Cosa ha detto Davide Casaleggio alla Verità

Cosa ha detto Davide Casaleggio alla Verità

23 Luglio 2018 08.43
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In una forma ideale di Stato, il parlamento ci sarebbe? «Il parlamento ci sarebbe e ci sarebbe con il suo primitivo e più alto compito: garantire che il volere dei cittadini venga tradotto in atti concreti e coerenti. Tra qualche lustro è possibile che non sarà più necessario nemmeno in questa forma». Lo dice Davide Casaleggio a La Verità in una lunga intervista su democrazia diretta, Movimento 5 stelle e innovazione tecnologica. Nella sua visione, la democrazia rappresentativa è dunque destinata a essere superata. «La sfiducia dei cittadini nella classe politica ha radici lontane», spiega Casaleggio, «e lo scollamento tra i palazzi e la vita reale non è una novità. Nonostante questo, per lungo tempo il metodo della rappresentanza è stato il migliore metodo possibile. Oggi però, grazie alla Rete e alle tecnologie, esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività del volere popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è quindi inevitabile».

LA RISPOSTA DI DI MAIO

Parole pesanti che hanno spinto Luigi Di Maio ad aggiustare il tiro: «Di solito i Casaleggio ci prendono sempre quando parlano di futuro», ha detto il vicepremier ospite di L'aria che tira estate su La7. Poi ha puntualizzato: «I cittadini già ci dicono che il parlamento è inutile. Sta a noi, con atti concreti, dimostrare il contrario».

IL MODELLO ROUSSEAU

Nemmeno a dirlo, il modello di Casaleggio è uno: Rousseau, «che per il momento e stato adottato dal Movimento 5 stelle, ma potrebbe essere adottato in molti altri ambiti». I modelli novecenteschi «stanno morendo», continua Casaleggio, «dobbiamo immaginare nuove strade e senza dubbio la Rete è uno strumento di partecipazione straordinario. Per questo la cittadinanza digitale deve essere garantita a tutti». L'importante è dunque partecipare. I grandi cambiamenti sociali, aggiunge, «possono avvenire solo coinvolgendo tutti attraverso la partecipazione in prima persona e non per delega. Non servono baroni dell'intellighenzia che ci dicono cosa fare, ma persone competenti nei vari ambiti che ci chiedano verso quali obiettivi vogliamo andare e che propongano un percorso per raggiungerli».

IMMIGRAZIONE E SICUREZZA

Sul versante più strettamente politico, Davide Casaleggio sulla presunta emergenza immigrazione su cui l'alleato di governo – Matteo Salvini – sta macinando consensi spiega: «Quello che conta è la percezione che ne hanno i cittadini che quotidianamente si confrontano con l'immigrazione nelle città, nei paesi e sul territorio». Però su un'altra emergenza leghista, la sicurezza, invita a guardare le statistiche. «Gli ultimi dati sono confortanti», dice, «L'Italia è un Paese sicuro. Credo che come in ogni cosa della vita, si debbano evitare gli estremismi». E l'Europa? «All'Europa», sottolinea, «è stato dato moltissimo potere negli ultimi anni e questo si è tradotto in uno squilibrio rispetto alla legittima sovranità nazionale dei singoli Paesi aderenti». E, ancora: «L'Unione europea è certamente una risorsa preziosa ma servono maggiori strumenti di partecipazione. Un esempio potrebbe essere l'introduzione del referendum popolare obbligatorio per la ratifica di qualunque trattato».

UN «NUOVO UMANESIMO»

Il presidente della Fondazione Rousseau e della Casaleggio Associati difende la creatura pensata dal padre e esalta le potenzialità della Rete. Lui che a più riprese si è definito un semplice attivista. Con una certezza: «L'innovazione tecnologica consentirà la nascita di un nuovo umanesimo». Perché l'innovazione «rende più liberi». A partire dalla Rete che significa anche social network. Sulle piattaforme che hanno permesso il successo del M5s, nessuna demonizzazione. «Sono un mezzo di comunicazione come lo sono i giornali, le tivù, i manifesti e così via», spiega Casaleggio. «C'è un'enorme offerta di contenuti diversi per qualità e tipologia. Sta a noi scegliere». Certo, aggiunge, «manca l'educazione all'uso dei social e della Rete in generale. Nelle scuole andrebbe insegnata ai bambini fin da piccoli». Veicolano il populismo? «Danno voce a tutti indistintamente, sono molto democratici. Poi c'è chi queste voci le ascolta e chi le ignora. Se populismo significa ascoltare le persone invece che stare rinchiusi in una turris eburnea senza alcun contatto con la realtà quotidiana, allora si potrebbe dire di si. Ma anche "populismo" è una vecchia categoria…».

IL CONFLITTO TRA ROUSSEAU E LA CASALEGGIO

Il figlio del fondatore del M5s rispedisce al mittente le accuse di conflitto di interessi. L'unico rapporto tra Rousseau e la Casaleggio, dice, «riguarda la mia persona, dal momento che sono presidente di entrambe». Circa invece i versamenti che ogni mese gli eletti cinque stelle devono versare all'Associazione (quasi 6 milioni in totale a fine legislatura), Casaleggio conferma che servono per il mantenimento della piattaforma. Non si tratta dunque a suo dire di finanziamento pubblico alla politica: «I parlamentari versano una quota che sottraggono al proprio stipendio come farebbe chiunque altro con qualunque altra associazione culturale». Per quanto riguarda invece i rilievi del garante della Privacy sull'utilizzo dei dati degli iscritti, il presidente di Rousseau assicura di aver «risolto» i problemi: «Ci siamo adeguati alle ultime normative entrate in vigore ultimamente, come tutti coloro che hanno a che fare con la raccolta di dati degli utenti».

«IL GIUSTIZIALISMO È UN'ABERRAZIONE»

Casaleggio torna su uno dei dogmi del Movimento 5 stelle, quell'"uno vale uno" ampiamente rottamato dai pentastellati. Il figlio del fondatore ci crede ancora anzi, sostiene che sia «il fondamento della democrazia diretta e partecipativa». Ma al contempo definisce l'altro pilastro storico del M5s, il giustizialismo, «un'aberrazione che trova spazio dove mancano cultura ed educazione civica». In piena linea con la normalizzazione incarnata dalla gestione dimaiana.

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