Damasco, sterminio in città

Redazione
22/08/2012

Sono state almeno tre le esecuzioni sommarie di massa di civili effettuate dalle forze governative il 22 agosto. Secondo il...

Damasco, sterminio in città

Sono state almeno tre le esecuzioni sommarie di massa di civili effettuate dalle forze governative il 22 agosto.
Secondo il regime «è stata disinfestata da terroristi e mercenari» la zona di Damasco.
I dintorni della capitale sono stati messi a ferro e fuoco dall’esercito di Assad fin dalla mattina.
RASTRELLAMENTI E RAZZI. Boati di forti esplosioni provenienti dalla parte meridionale e i principali accessi alla città sono stati bloccati dalle forze governative, hanno riferito alcuni testimoni.
Per gli attivisti sarebbe morte almeno 40 persone a Kfar Suse, dove 22 carri armati hanno fatto scudo ai soldati che rastrellavano le case e sul vicino Nahr Eisha sono piovuti razzi.
DOCUMENTATI I MORTI CIVILI. I residenti hanno pubblicato nomi e cognomi di oltre 60 ‘martiri della rivoluzione’, documentando con foto e filmati i corpi straziati così ridotti «dai cani di Assad», in riferimento al presidente Bashar.

I quartieri di Damasco sono stati messi a ferro e fuoco dalle forze di Assad

È questa la drammatica fotografia dell’ennesima giornata di sangue in Siria dove non sembra esserci tregua alle atrocità del conflitto.
Neppure a tre settimane dalla prevista visita di Papa Benedetto XVI nel vicino Libano, infiammato ancora oggi da scontri armati nel porto settentrionale di Tripoli.
Il nunzio apostolico in Siria, monsignor Mario Zenari, ha denunciato le violenze commesse da entrambe le parti, invocando il rispetto del diritto internazionale.
RAID CASA PER CASA. Dopo che il presidente americano Barack Obama ha ribadito che il ricorso alle armi chimiche è la vera linea rossa che le autorità siriane non devono superare perché gli Stati Uniti cambino atteggiamento, le forze fedeli ad Assad hanno invece compiuto indisturbati raid casa per casa a Daraya, Kfar Suse, Qadam, Tadamun, Jobar, Muaddamiya e Nahr Aysha: tutti sobborghi o quartieri di Damasco roccaforti dei ribelli anti-regime.
Le azioni sono avvenute poco dopo l’alba, dopo che le zone sono state bombardate dall’artiglieria, falciate dalle raffiche di mitra di elicotteri o colpite con bombe sganciate da Mig.
BLINDATI PER SPIANARE LA STRADA. Prima dell’ingresso delle milizie irregolari lealiste (shabbiha) e dei soldati fedeli ad Assad, è stato però il turno dei blindati e dei carri armati che hanno aperto la via contro eventuali sacche di resistenza. Da questi rioni periferici erano partiti gli attacchi al centro di Damasco.
Per evitare il ripetersi di un simile scenario, il regime ha inviato, secondo le testimonianze dei locali, i suoi uomini a terrorizzare chiunque fosse nelle case.
L’agenzia ufficiale Sana ha riferito di «opera di disinfestazione in alcuni quartieri attorno a Damasco».

Ucciso un giornalista siriano anti regime

Il macabro bollettino del 22 agosto, provvisorio e impossibile da verificare in modo indipendente, è di una settantina di giustiziati. Una trentina a Qabun, 24 a Kfar Suse, almeno una dozzina a Nahr Aysha.
Tra questi ultimi c’è anche Musaab Awdallah, ex giornalista del quotidiano governativo Tishrin, ma da mesi associatosi agli attivisti anti-regime. «Lo hanno raggiunto in casa e gli hanno sparato alla testa. È stata una vera e propria esecuzione», hanno raccontato i suoi compagni.
Almeno altre quattro persone sono state così uccise rispettivamente a Jawbar, nel nord di Damasco, e a Tadamun, nel sud.
UCCISIONE ANCHE AD ALEPPO. La tv satellitare Addouniya, vicina al regime, ha riferito dell’uccisione da parte di terroristi di tre civili nel porto di Tortosa, dominato dalla minoranza alawita.
Scontri tra ribelli e governativi sono proseguiti poi ad Aleppo, dove l’aviazione ha continuato a martellare i quartieri orientali sotto il controllo dell’Esl.
GUERRA AL CONFINER CON L’IRAQ. Altri combattimenti si sono registrati nelle regioni di Daraa (sud), Idlib e Dayr az Zor. Qui, nel distretto di Albukamal, al confine con l’Iraq, i ribelli hanno lanciato un’offensiva, confermata dall’esercito iracheno, per conquistare una base aerea governativa, l’ultimo avamposto di Damasco in territori ormai sotto il quasi completo controllo dell’Esl.