La quarantena secondo Cristina Donadio: «Impariamo a vivere nel presente»

Luca Burini
17/04/2020

Per l'attrice che dà il volto a Scianel di Gomorra ai tempi del coronavirus non possiamo che pensare all'oggi senza mai dimenticare il passato. E prenderci cura di noi stessi affrontando «quegli errori che continuano a far rumore nel nostro cervello». L'intervista dalla sua casa di Posillipo.

La quarantena secondo Cristina Donadio: «Impariamo a vivere nel presente»

La chiamo con un po’ di ritardo rispetto all’orario che avevamo stabilito. Conosco Cristina Donadio soprattutto attraverso Scianel di Gomorra e ho il timore di beccarmi un cazziatone. Dall’altra parte del telefono invece trovo una persona molto rilassata e accogliente: «Ma si figuri, non c’è problema». A quel punto posso rilassarmi pure io e le chiedo dove sta trascorrendo la sua quarantena per coronavirus. Si trova nella sua casa Posillipo, di fronte al mare, con il suo compagno: «Vedesse come è trasparente l’acqua! Il pianeta sta tornando a respirare. Pensi agli animali tornati nella laguna di Venezia. Un momento di grande bellezza che avevamo perso per colpa nostra. Sarebbe meraviglioso ripartire da qui e mantenere questa bellezza dopo aver sconfitto la malattia».

NON INDOSSA PIÙ L’OROLOGIO

Prima che scoppiasse il putiferio era impegnata con le prove dello spettacolo La chunga diretto da Pappi Corsicato: «Il debutto era previsto al Teatro Stabile di Napoli il 25 marzo, ma abbiamo dovuto interrompere dopo 12 giorni di prove. Speriamo di poterlo riproporre durante la prossima stagione». Mentre mi documentavo su Cristina ho scoperto che lei ha sempre amato rimanere a casa. Lo spiegava in un video che ha pubblicato sulle sue pagine social per invitare i suoi fan a rispettare le indicazioni del governo. Indicazioni che inizialmente ha vissuto quasi come un regalo: «Ho provato una sorta di senso di sollievo. In questi ultimi anni, per fortuna, non mi sono mai fermata un attimo. Ma rimango una persona pigra e lo stare a casa senza orari mi dà una grande felicità». Tanto che ormai non indossa più nemmeno l’orologio. Certo non si aspettava che tutto questo sarebbe durato così tanto: «Pensavo si trattasse di una o due settimane», mi dice.

IL DONO DI POTER FARE LE COSE CON CALMA

Della sua vita pre reclusione si porta dietro il tempo trascorso tra musica, letture, film e, perché no, fornelli: «Cucinare mi diverte. In questo periodo gli orari sono un po’ saltati. Finisce che facciamo un pasto vero al giorno e tanti piccoli spuntini». Sperimenta nuove ricette, ma anche quelle più classiche con la differenza che ora fa tutto con calma: «Fosse anche un omelette». Un po’ come con le piante della sua terrazza: «Prima lo facevo in modo quasi automatico», continua.

Posted by Cristina Donadio on Thursday, March 12, 2020

DOMANDA. Andavamo troppo di fretta?
RISPOSTA. Sì anche nei nostri stessi confronti. Adesso abbiamo tutto il tempo per prenderci cura di noi stessi. Possiamo resettare il cervello che tende ad accumulare cose che non riordiniamo mai. Possiamo eliminare o affrontare errori che continuano a far rumore nel nostro cervello, spostare i pensieri negativi e soprattutto riscoprire le nostre priorità.

Un lavoro di esercizio mentale che forse verrebbe meglio se non fossimo inseriti in questo contesto di emergenza. Lei non è spaventata?
Certo che lo sono. Se non lo fossi sarei un robot. Come si può non provare ansia vedendo tutte queste persone che muoiono come mosche?

L’informazione peggiora questo stato d’ansia?
Mia sorella fa la giornalista per il Tg3 regionale e sono arrivata a credere non sia facile fare informazione in una situazione del genere. Ci sono tante notizie che si sovrappongono e magari vanno in contrasto l’una con l’altra. Episodi che vanno raccontati ed altri che forse sarebbe meglio evitare. È talmente tutto nuovo che diventa difficile dire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Non ci può essere giudizio in questo momento. Forse non ci dovrebbe essere mai.

