L’appello della cultura: «Ripartiamo e trattateci da adulti»

Marco Dipaola
28/04/2020

Teatri, cinema, eventi musicali e letterari sono i grandi assenti della Fase 2. Ma è un mondo che chiede di ripartire. L’invito al governo di Barbareschi, Castellitto ed Elisabetta Sgarbi.

L’appello della cultura: «Ripartiamo e trattateci da adulti»

«Noi italiani abbiamo dimostrato senso di responsabilità. Ora trattateci da adulti!». È l’appello accorato ad una sorta di autogestione del passaggio dal lockdown alla libertà che Luca Barbareschi, Sergio Castellitto e Elisabetta Sgarbi hanno lanciato a Giuseppe Conte e il suo governo. «Non siamo bambini, non si possono imporre regole e regolette, peraltro discutibili, perchè si pensa che siamo da tenere per mano», hanno detto i tre, lanciando un grido di dolore circa la condizione che vivono le tante espressioni della cultura in questo momento. Lo hanno fatto durante War Room, il format web in onda ogni giorno alle 17:30 live su Facebook (e poi rivedibile sul Youtube) che Enrico Cisnetto si è inventato nell’impossibilità di continuare con il suo tradizionale Roma Incontra.

Vogliono assumersi la responsabilità di ripartire, ognuno nei propri campi, rispettando le misure di sicurezza ma ricominciando a dar linfa vitale ad un comparto che invece sta sprofondando in una crisi senza precedenti, proprio mentre la cultura e lo spettacolo sono, invece, i grandi assenti della Fase2. Non un solo riferimento da parte di Conte nella conferenza stampa di domenica 26 aprile che tutta l’Italia attendeva. Solo qualche riga nell’ennesimo dpcm, in cui si conferma il destino di teatri, cinema, eventi musicali e letterari: sono e resteranno “chiusi per virus”. Persino il dibattito sulla ripresa del calcio suscita maggiore attenzione, forse per gli interessi economici che gravitano intorno al prato verde, o forse perché, dopo due mesi di lockdown, torna in auge il monito secondo cui agli italiani puoi togliere tutto, ma non il pallone.

Meglio continuare, allora, a togliere una poltrona elegante di un teatro in centro città, o quella più modesta ma piena di storia di un cinema di periferia, di quelli già travolti dall’avvento dei multisala e che probabilmente non riapriranno ma più. Eppure il grido di allarme del mondo vasto e certamente disomogeneo della cultura italiana sta salendo nei decibel. Si tratta di una bomba ancora inesplosa, ma che quando scoppierà, farà molto rumore. Barbareschi, Castellitto ed Elisabetta Sgarbi ne hanno dato un ricco antipasto scagliandosi contro l’irragionevolezza delle scelte governative, che umiliano e mettono al lastrico uno dei settori vitali del Paese.

BARBARESCHI: «I POLITICI USANO LA CULTURA SENZA REALE INTERESSE»

«Il rapporto di Conte con la cultura non è dei più lucidi», ha esordito Luca Barbareschi, l’uomo dai mille ruoli, attore, regista, produttore ma anche proprietario e direttore artistico del Teatro Eliseo, « e i politici usano la cultura senza reale interesse ma solo per un ritorno di immagine, a partire dal ministro Franceschini». Barbareschi non lesina accuse al governo, colpevole di scarsa attenzione verso un comparto che ogni anno versa centinaia di milioni di Iva allo Stato, ma anche alla propria categoria, incapace, nelle sue rappresentanze associative, di redigere un piano unitario e pragmatico per ripartire. «Noi non siamo un bene di prima necessità», è l’amaro sfogo di Sergio Castellitto, che ha tre film in uscita bloccati, «eppure il teatro è una cerimonia, proprio come le messe, ed in Chiesa c’è assembramento esattamente come su un palcoscenico o una sala cinematografica». Castellitto non ha paura di apparire blasfemo con una provocazione tagliente: «Non c’è nulla di meno distanziabile dell’ostia».

SGARBI: «NEL 2020 AVREMO 50 MILIONI DI COPIE STAMPATE IN MENO»

E l’editoria libraria non sta messa meglio, considerando i numeri allarmanti esposti da Elisabetta Sgarbi, la manager che si è inventata un caso di successo come la casa editrice La Nave di Teseo e che da anni delizia i palati fini con La Milanesiana: secondo lei nel 2020 avremo 23.200 libri e 50 milioni di copie stampate in meno. «Servono aiuti economici per le librerie, maggiore liquidità, sospensione delle tasse», avverte Sgarbi, «dobbiamo essere costruttivi e ritrovare il coraggio di ricominciare». Lo spartito è unico, ma Barbareschi, Castellitto e Sgarbi sembrano tre tenori a cui son stati vietati gli acuti. Come molti milioni di italiani, tradizionalmente disobbedienti, che invece hanno obbedito dimostrando grande senso civico e ora meritano una possibilità per ricominciare. «Nei prossimi mesi», conclude Sergio Castellitto, «saremo invasi da film e libri sul Covid-19, che ci ricorderanno i momenti surreali che stiamo vivendo oggi. Io credo, invece, che questo Paese avrà un grande bisogno di dimenticare!».