È morto Daniele Segre, il documentarista che raccontava gli emarginati

Fabrizio Grasso
05/02/2024

Il regista torinese avrebbe compiuto 72 anni l'8 febbraio. In carriera ha sempre messo al centro la realtà sociale, raccontando le difficili vite degli ultimi. Fra le sue opere si ricordano soprattutto Morire di lavoro, Ragazzi di stadio e Nome di battaglia: donna.

È morto Daniele Segre, il documentarista che raccontava gli emarginati

Daniele Segre, regista per cinema e teatro torinese che ha raccontato il sociale, è morto all’età di 71 anni (l’8 febbraio ne avrebbe compiuti 72) dopo una breve malattia, diagnosticatagli a dicembre. Originario di Alessandria, scelse sempre di narrare la vita degli ultimi e degli emarginati senza sconti o filtri. Il ricordo dei familiari: «Ha dedicato la sua vita al cinema della realtà, onorando personaggi che hanno segnato la storia». In carriera oltre 80 progetti, applauditi in vari festival internazionali tra cui la Mostra del Cinema di Venezia, con cui ha raccontato il mondo della droga, le morti bianche e i diritti delle donne. Lavoratore instancabile, come lo ricordano sui social amici e colleghi, stava ultimando un nuovo film su Bruno Segre, giornalista e avvocato ma soprattutto partigiano ebreo morto all’età di 104 anni il 27 gennaio. Lascia la moglie Elena e il figlio Emanuele.

La carriera di Daniele Segre e i suoi film più importanti

Regista e montatore, ma anche fotografo e artista a tutto tondo, Daniele Segre nacque ad Alessandria l’8 febbraio 1952 da una famiglia ebraica. Già negli Anni 70 si avvicinò ai documentari, lavorando dapprima per la Rai, per cui realizzò anche diversi servizi per il telegiornale. Dopo l’inchiesta Perché droga? del 1976 fu il turno de Il potere dev’essere bianconero e Ragazzi di stadio, usciti rispettivamente due e quattro anni dopo il suo progetto d’esordio. Le due opere lo videro filmare per la prima volta in Italia le attività degli ultras di calcio della Juventus e del Torino. Furono i primi due capitoli di un’ideale trilogia che avrebbe raggiunto il completamento soltanto quasi quattro decenni dopo, con la pubblicazione nel 2018 di Ragazzi di stadio, quarant’anni dopo.

Nel corso della sua carriera cinquantennale, ha raccontato Torino in varie sfaccettature, sempre ricordando però il punto di vista di coloro che hanno avuto meno fortuna. Basti pensare, oltre al citato Perché droga? del 1976 anche Ritratto di un piccolo spacciatore, che nel 1980 descrisse una città sconvolta dall’eroina. In quello stesso anno, grazie a Torino, mercati generali e soprattutto Carnevale in quartiere si concentrò sulla quotidianità dei sobborghi, tornandoci ancora una volta quattro anni dopo con Vite di ballatoio. Non sono poi mancati i ritratti, tra cui merita una menzione speciale quello di Maria Adriana Prolo, fondatrice del Museo del Cinema. Daniele Segre scrisse anche Manila Paloma Bianca, premiato a Istanbul, e soprattutto Morire di lavoro, presentato in anteprima alla Camera dei Deputati e al Parlamento di Strasburgo nel 2008. Senza tralasciare Nome di battaglia: donna del 2016 incentrato sull’orgoglio delle partigiane d’Italia.

In arrivo anche un film postumo grazie alla sua compagnia di produzione

Docente dal 1996 del Centro sperimentale di cinematografia di Roma, dove insegnava regia agli aspiranti nuovi cineasti italiani, nel 1981 aveva fondato I Cammelli, la sua compagnia di produzione con cui ha dato vita ai tanti capolavori. «Autore di film scomodi e provocatori, ha ideato un inconfondibile linguaggio di rottura con i canoni convenzionali», si legge in una nota a firma dei familiari Marcella ed Emanuele Segre. «Sincero e coerente, intuitivo e curioso, sarà ricordato per l’acutezza nel mettere in luce anche gli aspetti più profondi delle persone». Lavoratore instancabile, stava già progettando un nuovo film sul partigiano Bruno Segre per raccontarne la vita soprattutto sotto il regime fascista. Tanti gli omaggi sui social, tra cui quello del collega al Centro sperimentale di cinematografia Francesco Bruni. «Era lo spauracchio di tutti gli studenti», ha scritto su Facebook. «È merito suo la formazione dei migliori giovani registi e sceneggiatori».