Le misure del decreto Cura Italia per le persone con disabilità

Adriana Belotti
27/03/2020

Congedi parentali. Permessi lavorativi. Malattia. Centro diurni e servizi domiciliari. Guida per orientarsi tra il testo del governo e la circolare del ministero.

Le misure del decreto Cura Italia per le persone con disabilità

Il decreto legge n.18 del 17 marzo 2020, meglio conosciuto come decreto Cura Italia, ha introdotto anche misure a sostegno delle persone con disabilità. Il sito di Handylex informa che stata diramata una importante e utile circolare esplicativa dal ministero del Lavoro che riguarda le recentissime novità e agevolazioni lavorative previste dal recente decreto legge 18 del 17 marzo scorso. Ecco, in sintesi, le principali misure previste dal decreto e le delucidazioni fornite dalla circolare, con riferimento alle persone con disabilità.

NESSUN LIMITE DI ETÀ PER I CONGEDI PARENTALI

A partire dal 5 marzo e e per tutto il periodo di sospensione delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado a genitori con figli minori fino ai 16 anni spettano 15 giorni aggiuntivi per genitori con figli minori fino ai 16 anni. Ai genitori lavoratori dipendenti del settore privato che abbiano figli, anche in affido, di età non superiore ai 12 anni spettano congedi straordinari, per i quali è riconosciuta un’indennità pari al 50% della retribuzione, della durata massima di 15 giorni lavorativi complessivi, continuativi o frazionati. Nel caso in cui il figlio sia una persona con disabilità accertata ai sensi dell’art.4 comma 1 della legge 104/92, il limite di età non si applica. Saranno fruibili, in modalità alternativa, da uno solo dei genitori, per periodi che decorrono dal 5 marzo al 3 aprile. Con la circolare n.45 del 25 marzo l’Inps ha reso effettiva la modifica.

I lavoratori dipendenti del settore pubblico non devono presentare la domanda di congedo all’Inps, ma alla propria amministrazione

I lavoratori dipendenti del settore pubblico non devono presentare la domanda di congedo all’Inps, come invece devono fare i lavoratori del settore privato, ma alla propria amministrazione pubblica secondo le modalità dalla stessa fornite. Non è possibile usufruire del congedo se l’altro genitore è disoccupato/non lavoratore o con strumenti di sostegno al reddito né tantomeno se è stato richiesto il bonus alternativo per il servizio di baby sitting. Nell’arco dello stesso mese il congedo è cumulabile con i giorni di permesso retribuito per legge 104 così come estesi dal decreto Cura Italia (sei più 12 per marzo e aprile) e con il prolungamento del congedo parentale per figli con disabilità grave.

L’AUMENTO DEI PERMESSI LAVORATIVI

È stato uno degli aspetti più discussi nelle ultime ore, a causa di un messaggio dell’Inps in cui si chiariva che l’aumento dei permessi lavorativi non avrebbe riguardato i lavoratori con disabilità. La recente circolare esplicativa da parte del ministero del Lavoro per fare chiarezza su questo punto. Nel documento si specifica che possono usufruire di tale permesso: i genitori di figli con disabilità grave non ricoverati a tempo pieno; il coniuge, i parenti e affini entro il secondo grado di persone con disabilità grave (ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti), non ricoverati a tempo pieno; i lavoratori con disabilità grave.

Per i mesi di marzo e aprile 2020 i destinatari della misura potranno usufruire complessivamente di 18 giorni di permesso retribuito

