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Scandalo Csm, indaga anche Milano e spunta il nome di Descalzi

Scandalo Csm, indaga anche Milano e spunta il nome di Descalzi

Nuove intercettazioni tra Lotti e Palamara coinvolgerebbero l’ad di Eni. L’inchiesta dell’Espresso parla di un presunto dossier per screditare il pm Ielo. L’azienda smentisce e il manager si riserva di querelare.

20 Giugno 2019 17.39

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Si allarga ancora lo scandalo Csm. La procura di Perugia ha infatti trasmesso ai pm di Milano alcune intercettazioni dell’inchiesta per corruzione a carico dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara. Si tratterebbe, secondo quanto riportato dal settimanale L’Espresso, di dialoghi tra Luca Lotti e lo stesso Palamara, in cui l’ex ministro del Partito democratico affermerebbe di aver avuto dall’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, alcuni documenti sul fratello del procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo, ovvero sul magistrato che ha chiesto il rinvio a giudizio di Lotti per il caso Consip. Descalzi, da parte sua, è pronto a portare L’Espresso in tribunale: «Eni smentisce in modo categorico che l’amministratore delegato, Claudio Descalzi, abbia mai consegnato al dottor Lotti documentazione relativa al fratello del dottor Paolo Ielo. A questo proposito, considerata l’estrema gravità delle affermazioni rese pubbliche dalla testata senza alcun supporto di prova o riscontro, l’amministratore delegato di Eni si riserva di intraprendere le opportune vie legali a tutela della propria reputazione».

LA PRESA DI POSIZIONE DEL PROCURATORE CAPO FRANCESCO GRECO

Il 19 giugno il procuratore capo di Milano, Francesco Greco, riferendosi all’inchiesta che ha scoperchiato il Csm spingendo alle dimissioni quattro consiglieri aveva detto che il “metodo” emerso per l’assegnazione degli incarichi «ci ha lasciato sconcertati e umiliati». Perché si è capito che «le logiche sono altre, sono quelle di un mondo che vive nel buio degli alberghi, nei corridoi e nelle retrovie della burocrazia romana, che non ci appartiene e non appartiene ai magistrati del Nord». Greco ha poi precisato che l’uso della parola Nord «aveva un valore metaforico» e che «quello che mi premeva sottolineare è che il lavoro svolto negli uffici non viene adeguatamente valutato in quanto prevalgono altre logiche. E questo avviene sia per i magistrati del Nord, sia per quelli del Sud che faticano quotidianamente».

DIALOGHI ANCORA COPERTI DA SEGRETO

I dialoghi trasmessi dalla procura di Perugia a quella di Milano sono ancora coperti da segreto. L’inchiesta dell’Espresso sarà pubblicata nel numero in edicola domenica 23 giugno, ma il settimanale ne ha diffuso un’anticipazione online. Al centro delle indagini ci sarebbe un presunto «dossier per screditare Paolo Ielo», basato su «alcune consulenze che il fratello del pm anticorruzione, Domenico, ha con l’Eni, il nostro colosso petrolifero. Come mai questi documenti sono stati trasmessi a Milano? Perché in un’intercettazione Lotti confiderebbe a Palamara che lui è in possesso di alcune carte sul fratello di Ielo. E che queste carte gli sarebbero state date da Claudio Descalzi, l’amministratore delegato dell’Eni».

LE PRESUNTE TANGENTI IN NIGERIA

L’intercettazione, precisa L’Espresso, «è in fase preliminare». A Milano Descalzi è imputato in un processo per corruzione internazionale. E sempre la procura di Milano «sta indagando sul dossieraggio fatto da Piero Amara (l’ex legale dell’Eni) insieme ad alcuni pm da lui corrotti. L’obiettivo era quello di provare (con esposti fasulli in cui l’Eni e Descalzi apparivano vittime di un fanta-complotto) a mettere il bastone tra le ruote ai magistrati che lavorano alle presunte tangenti in Nigeria».

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