Danilo go & stop

Redazione
20/12/2010

di Marco Valle Aveva già in tasca una linea di credito da 180 milioni di euro concessa a ottobre 2010...

Danilo go & stop

di Marco Valle

Aveva già in tasca una linea di credito da 180 milioni di euro concessa a ottobre 2010 da un pool di banche capeggiate dal Banco Popolare che si è esposto per 90 milioni e un accordo di massima con il signor Esselunga, Bernardo Caprotti.
La rinascita di Danilo Coppola, 43 anni, immobiliarista della romana Borgata Finocchio, il più schivo dei furbetti del quartierino che infiammarono l’estate finanziaria nel 2005 con la scalate Bnl e Antonveneta, era già cominciata a Porta Vittoria, Milano. Un albergo, qualche migliaio di appartamenti, un cinema multisala e naturalmente un supermercato.
IL RITORNO DI COPPOLA PARTE DA MILANO. I lavori sono ripresi ad aprile, con grande gioia dei residenti, che sono stati assediati da oltre tre anni da cantieri fermi, e del comune di Milano, che poteva sperare in un’area riqualificata in tempo per Expo 2013.
Per Coppola il guadagno stimato a conclusione lavori è di almeno 500 milioni di euro. Numeri da rinascita vera per er cash, abituato a pagare in contanti, sempre. Sono quasi quattro volte la cifra,  pari a 134 milioni di euro, con cui ha ricomprato l’area dalla Ipi, un tempo la sua cassaforte immobiliare, poi acquistata, un anno e due mesi fa, dalla famiglia torinese dei Segre, quelli di Banca Intermobiliare e di Directa sim, con il lancio di un’Opa dal valore di 135 milioni di euro, anche grazie a un finanziamento da 125 milioni di euro avuto, guarda caso, dal Banco Popolare. Del resto, Franca Bruna Segre, la capostitite della dinastia di banchieri, considera Danilo come un figlio e ha intrecciato con lui il destino della banca negli ultimi cinque anni. Compreso quello giudiziario.

Avviso di garanzia anche per il cda della Bim

L’ultimo fronte lo hanno aperto Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli, i due magistrati romani che il 16 dicembre scorso hanno chiesto il rinvio a giudizio di Danilo Coppola e altre 35 persone per il crac del suo gruppo e delle numerose controllate tra il 2007 e il 2009. Bancarotta fraudolenta, evasione fiscale, impiego di denaro di provenienza illecita, ostacolo alla funzione di vigilanza esercitata dalla Consob e dalla Banca d’Italia. Proprio adesso in pieno rilancio. Coppola si dice «fiducioso». Ma l’incubo vissuto nel 2007 con l’arresto e i due tentativi di suicidio è di nuovo qui. L’avviso di garanzia per questa nuovo filone giudiziario è arrivato lo scorso maggio. E ha toccato, tra gli altri, anche Carlo De Benedetti nella veste di ex consigliere della Bim, ma oggi la sua posizione è stata archiviata. Non è così per l’intero cda della Bim (Pietro D’Aguì, Franca Bruna Segre, Mario Scanferlin, Massimo Segre, Gianclaudio Giovannone, Franco Bono, Aldo Scarrone, Giampaolo Abbondio) che secondo l’ipotesi dei magistrati ha ostacolato i controlli degli organi di vigilanza sulle operazioni del gruppo. 
VERTICI BANCARI NEL MIRINO. A giudizio anche Mario Aramini, all’epoca dei fatti direttore generale di Unicredit Banca d’impresa poi passato in Banca Mb (leggi articolo sui licenziamenti) che oggi è in liquidazione, e due intermediari della banca di Piazza Cordusio accusati di aver concesso a Coppola un finanziamento da 80 milioni di euro a fronte di una tangente da 1 milione di euro. Per la procura romana, mentre le società del gruppo fallivano, sarebbero stati distratti almeno 300 milioni di euro. Evadendo il fisco, ancora una volta. Questo è un altro fronte che si riapre dopo che Coppola aveva chiuso la sua partita con l’erario proprio questa estate, versando 138 milioni di euro dei 198 milioni previsti dall’accordo con l’Agenzia delle entrate. Grazie a questo versamento, proprio cinque giorni fa, il 15 dicembre, Coppola era rientrato in possesso della sua quota in Mediobanca (0,1%), in As Roma (3,4%), nell’Immobiliare Ipi (5%) e del 30% dell’Hotel Cicerone, a due passi da San Pietro, Roma, per un controvalore di circa 40 milioni di euro. La rinascita per l’immobiliarista era quasi perfetta. Ma ancora una volta la magistratura è tornata a bussare alla sua porta. E dopo una condanna in primo grado a sei anni di carcere per bancarotta fraudolenta, adesso Coppola ha di fronte a sé un’altra storia. Giudiziaria.