Dalle Olimpiadi alla morte in mare

Redazione
19/08/2012

Alle Olimpiadi di Pechino nel 2008 era arrivata ultima nella gara dei 200 metri: nessuno se n’era accorto, né le...

Dalle Olimpiadi alla morte in mare

Alle Olimpiadi di Pechino nel 2008 era arrivata ultima nella gara dei 200 metri: nessuno se n’era accorto, né le telecamere avevano indugiato su quella ragazza esile che arrivava al traguardo molti secondi dopo le altre. Ma per lei era già un successo. A Londra 2012 però non ci è mai arrivata: il suo sogno è naufragato nel Mediterraneo, dove è morta a bordo di una carretta del mare partita dalla Libia mentre tentava di raggiungere l’Italia.
MORTA PER RAGGIUNGERE L’OCCIDENTE. A raccontare la triste storia di Saamiya Yusuf Omar è la scrittrice italo-somala Igiaba Scego sul blog Pubblico, che a sua volta ha citato Abdi Bile, una gloria dell’atletica somala, medaglia d’oro – l’unica nella storia del martoriato Paese africano – nei 1500 metri ai mondiali di Roma del 1987. «Sapete che fine ha fatto Saamiya Yusuf Omar?», ha chiesto Abdi Bile a una «platea riunita per ascoltare i membri del comitato olimpico nazionale». Nessuno ha risposto. L’ex atleta si è commossa e ha proseguito: «La ragazza… Saamiya è morta… morta per raggiungere l’Occidente. Aveva preso una caretta del mare che dalla Libia l’avrebbe dovuta portare in Italia. Non ce l’ha fatta. Era un’atleta bravissima. Una splendida ragazza».
Non è chiaro quando la ragazza sia morta.
«Siamo felici per Mo, è il nostro orgoglio», ha poi aggiunto Abdi Bile riferendosi a Mo Farah, il giovane atleta nato in Somalia ma diventato britannico che ai Giochi di Londra ha dominato nei 5000 e nei 10.000. «Ma – ha concluso – non dimentichiamo Saamiya».