Cronache dal B-Day

Redazione
14/12/2010

di Lorenzo Berardi La stampa del Regno Unito non crede a una metamorfosi del governo Berlusconi, ma neppure sottovaluta l’araba...

Cronache dal B-Day

di Lorenzo Berardi

La stampa del Regno Unito non crede a una metamorfosi del governo Berlusconi, ma neppure sottovaluta l’araba fenice di Arcore. Ecco perché i corrispondenti dei principali quotidiani britannici hanno seguito con attenzione l’evolversi dell’intensa giornata di arringhe, dialoghi e trattative consumatasi lunedì 13 dicembre fra gli scranni di Camera e Senato e i tavoli dei ristoranti romani.
Un succulento antipasto di stagione che rischia di divenire un indigesto timballo per l’esecutivo e i fedelissimi del presidente del Consiglio nel caso in cui Silvio Berlusconi non riesca ad arrivare al panettone. La portata principale, la tanto attesa fiducia, deve ancora essere servita, ma già gli assaggiatori del Regno Unito di stanza a Roma cercano di indovinare il sapore e i rimpasti della politica italiana a venire. Una degustazione che, dopo sedici anni trascorsi chez Berlusconi potrebbe avvenire a un tavolo diverso. Attenzione, però, a fare i conti senza l’oste.

Berlusconi non lascia il timone

Quella che attende il presidente del Consiglio il 14 dicembre, scrive John Hooper sulle colonne del Guardian, è una giornata da «do or die», letteralmente «agisci o soccombi» ma anche traducibile con un meno drammatico «ora o mai più».
Eppure, nonostante gli attacchi dell’opposizione e il disfacimento dell’alleanza con Gianfranco Fini sancito una volta in più dall’appello sottoscritto dai 35 deputati di Futuro e Libertà che chiedono al primo ministro di dimettersi dopo il voto di fiducia, Silvio Berlusconi ostenta tranquillità e sicurezza nei propri mezzi. «Se nessuno dei deputati ribelli dovesse fare marcia indietro – ricorda Hooper –, il risultato condurrebbe a un vicolo cieco per il governo». Tuttavia Berlusconi non cede, a colpi di «non mi dimetto, nente diktat» e paventando il rischio che una sconfitta per il suo esecutivo sarebbe una «follia politica» che trascinerebbe l’Italia nel maelstrom della crisi economica dell’Eurozona.
Dichiarazioni, quelle del presidente del Consiglio, riportate anche da Nick Squires, inviato del Daily Telegraph a Roma. Il quotidiano sottolinea come i decisivi voti della Camera e del Senato arrivino dopo «una serie di scandali fra cui party con ragazze minorenni e presunti collegamenti con la mafia» che hanno coinvolto il primo ministro italiano.

Il rimpasto dell’alleanza

Proprio perché convinto della bontà e dell’importanza del proprio operato, Berlusconi, come sostiene Guy Dinmore sul Financial Times, ha rivolto un appello alle forze moderate «per salvare il proprio governo dal collasso e l’Italia da ogni possibile turbolenza dei mercati e da un’epoca di oscurità». Il quotidiano economico britannico sottolinea l’atteggiamento sicuro e spavaldo tenuto dal presidente del Consiglio fra Camera e Senato quando ha risposto sorridendo al coro di nooo! proveniente dai banchi dell’opposizione durante i suoi interventi.
Un modo di fare sulla falsariga del ghe pensi mi che però non ha impedito a Berlusconi di «offrire un ramoscello d’ulivo ai dissidenti suggerendo loro di essere disponibile a rimodellare la coalizione e dicendosi certo che i dissidi occorsi si possano appianare in una nuova alleanza». Un’offerta però, precisa il Daily Telegraph, subito rispedita al mittente dal leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini che ha ribadito come l’unico modo per unificare i moderati siano le dimissioni di Berlusconi prima del voto sulla fiducia.
In attesa dell’esito delle votazioni, lIndependent di martedì 14 dicembre fa un passo indietro e riconosce i meriti del politico Berlusconi che è riuscito a «compattare la destra italiana e a garantire stabilità alla politica del Paese. Qualcosa da non sottovalutare in un contesto in cui la maggior parte dei governi, dal dopoguerra in poi, sono caduti poco dopo essersi formati»
Parole che assomigliano a una captatio benevolentiae visto il giudizio critico dato dall’Independent sul presidente del Consiglio definito «un leader che ha intaccato la democrazia italiana». Secondo il quotidiano, anche se Silvio Berlusconi ha conquistato un ampio mandato con la vittoria nelle elezioni 2008, il suo consenso personale è diminuito sino all’attuale 30% e «molti prevedono che i sedici anni di dominio sulla scena politica italiana del magnate dei media siano giunti al capolinea».

Fra l’aula e la sala parto

«Il destino del 74enne Silvio Berlusconi, circondato da scandali sessuali, potrebbe dipendere oggi da tre donne incinte». Si apre così l’articolo del Times di martedì 14 dicembre a firma del corrispondente James Bone. Una frase a effetto intrisa di una certa ironia del paradosso, ma che corrisponde alla realtà delle cose, visto che la fiducia al governo si gioca davvero per una manciata di voti. Ecco perché «il miliardario tycoon dei media che ha guidato l’Italia per otto degli ultimi sedici anni è a rischio caduta se tutte e tre le donne incinte che siedono in Parlamento, Giulia Bongiorno e Giulia Cosenza della fazione ribelle di centrodestra e Federica Mogherini deputata del Pd, voteranno contro di lui».
Il ruolo decisivo che giocheranno le tre deputate nel caso di loro assenza o presenza in aula martedì 14 dicembre, in quello che la stampa britannica ha battezzato come il «B-Day» di Silvio Berlusconi è anche un’occasione per criticare il maschilismo imperante nella politica italiana. «Le donne stanno imparando sulla loro pelle la scarsa comprensione che gli uomini al potere hanno della loro situazione» scrive James Bone che, a supporto di questa affermazione riporta le dichiarazioni rilasciate all’Ansa da Alfredo Mantica sottosegretario agli Affari Esteri: «Siamo nelle mani di tre gentildonne che stanno completando il proprio ciclo riproduttivo. Spero che tutte e tre si presenteranno in aula e voteranno seguendo la propria coscienza e possano poi partorire brillantemente».
Niente accordi di astensione al voto di uno, due o tre deputati in vista per riequilibrare l’esito delle votazioni, dunque, nel caso in cui le onorevoli Cosenza, Bongiorno o Mogherini non dovessero presentarsi per improrogabili impegni in sala parto, secondo quanto è conseutudine nel Bundestag tedesco. Saranno il calcolo degli interessi politici in ballo e gli accordi sottobanco dell’ultima ora a determinare il futuro del governo Berlusconi Quater con o senza partorienti sulle spine.
Era giovedì 9 dicembre quando l’Economist scriveva di un «governo traballante» e di una «politica italiana raramente facile da interpretare» riportando delle «macchinazioni del presidente della Camera» e ricostruendo il delicato rapporto di amore e odio fra Fini e Berlusconi. A distanza di soli cinque giorni, la possibilità che il presidente del Consiglio sia «finished by Fini» (finito da Fini) come ammiccava il titolo dell’Economist non pare poi così scontata. La stampa britannica osserva vagamente divertita e affamata di colpi di scena all’insegna della tradizione. Dopotutto, il carrello dei bolliti resta il piatto forte della buvette di Montecitorio.