Questo discorso vale anche per la politica?
Sì. Penso però che le misure che l’Italia ha deciso di prendere siano giuste. Poi ogni Regione le ha rivisitate a modo suo. In Campania Vincenzo De Luca ha scelto una linea dura che forse all’inizio la gente ha vissuto come un’esagerazione, ma pare stiano dando i suoi frutti.

Il vostro governatore intanto è diventato un’icona dei social, ha visto?
Credo che il suo modo di dire le cose entrerà tra i ricordi divertenti di questo periodo di emergenza sanitaria per l’Italia.

Cristina donadio quarantena
Cristina Donadio (Riccardo Piccirillo).

Anche il patriottismo dei balconi?
Può darsi. Anche se tutto questo cantare l’inno italiano mi ha messo un po’ a disagio, mi commuove di più vedere l’amore per il nostro Paese che arriva da tante parti del mondo. I balconi che cantano, invece, mi sono sembrati più una reazione di pancia che un qualcosa di veramente sentito. Spero che succeda anche una volta che non ci sarà più il problema del coronavirus.

Succede già molto meno anche ora.
Dai balconi adesso si affacciano per puntare il dito contro chi esce.

Insomma non siamo diventati e non diventeremo tutti più buoni.
Io credo che questa situazione porti e porterà a galla l’indole di ognuno di noi: se uno è generoso potrebbe diventarlo ancora più. Chi è chiuso potrebbe chiudersi ulteriormente.

Molti gesti di solidarietà sono forzati?
Qualcuno lo fa solo perché si sente in dovere di farlo.

Donazioni comprese.
Posso dire una cosa a riguardo? La beneficenza è fondamentale, ma dovrebbe essere un di più. Non ci si dovrebbe basare su quella per far partire le cose o per finanziare qualcosa che già dovrebbe esserci, come una sanità statale funzionante o la produzione di mascherine. Se adesso stiamo riconvertendo le fabbriche alla produzione di questi strumenti di protezione, forse il know how ce l’avevamo già.

Il coronavirus ci rende tutti diversamente uguali o egualmente diversi

Che poi qualcuno fa, sì, donazioni, ma intanto, per paura del contagio, abbandona gli animali. Lei ha firmato un appello che condanna questa stupidità collettiva.
Sì perché questo fenomeno, non solo mi ha messo una tristezza infinita, ma mi fa proprio orrore. I cani e i gatti sono portatori sani di amore. Ci vuole ignoranza o un animo mostruoso per pensare di abbandonarli anche perché da quello che ci dicono i virologi siamo noi a infettare loro e non viceversa.

Sono gli effetti collaterali di una paura che forse ci rimarrà addosso anche quando la malattia sarà sconfitta?
Lo penso anche io. Ci porteremo dietro una sorta di fragilità interiore che è normale in una situazione come questa: nel 2020 dovrebbe essere tutto già scoperto, già studiato eppure c’è questo virus.

Questa fragilità ci rende tutti uguali?
Diversamente uguali o egualmente diversi. Ci pensa che, mentre noi stiamo parlando, dall’altra parte del mondo sta avvenendo la stessa chiacchierata? Ogni volta che ci guardiamo intorno ci accorgiamo che il cerchio si sta allargando, che è ormai un qualcosa di globale che interessa quasi tutta l’umanità. Il coronavirus è arrivato anche alle isole Grenadine dove vive mio figlio. Sono 12 case. È un qualcosa di talmente grande e inaspettato che è spaventoso e cambierà il mondo e i suoi confini.

Come?
Nelle fasi di riassestamento tenderemo a chiuderci nel piccolo che sia il quartiere, il paese o la città e a tendere all’autosufficienza. Anche nel cinema si tornerà a raccontare storie di perdenti, di persone che devono ricostruire. Come nel dopoguerra. Perché questa è una guerra da cui tutto uscirà ridimensionato. E credo ci farà bene.

Che cosa dovremmo cambiare?
Il rapporto verso il senso della vita. Che, non solo è una, ma va affrontata giorno per giorno nel presente. Il futuro non c’è, è difficile pensare anche al dopo domani. Bisogna vivere l’oggi, aiutati da ieri. Il passato rassicura, ci fa sentire accolti, protetti. Pensi all’effetto che fa rivedere le foto di famiglia.

Cristina donadio quarantena
Per Cristina Donadio la quarantena per coronavirus è l’occasione per imparare a vivere il presente (Riccardo Piccirillo).

