Da qui all’eredità

Redazione
18/01/2011

di Salvatore Cannavò Nella riunione dell’altra sera con i suoi fedelissimi, Berlusconi è stato chiaro: «Nessuno faccia il furbo», ha detto,...

di Salvatore Cannavò

Nella riunione dell’altra sera con i suoi fedelissimi,
Berlusconi è stato chiaro: «Nessuno faccia il furbo», ha
detto, avvertendo coloro che volessero approfittare della
situazione provocata dal caso Ruby. Perché i malumori della
maggioranza, i pensieri sul dopo-Berlusconi, le strategie
coltivate in segreto, il presidente del Consiglio le conosce, le
osserva e la marca da vicino.
In questa prospettiva sono almeno tre gli uomini da tenere
d’occhio e che potrebbero avere un ruolo di primo piano in
caso di uscita di scena del Cavaliere.
IL DELFINO DELLA CONTINUITÀ. Il primo, è
l’uomo della continuità, il delfino designato e, al momento,
il difensore d’ufficio numero uno anche se il suo ruolo
consiglierebbe maggiore prudenza. Stiamo parlando del ministro
della Giustizia, Angelino Alfano, che adesso si sta prodigando
nell’erigere una barriera di protezione per Silvio Berlusconi
di fronte all’offensiva dei magistrati milanesi.
Lo si è visto all’opera durante la puntata di Ballarò di
martedì 18 in cui ha dispensato consigli giudiziari, sul
Tribunale dei ministri o sulla Procura competente, privi di base
reale ma indicativi del ruolo che Alfano ha deciso di
giocare.
LA RELAZIONE A MONTECITORIO. Essendo il
‘pupillo’ del premier si è incaricato di organizzare la
difesa e il 19 mattina, alla Camera, ha dimostrato anche di
essere piuttosto bravo. A Montecitorio, infatti, la sua relazione
sullo stato della Giustizia, che ogni ministro deve tenere a
inizio anno, ha ottenuto 305 voti a favore contro i 285
dell’opposizione, venti voti di vantaggio. Un bel colpo per
il centrodestra, e per Alfano, che ha dimostrato una discreta
capacità di disporre le truppe attorno al leader ammaccato e di
suonare lo spartito scritto da Berlusconi in persona: resistere,
resistere, resistere.
LA FINE DELLA TEMPESTA. Nelle convinzioni del
Cavaliere, infatti, è sufficiente attendere che la buriana passi
ed evitare che il processo si tenga. Il fattore tempo, è la sua
idea, si incaricherà di spazzare via il gossip e di far
dimenticare i festini di Arcore. Alfano, dunque, ha deciso di
giocare la partita dello stopper pronto ad avanzare nel ruolo di
punta nel caso in cui Berlusconi scegliesse lui per una
successione rapida o, addirittura, per gestire le elezioni
anticipate con una nuova leadership, più giovane, del
centrodestra.

L’economista di via XX Settembre e il ciellino di ferro

L’altro uomo da tenere d’occhio, ma la stampa lo sta
facendo da mesi, è Giulio Tremonti. Inutile dire che il ministro
dell’Economia resta il più accreditato a sostituire Silvio
Berlusconi. Potrebbe farlo alla guida di un nuovo centrodestra,
l’Udc lo sosterrebbe senza esitazioni ma anche i finiani alla
fine direbbero sì, ma anche nelle vesti di premier di un governo
‘istituzionale’ e di transizione.
IL CONSENSO DEL PD. Un’ipotesi che
piacerebbe molto al capo dello Stato, ad ampi settori del Pd,
Veltroni in testa, e che potrebbe permettere alla Lega di
approvare quel federalismo a cui tiene più di ogni altra cosa.
Non è un caso se il 19 gennaio sul Tempo, quotidiano di
centrodestra, si trovava una divertente pagina di fantapolitica
che immaginava un’Italia del futuro prossimo in cui Romano
Prodi occuperebbe la casella del Quirinale, Tremonti il posto di
presidente del Consiglio con Gianni Letta come sottosegretario,
Casini il dicastero degli Esteri, La Russa la Difesa e così
via.
FANTAPOLITICA VEROSIMILE. Il tutto come effetto
di un patto d’acciaio tra Fini e D’Alema. Fantapolitica,
appunto, ma uno scenario che si potrebbe realizzare in un batter
d’occhio se Berlusconi uscisse di scena. Tremonti, infine, ha
a disposizione un’altra opzione, quella delle elezioni
anticipate, chieste ormai sia dal Pd che dal Terzo polo, con la
prospettiva di un Senato ingovenarbile e con la strada obbligata
di un governo di unità nazionale guidato, in caso di vittoria
del centrodestra, proprio dall’attuale ministro
dell’Economia.
L’ASPIRANTE DI CL. Il ‘terzo uomo’
del nostro racconto si è visto finora poco ma da tempo aspira a
succedere a Silvio Berlusconi. Si tratta di Roberto Formigoni,
presidente della Regione Lombardia che da qualche giorno sta
dando segnali di attivismo.
Chi lo indica apertamente come il successore di Berlusconi «che
piace al regime», sono i Radicali che prima con Emma Bonino a
Linea notte e poi direttamente con Pannella hanno parlato di un
«processo di disfacimento di Berlusconi, a favore di
Formigoni».
Il presidente della Regione Lombardia, fa notare Pannella,
essendo notoriamente casto, rappresenta «l’immagine terrena
alternativa a quel che accade all’uomo Berlusconi».
POLITICA ED ETICA PUBBLICA. Questa condizione di
castità, del resto, ritorna nell’intervista concessa al
Corriere della Sera dal vicepresidente della Camera, e
ciellino di ferro, Maurizio Lupi che, pur difendendo a spada
tratta Berlusconi, non ha voluto nascondere il disagio per i
comportamenti del premier riproponendo una concezione della
politica fortemente vincolata all’etica pubblica. Formigoni
si prepara da tempo a questa situazione e per lui potrebbe essere
venuta l’occasione buona.
UN NUOVO CENTRODESTRA. Anche per questo si è
schierato contro la prospettiva delle elezioni anticipate, che lo
metterebbero immediatamente fuori gioco. Per affermarsi come
leader possibile al presidente lombardo servirebbe però un
Berlusconi sconfitto, un centrodestra scompaginato e in mille
pezzi in cui far valere un ruolo di ‘federatore’ basato
sugli ottimi rapporti con il Vaticano, su una discreta
‘potenza’ economica e sul fatto di disporre di una
corrente omogenea e ‘militante’ come Cl.
Utile, allo scopo, anche un rapporto di confronto civile con
l’opposizione e con gli altri poteri dello Stato. Insomma,
una funzione di lievito per un nuovo centrodestra. Quasi una
nuova Dc.