Alessandro Da Rold

Da Bankitalia all'immigrazione, Renzi vira sempre più a destra

Da Bankitalia all’immigrazione, Renzi vira sempre più a destra

18 Ottobre 2017 17.58
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«Renzi sta sempre più incarnando la destra reazionaria, contro tutto e tutti, soprattutto contro le istituzioni e contro un baluardo della democrazia liberale come la Banca d'Italia». E ancora: «Nessuno aveva mai osato tanto. In molti non hanno notato che nel discorso sui 10 anni del Partito democratico il segretario ha citato Joseph de Maistre, un reazionario massone e cattolico. Forse quello era un segnale che qualcosa sta cambiando…». Rino Formica, ex ministro delle Finanze del Psi, spiega in questo modo con Lettera43.it la mozione presentata martedì 17 ottobre da un gruppo di renziani contro il governatore di Bankitalia Ignazio Visco. «Renzi ha iniziato la campagna elettorale», spiega Formica, «è una sfida. Somiglia sempre di più al nuovo leader dei popolari austriaci Sebastian Kurz contro cui si è scagliata la cancelliera tedesca Angela Merkel. Renzi è sempre più un esponente della destra populista».

CRITICHE DA OGNI DOVE. D'altra parte, la mozione presentata come prima firmataria da Silvia Fragolent («Una che si butterebbe pure da un ponte per Renzi», commentano a palazzo Madama) ha scatenato una vera e propria rivolta dentro tutto l'arco costituzionale. Persino Giorgio Napolitano, il presidente emerito, ha giudicato «deplorevole» la mozione renziana. Ma è stato solo l'ultimo di una lunghissima serie. Per primo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, poi il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, quindi più o meno tutta la minoranza del Pd, dal ministro di Grazia e Giustizia Andrea Orlando fino al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini: quello che Renzi forse non si aspettava era la reazione anche di chi era considerato "amico" fino a ieri. Come Walter Veltroni, l'ex leader del centrosinistra, da poco tornato all'ovile per riprendere il filo della matassa con Mdp Articolo 1: «Da sempre la Banca d'Italia è un patrimonio di indipendenza e di autonomia per l'intero Paese. Per questo mi appare incomprensibile e ingiustificabile la mozione parlamentare del Pd», ha detto chi lanciò per primo il Pd al Lingotto di Torino nel 2007.

Durante tutto l'arco della giornata si sono viste facce scure a Montecitorio e al Senato. Persino Luigi Zanda, presidente dei senatori dem, da sempre difensore del segretario, di prima mattina ha sbottato dopo aver letto i giornali. «Quando si tratta di questioni che hanno a che fare con il risparmio dei cittadini e con la stabilità del sistema bancario bisogna sempre usare il massimo della prudenza possibile. E questo significa che di mozioni di questo tipo meno se ne fanno e meglio è». In sostanza, peggio di così non poteva andare. Ma Renzi non pare indietreggiare, anzi ha ribadito: «La nostra mozione spiega con forza che c'è bisogno di scrivere una pagina nuova. Chiunque sarà il governatore e [qualsiasi scelte] faranno il governo e le autorità preposte, avranno il pieno rispetto istituzionale da parte del Pd ma la mozione l'ha votata il Pd sulla base delle indicazioni del governo», ha spiegato, rispondendo anche alle critiche che gli erano state mosse dall'ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli che aveva parlato di atto eversivo. «Non ho mai sentito dire nella storia italiana che una mozione parlamentare sia una mossa eversiva. Trovo surreale che chi ha il compito di spiegare con le parole i fatti che accadono arrivi a dire così».

UN PANTHEON DI DESTRA. La frattura è quindi insanabile. Lo stesso Visco – dopo la nota del 17 ottobre emanata da Bankitalia sul lavoro svolto in collaborazione con il governo, quindi con lo stesso Renzi – si è fatto vedere durante un convegno insieme con il ministro Pier Carlo Padoan, che a quanto pare è stato uno dei più critici contro la sortita renziana. Stanno cambiando natura Renzi e il Pd? C'è chi fa notare che non è la prima volta che il segretario si pone in completa antitesi alla vecchia sinistra italiana. Una polemica simile c'era stata già prima dell'uscita del libro Avanti, questa estate, quando Renzi anticipò su Democratica un passaggio dove parlava di migranti a numero chiuso. Perché «l'immigrazione indiscriminata è un rischio che non possiamo correre. Sostenere la necessità di controllare le frontiere non è un atto razzista, ma un dovere politico: come nota Regis Debray in un suo testo di qualche anno fa, Elogio delle frontiere, una frontiera riconosciuta è il miglior vaccino contro l'epidemia dei muri». Debray, accusato di aver tradito Che Guevara, è uno degli autori più apprezzati dalla destra "no global". Insieme con de Maistre, simbolo della destra contro la rivoluzione francese, farà parte del nuovo pantheon del Partito Democratico?

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