Dal calcio alla Tv

Redazione
14/10/2010

Di Pierluigi Mennitti Genova, Serbia. La stampa tedesca ha dato molto risalto agli incidenti provocati dagli hooligans serbi nel capoluogo...

Dal calcio alla Tv

Di Pierluigi Mennitti

Genova, Serbia. La stampa tedesca ha dato molto risalto agli incidenti provocati dagli hooligans serbi nel capoluogo ligure, prima, durante e dopo l’incontro di calcio per la qualificazione agli Europei 2012.
Lo Spiegel ha aggiunto alla cronaca dell’evento anche alcune considerazioni: le autorità di pubblica sicurezza italiane sono state colte di sopresa dalla violenza dei tifosi serbi, giacché le forze di polizia all’interno dello stadio sono apparse insufficienti a domare i tumulti.

Campo di battaglia

Il giornale ha descritto la strategia delle forze dell’ordine, che hanno preferito schierarsi di fronte alla gradinata occupata dagli ospiti e contenerne le intemperanze, anche perché un diretto intervento nel loro settore avrebbe provocato ulteriore violenza. Una lunga, interminabile notte di ferocia è seguita fuori dallo stadio, dopo che la partita è stata sospesa. Ma qui, seppur lentamente, la polizia è riuscita a riuscita a riportare sotto controllo la situazione, effettuando anche diversi arresti.
Lo Spiegel ha dato conto, da un lato delle dichiarazioni delle autorità italiane e dei dirigenti della Figc, che hanno accusato le controparti serbe di non averli informati della pericolosità dei tifosi al seguito della squadra e delle critiche di alcuni media italiani circa la sottovalutazione da parte delle forze dell’ordine dei 400 hooligan, già noti per essere legati all’ambiente dell’estremismo nazionalista serbo. Dall’altro, ha riportato le scuse imbarazzate fornite dal governo serbo tramite l’ambasciatore a Roma: «Le immagini della violenza a Genova faranno il giro del mondo e danneggeranno la fama dello sport serbo, ci vergognamo profondamente».
Brillante è stata anche la cronaca di Brigitte Schönau sulla Süddeutsche Zeitung, giornalista esperta dell’Italia e del suo calcio, che ha descritto l’attesa della città di Genova per la partita degli Azzurri: terreno di gioco rinnovato per il costo di 150 mila euro, scolaresche invitate allo stadio, emozione per la concomitanza del Columbus Day.
Tutto rovinato da un manipolo di teppisti guidati dal 29enne Ivan Bogdanovic, «grande come un albero», tatuato tifoso della Stella Rossa di Belgrado, assurto a notorietà in eurovisione grazie alle performance mostrate a cavalcioni della rete di recinsione, con tanto di passamontagna e teschio stampato su una maglietta nera: è stato arrestato anche lui, tranquillizza la Schönau i lettori del quotidiano bavarese.

Le radici del nazionalismo serbo

Al di là della cronaca, è più interessante addentrarsi nei commenti che approfondiscono il disagio politico della Serbia, ora tracimato nel resto d’Europa attraverso una partita di calcio e di cui Genova ha dovuto fare le spese.
La Frankfurte Allgemeine Zeitung ha ripercorso il filo rosso del nazionalismo giovanile serbo, evidenziando come il sentimento anti-occidentale (anti-americano e anti-europeo) che oggi serpeggia in tali ambienti trovi le sue radici nel 1999, l’anno dei bombardamenti Nato.
Michael Martens, giornalista esperto dell’area balcanica che scrive da Istanbul, ha ricordato che solo in questa settimana la polizia serba ha dovuto far fronte alle violenze scatenate dalle frange estremiste in occasione del precedente incontro della nazionale di calcio e del gay pride svoltosi a Belgrado. E ha dovuto contrastare le proteste per la visita del segretario di Stato americano Hillary Clinton, che porta con sé l’ingombrante cognome del marito, il presidente che lanciò l’attacco aereo contro la Serbia: «Se questo incontro non è stato rinviato» , ha scritto il quotidiano di Francoforte, «è stato anche perché una parte degli elementi più radicali era già in viaggio per l’Italia».

L’eredità di Milosevic

Stessa contestazione era avvenuta un anno prima in occasione della visita del vicepresidente Biden.
Tutt’altra atmosfera rispetto a quella che gli americani e gli europei sono soliti ricevere nelle vicine Albania o Kossovo: solo due anni fa, a Belgrado, i teppisti diedero alle fiamme l’ambasciata di Washington. Un panorama variegato, quello del nazionalismo serbo, del quale fanno parte anche frange non marginali della chiesa ortodossa, del giornalismo, della politica, delle forze armate: un’eredità degli anni di Milosevic.
Gli hooligans di Genova non avevano in mente di difendere la squadra di calcio ma quello che ritengono essere l’onore della Serbia e del suo popolo. Anche a costo di pregiudicare gli sforzi di avvicinamento del loro Paese all’Europa. Anzi, proprio questo è stato lo scopo di queste azioni, conclude Martens, «e il fatto che si tratti di frange marginali della società serba non impedisce che, a Belgrado come a Genova, riescano a impossessarsi della scena».

Santoro e il Cavaliere

Gli incidenti di Genova non sono stati però l’unica notizia rimbalzata sui giornali tedeschi dall’Italia. Sullo Spiegel, trova spazio anche la sospensione di 10 giorni di Michele Santoro dalla Rai.
«Ufficialmente si tratta di una misura presa per le offese rivolte dal conduttore di Annozero al direttore generale della Rai», ha scritto il giornale, «molti osservatori però ritengono che il vero motivo siano le critiche che il giornalista muove al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi».
Conflitto di interessi televisivo e questione giustizia costituiscono i talloni d’Achille del Cavaliere presso la stampa tedesca mai tenera nei suoi confronti, e di conseguenza verso l’opinione pubblica. L’impressione è che questa nuova vicenda contribuirà ad accrescere la distanza e l’incomprensione.