L’alleanza Pd-M5s piace ai dem, ma non ai grillini

Franceschini: «Questo esecutivo può essere un laboratorio, l'incubatore di un nuovo progetto». Che parta dal voto nelle regioni «passi per le comunali e arrivi alle politiche». E incassa il sì di Zingaretti. Ma il no dei vertici Cinquestelle.

12 Settembre 2019 08.38
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Dario Franceschini il tessitore continua a filare le alleanze del Pd e, dopo il governo, guarda alle Regioni. Se centrosinistra e Movimento 5 Stelle lavoreranno bene nel nuovo governo «potremo presentarci insieme già alle regionali. È difficile, ma dobbiamo provarci. Per battere questa destra, ne vale la pena», ha detto il neo Ministro dei Beni Culturali in un’intervista a La Repubblica.

Il ministro dei Beni culturali e capo delegazione Pd nel governo, Dario Franceschini.

«QUESTO ESECUTIVO PUÒ ESSERE UN LABORATORIO»

Secondo Franceschini sarà difficile che il governo duri «se si limiterà ad essere il mero prodotto di forze politiche contrapposte. Però io penso che arriveremo fino alla fine della legislatura». A motivare la formazione dell’esecutivo c’è stata «la situazione del Paese». Senza questo governo, per Franceschini, saremmo nel disastro economico e «in campagna elettorale. Avremmo Salvini al Papeete ma all’ennesima potenza, magari a torso nudo a mietere il grano. Solo odio e paura. Ci troveremmo alla vigilia della vittoria della Lega». Il ministro considera Salvini «il massimo di pericolosità democratica che si può avere nel 2019. E quel pericolo non è finito. Rimane finchè qualcuno soffia sulla paura». Zingaretti va ringraziato «per avere indicato la necessità di trovare una soluzione di largo respiro. Il Pd è stato unito come non mai». Questo esecutivo «può essere un laboratorio, l’incubatore di un nuovo progetto», di una nuova alleanza «politica ed elettorale. Che parta dalle prossime elezioni regionali, passi per le comunali e arrivi alle politiche».

DALLA LEGGE ELETTORALE AL TAGLIO DELLE TASSE SUL LAVORO

Franceschini ribadisce che il partito è unito: «Ho visto che tutti hanno remato dalla stessa parte. Da Zingaretti a Renzi a Orlando». La possibilità di una scissione operata da Renzi sono «retroscena autoalimentati». Fra i temi dell’intervista anche il ritorno al sistema proporzionale, che «è ancora da discutere. Sebbene la riduzione dei parlamentari, che noi abbiamo accettato, si deve accompagnare ad una legge elettorale che dia equilibrio». Sul nodo migranti «confidiamo nella Ue». Il punto è «far capire che chi viene in Italia, non viene per rimanerci ma per entrare in Europa». Sui decreti sicurezza «recepiremo tutti i rilievi del presidente Mattarella». Nella Legge di bilancio le esigenze primarie sono non far scattare l’aumento dell’Iva e «intervenire sul cuneo fiscale». Sulla Tav c’è «una decisione già presa prima di questo governo», mentre per le concessioni autostradali «valgono l’accordo di governo e le parole del premier in aula». Venendo ai Beni Culturali Franceschini spiega che nella riforma di Bonisoli «ci sono cose che non mi convincono e cautelativamente abbiamo fermato i decreti emessi ad agosto. Li correggeremo. Ma non sarà la riforma della controriforma».

ZINGARETTI: «IDEA CORRETTA»

Il capo delegazione dem ha aperto il dibattito con la proposta che attira i commenti di avversari e possibili alleati e ottiene il sostegno del segretario Pd, Nicola Zingaretti. «L’idea di Franceschini è corretta. Bisogna rispettare le realtà locali, ma se governiamo su un programma chiaro l’Italia, perché non provare anche nelle Regioni ad aprire un processo per rinnovare e cambiare?», ha infatti dichiarato Zingaretti a margine di un’iniziativa della Regione Lazio a Roma.

APPENDINO: «ALLEANZA NON È ALL’ORDINE DEL GIORNO»

Ma a far cadere una doccia fredda sul partito democratico è subito una delle esponenti dei Cinquestelle più moderate e che col Pd ha dialogato di più. «Per quanto ci riguarda, non è assolutamente prevista una alleanza col Pd ma ben vengano, se ci sono, convergenze su temi programmatici al centro dell’agenda nazionale, come ambiente e innovazione», è la posizione netta della sindaca di Torino, Chiara Appendino. «Ogni contributo costruttivo è bene accolto – aggiunge a margine dell’inaugurazione della nuova scuola Pascoli – ma il tema alleanza non è all’ordine del giorno».

«NON C’È POSSIBILE ALLEANZA IN VISTA DEL PROSSIMO VOTO»

E dall’interno della macchina pentastellata la riposta è esattamente la stessa. «Il tema delle alleanze alle regionali non è all’ordine del giorno. Dunque non c’è in ballo alcuna possibile alleanza con il Pd in vista delle prossime elezioni Regionali. Le priorità per il MoVimento sono altre, ci sono temi importanti da affrontare e provvedimenti da realizzare in tempi celeri a favore dei cittadini. Una cosa è certa: le dinamiche interne tra forze politiche non interessano agli italiani e non servono a far crescere il Paese. Rimaniamo concentrati sulle cose concrete come il taglio dei parlamentari e l’abbassamento delle tasse», hanno sottolineato fonti M5s.

SALVINI: «LA FACCIANO ANCHE IN UMBRIA, LI SFIDO»

L’avversario politico per eccellenza Matteo Salvini ha chiosato: «L’alleanza Pd-M5s per le regionali? La facciano. Questi nel nome della poltrona non conoscono vergogna». «Lo facciano anche in Umbria, li sfido», ha aggiunto il leader della Lega nel corso di un’iniziativa a Orvieto. In Umbria le elezioni regionali si terranno il 27 ottobre e il centrodestra si presenterà candidando come presidente Donatella Tesei.

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