Lo scandalo dei crash test truccati paralizza Daihatsu: il marchio giapponese sospende la produzione

Federico Giuliani
27/12/2023

La divisione di Toyota ha ammesso di aver falsificato i risultati dei test di sicurezza relativi a 64 modelli. Congelate le linee di produzione, il marchio ha garantito che risarcirà i 433 fornitori nazionali. Ma questa volta, nonostante le scuse e gli inchini dei dirigenti, ripartire sarà difficile.

Lo scandalo dei crash test truccati paralizza Daihatsu: il marchio giapponese sospende la produzione

«Abbiamo tradito la fiducia dei nostri clienti. Tutta la colpa è della dirigenza». Lo ha ammesso lo scorso 20 dicembre Soichiro Okudaira, presidente di Daihatsu,  casa automobilistica giapponese di proprietà di Toyota, accusata di aver manomesso i risultati dei crash test di 64 modelli d’auto per ottenere false certificazioni di sicurezza.  Uno scandalo enorme, quello che ha coinvolto Daihatsu e, di riflesso, Toyota, del quale ora si stanno occupando i funzionari del ministero dei Trasporti.

Daihatsu ha chiuso le linee di produzione nei quattro stabilimenti giapponesi e sospeso le spedizioni

Daihatsu – fondata a Osaka nel 1907 e rilevata da Toyota nel 1967 – ha chiuso le linee di produzione in tutti i suoi quattro stabilimenti in Giappone almeno fino al prossimo mese, ha sospeso le spedizioni, e ha garantito che risarcirà i 423 fornitori nazionali con cui ha rapporti commerciali diretti. Ma le rassicurazioni della società, gli inchini di Okudaira, del vicepresidente Hiromasa Hoshika e del vicepresidente esecutivo Toyota Hiroki Nakajima, oltre alle scuse del gruppo potrebbero non bastare ad evitare la débâcle del brand.  Daihatsu è alle prese con uno scandalo sulla sicurezza senza precedenti. Un comitato indipendente ha rinvenuto prove di manomissione nei test di sicurezza su ben 64 modelli di veicoli, compresi 24 venduti con il marchio Toyota (con 10,5 milioni di veicoli prima casa automobilistica al mondo per numero di vendite nel 2022). Nel rapporto pubblicato il 20 dicembre scorso sono stati evidenziati 174 nuovi casi di irregolarità nei test di sicurezza e in altre procedure in 25 categorie di test. Un fulmine a ciel sereno? Non proprio. Già ad aprile, Daihatsu aveva ammesso di aver violato gli standard sui crash test su oltre 88 mila auto, per lo più vendute con il marchio Toyota in Paesi come Malesia e Thailandia. In quel caso, l’azienda aveva dichiarato di non aveva rispettato i requisiti normativi per alcuni test di collisione laterale. Un mese più tardi, a maggio, Daihatsu aggiungeva di aver rilevato ulteriori illeciti, nello specifico dati errati per i test di collisione su due veicoli elettrici ibridi. La società, in quell’occasione, si era salvata in corner assicurando lo stop alla vendita dei modelli interessati. Questa volta però il colpo potrebbe rivelarsi letale per la divisione Toyota.

Lo scandalo dei crash test truccati paralizza Daihatsu: il marchio giapponese sospende la produzione
Soichiro Okudaira e Hiroki Nakajima si scusano durante la conferenza stampa del 20 dicembre 2023 (Getty Images).

Le prime irregolarità risalivano al 1989

Okudaira ha riconosciuto la falsificazione dei test: Daihatsu ha trascurato i controlli richiesti per sfornare veicoli adeguati agli standard del mercato. L’ad ha tirato in ballo l’eccessiva pressione sui lavoratori e le ravvicinate scadenze per costruire e consegnare i mezzi. Il problema è che, delle oltre 170 irregolarità registrate, le prime risalivano addirittura al 1989, lasciando intendere una negligenza dell’azienda ben radicata nel tempo. La società, non a caso, non ha potuto far altro che ammettere l’esistenza di dati falsificati risalenti a più di 30 anni fa. Per la cronaca, nel 2022 Daihatsu ha prodotto 870 mila veicoli in patria – pari a circa il 4 per cento delle vendite del gruppo Toyota – con una catena di fornitura del valore di circa 15 miliardi di dollari. Nel frattempo, le attività di Daihatsu sono state congelate in attesa che le indagini facciano il loro corso e che Toyota riorganizzi l’intera filiale. «Si tratterà di un compito estremamente significativo che non potrà essere portato a termine da un giorno all’altro», ha affermato la casa madre, aggiungendo che questo richiederà una revisione approfondita della gestione, delle operazioni e del modo in cui è strutturata Daihatsu.