Cosa le manca del suo passato pre quarantena?
L’idea di poter uscire, prendere il motorino e andare a comprare qualcosa di inutile. Decidere liberamente della mia giornata. Vedersi con le amiche e fare aperitivo. Quando mi chiedono quale sarà la prima cosa che farò quando tutto sarà finito rispondo sempre: «E poi ci troveremo come le star a bere del whisky al Roxy Bar». Infine, chiaramente, ho nostalgia per il palcoscenico ed il set.

Per quelli probabilmente ci vorrà un po’ di tempo.
Sì. Prima dovrà passare la paura, di cui parlavamo prima, per la propria incolumità e per quella degli altri. Il primo passo sarà tornare alle cose indispensabile e necessarie. Per me il teatro lo è, però bisogna pensare con un sentire comune.

Probabilmente gli spettatori dovranno stare a una o due poltrone di distanze tra loro quando i teatri riapriranno. E gli attori?
È un bel problema. In palcoscenico non possiamo rispettare le distanze di sicurezza e non possiamo nemmeno recitare con le mascherine.

Problemi che non si possono aggirare nemmeno con gli spettacoli online.
Ma il teatro non può essere online: ha bisogno del fiato che diventa parola ed emozione verso il pubblico e poi torna sul palco. Ha bisogno della verità della realtà. Teatro è quando hai una persona o due di fronte che ti ascoltano. Può essere ovunque (non per forza in palcoscenico) ma, c’è bisogno di questo. Online si possono vedere degli spettacoli, ma è una cosa totalmente diversa. Forse più da addetti ai lavori, per documentazione. Anche in televisione il teatro non funziona da sempre. Mi mette tristezza quando vedo attori che si autoriprendono da casa. C’è qualcosa di stonato.

Spesso lo fanno per i Instagram, lei no?
Non amo particolarmente fare stories e dirette. Forse dovrei farlo di più, ma mi stanca e non mi affascina.

Non è vero che gli artisti vivono solo d’arte: abbiamo bisogno di tutti il resto come gli altri

Insomma mi pare di capire che non le piacciono molto i social.
Tutti scrivono tutto a volte anche in maniera orrenda o provocatoria. C’è un mettersi in mostra che non serve a nulla. Ogni pretesto è buono: cose private, piatti cucinati. C’è chi ci manca poco che si metta ad insegnarci come fare la pastina o altre cose cretine di questo tipo.

Per non parlare delle sfide!
Mi rendo conto che tutte queste ore in casa possano annoiare, ma basta! Forse lo fanno spinti dall’ansia di sentirsi vivi che in questo periodo rispetto, ma chi lo fa ora lo faceva anche prima. Mi fa terrore l’autoreferenzialità, soprattutto in chi fa il nostro mestiere.

A proposito del vostro mestiere, questa crisi lo sta mettendo a rischio e non poco.
Gli artisti per definizione sono dei precari, dei funamboli che camminano sul vuoto. L’arte in generale è così. Siamo alla stregua di chi lavora in nero. Non è vero che gli artisti vivono solo d’arte: abbiamo bisogno di tutti il resto come gli altri. È tempo di cambiare: serve un sindacato che funzioni e faccia le sue battaglie. Era così quando ho iniziato io a fine Anni ’70. In momenti di necessità come questi vedi che i più deboli vengono lasciati a loro stessi.

Per supportare l’arte come prima cosa dobbiamo usufruirne. Cosa sta leggendo lei in questo periodo?
Un libro meraviglioso che si intitola Il bufalo della notte. L’ho comprato perché mi aveva colpito la copertina (sfondo nero, faccia ambigua di un giovane uomo molto bello che fuma). A casa mi sono accorta che l’autore è Guillermo Arriaga che ha scritto i libri da cui sono tratti Amores perros, 21 grammi e Babel, i film della Trilogia sulla morte di Alejandro González Iñárritu (uno dei miei registi preferiti). Sono tre pellicole che ho amato tantissimo. Soprattutto la prima. Se non li avete ancora visti dovete assolutamente recuperarli.

Ci ha consigliato un libro e tre film. Manca un po’ di musica!
Nonostante mi piacciano il jazz e la classica, io un’anima rock. Ascolto una volta al giorno, tipo pillole salvavita, Memory motel dei Rolling Stones e Life on Mars in una versione dal vivo di David Bowie accompagnato da un jazzista al piano.

Prima di salutarci però deve dirci come avrebbe vissuto la quarantena Scianel.
Avrebbe giocato molto con la mimica facciale per continuare a dare degli ordini affacciandosi da casa. Direbbe a tutti: «Guagliò n’ascite, stateve a casa vostra e facite ‘e bravi».