Il documento chiarisce anche definitivamente i dubbi sul numero dei giorni di permesso spettanti di diritto: per i mesi di marzo e aprile 2020 i sopraindicati destinatari della misura potranno usufruire complessivamente di 18 giorni di permesso retribuito e coperto da contribuzione figurativa (tre giorni a marzo e tre giorni ad aprile, ex articolo 33, comma 3, legge 104/92, più 12 giorni tra marzo e aprile, ex articolo 24, comma 1, dl n.18/2020). Tali giorni, anche frazionabili in ore, possono essere fruiti consecutivamente nello stesso mese. Restano ferme le modalità precedenti di fruizione e di cumulo di tali permessi. «[…] se si ha diritto a 6 giorni di permesso al mese per due familiari, ora si avrà diritto, in virtù del citato decreto, a 36 giorni di permesso retribuito coperto da contribuzione figurativa ( 6 giorni a marzo +6 giorni ad aprile + 24 giorni da poter utilizzare fra marzo e aprile)». Si attende ora un ulteriore messaggio dell’Inps per rendere operativo il contenuto della circolare.

LE REGOLE PER QUARANTENA E MALATTIA

Il comma 2 prevede inoltre che fino al 30 aprile per i lavoratori dipendenti pubblici e privati in possesso del riconoscimento dello stato di disabilità con connotazione di gravità ai sensi dell’art.3, comma 3, della legge n. 104/92 il periodo di assenza dal servizio prescritto dalle autorità sanitarie competenti sia equiparato al ricovero ospedaliero di cui all’articolo 19, comma 1, decreto legge 2 marzo 2020, n.9. Lo stesso vale per i lavoratori in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico legali attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, della medesima legge n. 104 del 1992.

OK AL LAVORO AGILE (SE COMPATIBILE)

I lavoratori dipendenti con disabilità grave (ai sensi della legge n. 104/92, art.3) o che all’interno del loro nucleo familiare abbiano una persona con disabilità grave (ai sensi della legge n.104/92, art.3, comma 3) hanno diritto a svolgere la loro prestazione lavorativa in modalità agile (ovvero da casa) fino al 30 aprile, a condizione che tale modalità sia compatibile con il tipo di prestazione da svolgere. Anche ai lavoratori del settore privato affetti da gravi e comprovate patologie è riconosciuta la priorità nell’accoglimento delle istanze di svolgimento delle prestazioni lavorative in modalità agile (art. da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81) . Nel caso in cui il lavoro non possa essere svolto in questa modalità, né si possa usufruire di ferie ed istituti simili il lavoratore, previa auto-dichiarazione attestante l’impossibilità, potrà essere motivatamente esentato dal servizio.

LE DISPOSIZIONI PER I CENTRI DIURNI

L’attività dei centri semi-residenziali, a carattere socio-educativo, socio-assistenziale, socio-occupazionale, socio-sanitario, sanitario e polifunzionale per persone con disabilità sarà sospesa fino al 3 aprile 2020, senza che ciò comporti la perdita del posto. Per l’azienda sanitaria sarà però possibile attivare interventi non differibili rivolti a persone con disabilità ad alta necessità di sostegno sanitario in accordo con gli enti gestori dei centri diurni sopraelencati. Inoltre è previsto che uno dei genitori conviventi di una persona disabile possa assentarsi dal posto di lavoro senza che questo possa costituire motivo di licenziamento purché l’assenza sia motivata dalla sospensione dell’attività dei centri.

SERVIZI DOMICILIARI O A DISTANZA

Per alleviare le conseguenze negative della chiusura dei servizi educativi, socio-assistenziali, socio-sanitari nei centri diurni, le pubbliche amministrazioni possono fornire prestazioni in forma domiciliare o a distanza, nel rispetto delle direttive sanitarie negli stessi luoghi in cui si svolgono di norma i servizi senza creare aggregazione avvalendosi del personale già impiegato in tali servizi, dipendente da soggetti privati che operano in convenzione, concessione o appalto. Questi servizi si possono svolgere secondo priorità individuate dall’amministrazione competente, tramite co-progettazioni con gli enti gestori, impiegando i medesimi operatori ed i fondi ordinari destinati a tale finalità, alle stesse condizioni assicurative sinora previsti, anche in deroga a eventuali clausole contrattuali, convenzionali, concessorie, adottando specifici protocolli che definiscano tutte le misure necessarie per assicurare la massima tutela della salute di operatori ed utenti.