Davide Gangale

Cosa c'è nel disegno di legge di assestamento di bilancio

Cosa c’è nel disegno di legge di assestamento di bilancio

Via libera in Consiglio dei ministri. Varato anche un decreto che congela i risparmi di reddito e quota 100 per abbassare il deficit. Indebitamento ridotto di 7,6 miliardi, ma Salvini e Di Maio disertano il vertice. Passa la linea di Mattarella, Conte e Tria.

01 Luglio 2019 19.49

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Il Consiglio dei ministri ha varato il disegno di legge per l’assestamento di bilancio. Con questo provvedimento il governo certifica un andamento dei conti pubblici migliore delle aspettative e punta a convincere i partner europei a non far partire la procedura d’infrazione. Ma né Matteo Salvini, né Luigi Di Maio hanno preso parte al vertice. Anche perché, insieme al ddl, è stato approvato un decreto salva-conti da 1,5 miliardi di euro difficile da digerire per i due vicepremier, ma benedetto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che nel pomeriggio aveva scandito: «Noi crediamo che la procedura d’infrazione non abbia ragione di essere aperta».

CONGELATI PER DECRETO I RISPARMI DI REDDITO E QUOTA 100

Il decreto congela i fondi residui che non sono stati spesi per il reddito di cittadinanza e quota 100, andando incontro alla richieste della Commissione europea per quanto riguarda il 2019. Tali risorse verranno usate per abbassare il deficit, non per finanziare la flat tax (come avrebbe voluto la Lega) o aiuti alle famiglie (come avrebbe voluto il M5s). Nel testo è scritto infatti che i risparmi «costituiscono economia di bilancio e sono destinati al miglioramento dei saldi di finanza pubblica».

COSA PREVEDE IL PACCHETTO APPROVATO DAL GOVERNO

Il ministero dell’Economia ha spiegato che, grazie all’assestamento di bilancio, nel 2019 l’indebitamento netto dell’Italia «si ridurrà di 7,6 miliardi rispetto alle previsioni del Def di aprile», esattamente la cifra richiesta fin dall’inizio da Bruxelles per evitare la procedura. Il pacchetto approvato dal governo, ha detto ancora il Tesoro, attesta con il ddl «una correzione di 6,1 miliardi di euro», cui si aggiungono gli 1,5 miliardi risparmiati su reddito di cittadinanza e quota 100.

È PASSATA LA LINEA DI CONTE E TRIA

Nella trattativa con l’Europa il governo ha “scelto” di mettere nero su bianco minori spese e maggiori entrate, che riportano il deficit al 2,04% del Pil. La ricetta si basa sul contenimento delle uscite, blindato con il decreto; e sui maggiori introiti per le casse dello Stato derivanti dalla fatturazione elettronica e dai dividendi di Banca d’Italia, Cassa depositi e prestiti e altre partecipate pubbliche. Il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Giovanni Tria, oltre ai due miliardi già accantonati nell’ultima manovra, per far calare il deficit si erano detti pronti a usare anche i soldi non spesi per le due misure simbolo del governo gialloverde. In Consiglio dei ministri è passata la loro linea, ma per evitare la procedura occorrerà offrire garanzie anche sul 2020, compito da affrontare con la prossima legge finanziaria.

DI MAIO E SALVINI PROVANO A NON POLEMIZZARE

Fonti del M5s si sono affrettate a spegnere le polemiche, smentendo che tra i due vicepremier assenti al vertice di governo (Salvini è andato via prima del voto) ci sia stato uno scontro: «L’assenza di Di Maio era stata comunicata una settimana fa. Nessun attacco a Salvini, bensì una richiesta di fare squadra sul caso Autostrade, dopo che nei giorni scorsi da esponenti della Lega sono arrivate dichiarazioni pubbliche in disaccordo con la proposta di revoca della concessione. Punto per noi invece fondamentale, al fine di fare giustizia verso chi ha perso la vita nella tragedia del ponte Morandi». Versione simile a quella arrivata dallo stesso Salvini: «Nessuna polemica con Di Maio o altri, abbiamo solo tanto lavoro. Su Autostrade e Benetton, chi ha sbagliato deve pagare, caro e fino in fondo, ma non devono andarci di mezzo migliaia di lavoratori o di piccoli risparmiatori italiani che non hanno colpe. Come per Ilva e Alitalia, non devono essere i lavoratori a pagare per errori di altri».

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