Estratto de Il Cuore Nero della città di Federico Gervasoni

Nel suo libro il giornalista racconta l'ondata neofascista che ha fatto ripiombare Brescia in un clima da Anni 70.

13 Luglio 2019 10.30
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Il Cuore Nero della città, Viaggio nel neofascismo bresciano (Liberedizioni, 15 euro) è il libro del giornalista Federico Gervasoni. Lettera43.it ne pubblica un estratto.

La copertina di Cuore Nero di Federico Gervasoni.

NUOVI FASCISMI, VUOTI DI MEMORIA E CINGHIATE

C’è un lungo filo nero che da tempo percorre avanti e indietro le strade e i vicoli di Brescia. Parliamo di un filo che afonda le sue origini storiche e ideologiche nei dolorosi Anni 70 e che oggi attraverso il web tiene assieme la violenza politica, la criminalità e le curve dello stadio.

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Il cuore dell’estrema destra bresciana si compone di vecchie e nuove sigle, fuochi di paglia che, se non vengono monitorati a dovere, rischiano di trasformarsi in roghi incontrollabili. Negli ultimi anni le azioni “dimostrative” di gruppi neofascisti sono aumentate in maniera esponenziale. Lo dimostrano i fatti. Parliamo di temi che riportano la città ai tempi drammatici degli Anni Settanta e che finiscono per mettere in discussione i principi della convivenza civile.

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Nella mia attività da cronista, ho cercato più volte di denunciare questa spirale di violenza su La Stampa, quotidiano per il quale lavoro. L’ho fatto riportando nomi e cognomi e probabilmente per questo sono stato sin da subito preso di mira.

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«Suicida, tossico, alcolizzato e venditore di bufale». Sono solamente alcuni degli insulti che mi hanno rivolto i militanti neofascisti. Altri volevano passare direttamente alle vie di fatto, promettendomi botte e schiaffoni. Non posso scordare i commenti di chi per mesi mi ha ricoperto di insulti e nemmeno di chi ha descritto il tutto come una strumentalizzazione per procurarmi solamente notorietà. Non ho mai risposto a nessuna di quelle accuse ripugnanti che ho letto nei miei confronti sui social. Piuttosto, ho preferito proseguire in silenzio facendo il mio lavoro, scavando, indagando e soprattutto scrivendo.

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Nell’ultimo anno, in Italia, l’estrema destra continua ad alimentare le violenze contro noi giornalisti che documenta mo il serio pericolo di riorganizzazione del partito fascista. Chi la racconta sa che diventerà, in qualche modo, un bersaglio. Perché si cercherà di distruggere tutta la sua credibilità. Da giornalista, ritengo sia mio dovere illustrare quello che accade, sottolineando quanto siano preoccupanti le azioni di questi gruppi che si sentono in grado di poter dire e fare tutto.

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Le formazioni che si ispirano al fascismo vanno sciolte. Non c’è posto per loro nel nostro Paese e soprattutto nella nostra Costituzione che è antifascista. Purtroppo, l’attuale clima politico favorisce in maniera maldestra questo scenario. Per questo ritengo che le pubbliche autorità dovrebbero solennemente impegnarsi per trovare il modo di contrastare questa vergogna. Oggi più che mai tacere significa dire: quello che sta accadendo mi sta bene. In questi nove anni da giornalista ho maturato una convinzione: il mestiere di informare è un servizio rivolto ai lettori, ovvero ai cittadini, con l’obiettivo di veicolare informazioni chiare e soprattutto corrette.

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