Dalla rivolta egiziana all’ultimo bunga bunga

Stefano Feltri
02/02/2011

Sui quotidiani anche il federalismo fiscale e la disoccupazione giovanile.

Come modesta forma di disobbedienza civile, questa rassegna procederà a rovescio. Prima le notizie serie, poi il bunga bunga con la conseguente melma politica.
LA CADUTA DI MUBARAK. Prima notizia seria: il regime di Mubarak in Egitto è praticamente finito. «Mubarak: non mi ricandido. La folla urla: vattene subito», titola la Repubblica in prima pagina sopra una foto della manifestazione da 2 milioni di persone nelle strade del Cairo e in piazza della Libertà, Tahir Square.
Sulla Stampa, Maurizio Molinari nota che «Obama incassa e lo incalza: subito dialogo e transizione» sacrificando un alleato storico all’autodeterminazione dei popoli, come la chiamava Woodrow Wilson. Laura Anello, sempre sulla Stampa, ci informa delle prime conseguenze concrete per l’Italia: «Rivoluzioni & barconi. Lampedusa ora trema. Riprendono gli sbarchi, senza il pugno dei raìs chi li fermerà?».
DISOCCUPAZIONE IN CRESCITA. Repubblica è uno dei pochi giornali a titolare in prima su «La disoccupazione giovanile sale alla quota record del 29%». In effetti è scelta opinabile, visto che i dati dell’Istat sono mensili e che ogni mese sono praticamente gli stessi. Anche se, come direbbero gli economisti, conta il trend: il dato generale della disoccupazione resta all’8,6%, mentre quella dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni che sono “a spasso” (come riassume con l’abituale paternalismo il Giornale) non smette di aumentare, lentamente ma inesorabilmente.

Il federalismo fiscale e le indagini su Frattini

Terza notizia seria: il federalismo fiscale che doveva essere una riforma epocale è ormai diventato questione di bassa cucina politica. «Fondo perequativo per i comuni. Nuove modifiche al testo per convincere Terzo polo, Partito democratico e Italia dei valori», scrive il Sole 24 Ore. E il voto, simbolico ma politicamente decisivo, nella bicamerale sul federalismo del 3 febbraio, sarà quasi sicuramente rinviato causa pareggio, 15 a 15, tra favorevoli e contrari.
MASI CON MINZOLINI. Quarta notizia seria (o quasi): il direttore generale della Rai Mauro Masi, quello che si è dissociato in diretta da Michele Santoro nell’ultima puntata di Annozero (che può non piacere ma è stato visto da 7 milioni di persone, un successo innegabile dal punto di vista dello share) garantisce copertura totale ad Augusto Minzolini, direttore generale del Tg1. «Ha liquidato come benefit i rimborsi del direttore del Tg1: in 14 mesi spesi 86 mila euro con la carta di credito aziendale», riassume Carlo Tecce sul Fatto Quotidiano. Soldi a cui si aggiungono 129 giorni in trasferta e 45 viaggi non motivati.
E veniamo, finalmente, alla politica del bunga bunga. Oggi ritrae un deputato del Popolo della libertà, Simeno Di Cagno Abbrescia, intento a occuparsi di politica sul suo iPad. Sta guardando un sito porno, di escort, assicura qualche giornale (forse prevede elezioni anticipate e studia eventuali candidature).
NOEMI E NICOLE. Queste le altre novità di giornata. «Pagata anche Noemi: un bonifico di alcune decine di migliaia di euro intestato alla madre della minorenne che chiamava Papi il premier» (il Fatto). Sul Corriere, altri stralci dell’interrogatorio di Nicole Minetti: la consigliera regionale dice che quando Berlusconi le ha chiesto di andare a recuperare Ruby in Questura non ha mai accennato alla sua convinzione, fondamentale per togliere l’indagine alla Procura di Milano e darlo al tribunale dei ministri, che la ragazzina fosse nipote di Mubarak.
INDAGATO FRATTINI. Libero si indigna perché è stato «bastonato anche Frattini». Nel senso che il ministro degli Esteri è indagato a Roma per abuso d’ufficio, visto che non rientrava nei suoi compiti occuparsi della casa di Gianfranco Fini a Montecarlo.
Va poi ricordato che i documenti richiesti al governo di Saint Lucia, ed esibiti nei giorni scorsi come cortina fumogena intorno al caso Ruby, non sono certo la «pistola fumante». Provare davvero che l’appartamento di Montecarlo è stato comprato da Giancarlo Tulliani è quasi impossibile, causa gli schermi delle società offshore. Ma Libero non è sempre garantista, si sa.

La giornalista perquisita e il ricordo di Padoa-Schioppa

Tutto da leggere anche il Giornale. «Il braccio violento dei pm. Spogliata la nostra cronista, Anna Maria Greco denudata e perquisita: il blitz nella sua casa e in redazione per aver scritto un articolo sulla Boccassini».
LA VICENDA GRECO. Le cose non stanno esattamente così. La giornalista è stata perquisita per aver attaccato la Boccassini ripescando un fascicolo disciplinare archiviato (Ilda Boccassini era stata assolta) aperto sulla magistrata di Milano per presunti «atteggiamenti amorosi» con un giornalista. Una storia vecchissima, del 1982, poco interessante per tutti i giornali che non sono di proprietà di un editore inquisito dalla Boccassini.
Peccato che la fonte della giornalista sia del consigliere (leghista) del Csm Matteo Brigandì, che ha commesso un abuso d’ufficio fotocopiando il fascicolo sulla Boccassini, o almeno questo è quello che sostiene la Procura di Roma che ora indaga il membro del Consiglio superiore della magistratura. «Se così siam messi della magistratura non possiamo avere più né rispetto né fiducia», scrive il direttore del Giornale Alessandro Sallusti . E che questa fosse la linea del quotidiano, diciamocelo, un po’ si era capito.
PROCESSO BREVE. Ma queste sono scaramucce per guadagnare tempo. Berlusconi, invece, ha pronta l’arma nucleare: “Processo breve, Berlusconi rilancia. Alfano: ce lo chiede l’Europa. Il Pd: è un’amnistia. Lo stop della Lega. Niente accelerazioni” (Repubblica). Riepilogo per chi si è perso tra gli innumerevoli tentativi di colpi di spugna: col processo breve il dibattimento può durare al massimo sei anni per i tre gradi di giudizio o il processo si estingue.
Ultima nota, se non di speranza, almeno di decoro. A Milano la «generazione euro» (Ciampi, Prodi, Trichet, Monti), come la chiama sulla Stampa Marco Alfieri, ha ricordato Tommaso Padoa-Schioppa scomparso il 18 dicembre. Di rado una (giusta) rivalutazione postuma è stata così rapida. E Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere, commenta: «Speriamo che la prossima occasione pubblica nella quale si possa essere orgogliosi del proprio Paese non coincida con il ricordo di un italiano che non c’è più». Ogni pessimismo è però lecito.