D’Alema fa rotta sul centro

Redazione
20/12/2010

di Salvatore Cannavò Al netto delle dichiarazioni di Gasparri, la settimana politica ruoterà attorno alla direzione del Pd prevista per...

D’Alema fa rotta sul centro

di Salvatore Cannavò

Al netto delle dichiarazioni di Gasparri, la settimana politica ruoterà attorno alla direzione del Pd prevista per il 23 dicembre, antivigilia di Natale. Anche la collocazione aiuta a capire la crucialità del passaggio. Il segretario Bersani vorrebbe passare le vacanze in santa pace con una linea la più chiara possibile e con una direzione di marcia condivisa. Per questo, si aspetta un’ampia condivisione della sua proposta, ribadita la scorsa settimana in diverse interviste alla stampa e in tivù. Rilanciare una «piattaforma democratica» sulla quale guadagnare i più larghi consensi, possibilmente sia della sinistra di Vendola sia del  Terzo polo di Casini e Fini. Impresa improba e per certi versi impossibile.
D’ALEMA GRANDE TESSITORE. La linea di Bersani è un modo per cercare di tenere unite due propensioni opposte e di non affrontare di petto il problema che il Pd ha sulla questione delle alleanze. Chi, per esempio, ha le idee molto più chiare è Massimo D’Alema che sta lavorando attivamente per cercare di stringere l’alleanza con Fini e Casini. A chi gli faceva notare in Transatlantico, qualche giorno fa, l’inevitabilità di un accordo con Di Pietro e Vendola, la battuta del presidente del Copasir era netta: «Un governo con quei due? Durerebbe qualche mese». Con Fini e Casini, evidentemente, il governo potrebbe durare un periodo più lungo, questa è al momento la convinzione del dirigente Pd.

Obiettivo: tagliare l’asse con Vendola

In questa direzione, D’Alema si sta muovendo per vincolare il partito al centro e tagliare fuori l’asse con Vendola a partire dalla compressione, se non abolizione, delle primarie. «Il nostro obiettivo è vincere le secondarie» insiste ancora il lider maximo cioè la partita decisiva con Berlusconi. In questo senso nei corridoi di Montecitorio si fanno i conti. Accreditando il Terzo polo di un possibile 18% l’alleanza con un Pd al 25% raggiungerebbe il 43%, sufficiente, dicono i sostenitori di questa tesi, a battere il Cavaliere. E pazienza se a sinistra si formerà un polo Di Pietro-Vendola eventualità tutta da verificare visto che i rapporti tra i due sono piuttosto freddi. 
Il presidente della Puglia è ovviamente molto irritato da questa ipotesi che lo taglierebbe fuori dai giochi nonostante la popolarità e il consenso che va raccogliendo in giro per l’Italia. C’è chi pensa, per esempio, che dopo l’exploit di Milano, la candidata alle primarie per il sindaco, sostenuta da Sinistra, Ecologia e Libertà potrebbe imporsi anche a Bologna. Amelia Frascaroli, infatti, oltre al sostegno di Vendola può contare anche su quello di Flavia Prodi e di una parte importante del mondo cattolico bolognese. L’altra sera, il presidente di Sel, nel suo comizio cittadino, ha fatto il pieno e così succede a ogni sua iniziativa locale.
IL SEL GUARDA ALLE PRIMARIE. Tutto questo, però, ha bisogno di essere capitalizzato in una sola partita, quella delle primarie con la possibile conquista della leadership del centrosinistra. Vendola, oggi, non ha nessuna intenzione di entrare nel Pd come gli hanno chiesto Latorre, senatore dalemiano, oppure Goffredo Bettini, già veltroniano e spin doctor della candidatura di Ignazio Marino alle primarie per la segreteria Pd. E come gli consiglia anche il direttore del settimanale Gli Altri, Piero Sansonetti, che nell’editoriale del suo giornale ha incitato Vendola a “rifondare” il partito democratico. Questa ipotesi, per il governatore pugliese, sarebbe esiziale, lo condannerebbe al gioco delle correnti del pd e, in breve tempo, alla marginalità politica. Meglio insistere sul nodo primarie e giocare la partita in mare aperto.

L’ipotesi della mega- coalizione per eliminare il Cav

Nei vari malumori e chiacchiericci di area Pd c’è però anche un’altra ipotesi o, meglio, speranza. La possibilità di realizzare un’unica alleanza da Vendola a Fini, una mega-coalizione, capace di superare il 50% dei voti, di chiudere con l’era berlusconiana e aprire una “fase costituente”. Un’opzione che difficilmente potrebbero accettare sia Vendola sia Fini – quest’ultimo è ora chiamato alla preparazione del congresso di Futuro e Libertà che si terrà a gennaio a Milano – ma che pure non smette di circolare o di essere additata come l’unica possibile.
PD-IDV-SEL ALLEANZA DEBOLE. L’opzione attualmente minoritaria, invece, è quella del centrosinistra “classico” composto da Pd-Idv-Sel con sostegno esterno della Federazione della sinistra. I sondaggi accreditano questa soluzione di circa il 40% dei consensi che, secondo il professor D’Alimonte, insigne politologo ed esperto di flussi elettorali, è la soglia giusta per vincere le elezioni con l’attuale legge elettorale. Ma Bersani per il momento la esclude e sa che se fosse costretto a percorrerla avrebbe all’interno del suo partito più problemi di quanti ne provocherebbe l’alleanza con il Terzo polo. Anche per questo, Casini può permettersi di giocare al rialzo con Berlusconi, di promettere un sostegno esterno al governo – se richiesto – e di alzare il prezzo di una qualsiasi trattativa. Al momento l’unico che può davvero scegliere tra due soluzioni politiche è soltanto lui.