro per valutare lo stato occupazionale del Paese. Secondo il centro studi Lavoro&Welfare, presieduto dall’ex ministro del Lavoro Pd Cesare Damiano, in quattro mesi i lavoratori «parzialmente tutelati dalla Cig hanno perso complessivamente oltre 377 milioni di euro di reddito». Numeri impressionanti che, oltre a dettare l’agenda del ministro Di Maio, difficilmente gli permetteranno anche solo di prendersi le ferie per la consueta chiusura estiva dei dicasteri. In caso contrario, potrebbero essere i lavoratori quelli che si sentono presi «per il c…o».

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