Cyber-attacchi contro i siti anti-Wikileaks

Redazione
09/12/2010

La guerra informatica tra amici e nemici di WikiLeaks si è allargata. Dopo i giganti dei flussi finanziari online come...

La guerra informatica tra amici e nemici di WikiLeaks si è allargata. Dopo i giganti dei flussi finanziari online come Visa e Mastercard, finiti sotto il tiro incrociato degli hacker fan di Julian Assange, dopo lo stop delle donazioni a favore del sito (leggi l’articolo) è toccato al sito del govenro svedese.
Secondo il tabloid Aftonbladet, che non precisa l’origine dell’attacco, il sito del governo svedese http://www.regeringen.se è stato inaccessibile per alcune ore nella notte tra l’8 e il 9 dicembre.
Anonymous, il gruppo di attivisti che negli ultimi giorni ha aggredito le società che hanno tagliato i ponti con l’organizzazione dell’australiano, ha firmato gli attacchi in serie Ddos (Distributes denial of service) al sito di Mastercard prima, bloccando poi nella tarda serata dell’8 dicembre anche Visa.com (leggi l’articolo dell’arresto di Assange).

Anonymous, 4 mila hacker pro-Assange

«La libertà di espressione è senza prezzo. Per tutto il resto c’è Mastercard», suonava ironicamente l’annuncio del successo dell’azione su Twitter da parte di Anonymous. Annuncio che potrebbe essere l’ultimo, almeno per il momento, attraverso il servizio di microblogging che ha fatto sapere di aver sospeso il profilo di Operazione Payback (resa dei conti) impedendo così ai pirati informatici di comunicare via Twitter le loro prossime azioni. Che ci saranno, senza dubbio e verso «chiunque sia contro Wikileaks», hanno assicurato.
Il gruppo di hacker ha anche dichiarato di essere costituito da «migliaia di persone» impegnate nella vendetta informatica. Lo hanno rivelato i responsabili del gruppo in una conversazione rigorosamente online a in forma anonima con l’Afp. «Abbiamo cominciato in pochi (meno di 50), ma ora siamo circa 4 mila», hanno rivelato.

Attaccata anche Sarah Palin

A loro è stata anche attribuito il tentativo oggi di chiudere il sito della repubblicana Sarah Palin SarahPac e di mettere le mani sui conti di carta di credito suoi e del marito Todd. Vittime dei cyberattacchi sono stati di riflesso però anche molti utenti che hanno visto oggi comparire sullo schermo il messaggio di errore Denial of service nel tentativo inutile di collegarsi al sito del colosso americano Mastercard.
Dopo Amazon, Paypal e le poste svizzere, anche Mastercard e Visa Europe avevano bloccato i bonifici che donatori da tutto il mondo versavano via web a favore del sito di Assange. E così è arrivata la vendetta.
C’è anche chi è passato direttamente alle vie legali. Datacell, società con base a Reykjavik sotto controllo islandese e svizzero che consente a Wikileaks di ricevere donazioni tramite carte di credito e bonifici, ha annunciato che querelerà la Visa per il suo comportamento «gravemente lesivo». E che «ha deciso di prendere misure legali immediate per rendere nuovamente possibili le donazioni».

Colpita Paypal: aveva confessato la pressione Usa

L’Operazione Payback dei pirati informatici, già attiva nel web e che ora sembra aver fatto fronte comune con Avenge Assange, ha mietuto un’altra vittima illustre: Paypal, servizio per i pagamenti online finita sotto un attacco dei cyber difensori di Assange, che ha cercato di difendersi peggiorando, se possibile, la situazione.
A scendere in campo, con un intervento alla conferenza Le Web a Parigi, è stato il suo vice presidente, Osama Bedier. La decisione di bloccare i trasferimenti a WikiLeaks, ha sottolineato, è stata presa «perché il dipartimento di Stato ci aveva detto che quel che stavano facendo era illegale», confermando così le pressioni Usa.
Subito dopo, con una parziale marcia indietro, Bedier ha spiegato che la richiesta di tagliare i ponti con WikiLeaks era nata da una lettera inviata il 27 novembre dal dipartimento di Stato alla stessa organizzazione di Assange. Ma gli attacchi si estendono anche oltre: colpiti anche i siti della procura svedese, della Swiss Post e il provider statunitense EveryDNS.net che aveva messo fuori uso WikiLeaks.org.