I possibili effetti del ddl semplificazione sulle università private

I possibili effetti del ddl semplificazione sulle università private

Secondo l'Eurispes un emendamento al provvedimento potrebbe permettere agli atenei non statali di diventare società di capitali, permettendo allo Stato di risparmiare circa 100 milioni l'anno.

24 Aprile 2019 09.02

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Circa 100 milioni di euro ogni anno potrebbero entrare nelle casse dello Stato grazie ad una norma contenuta nel decreto sulla Semplificazione fiscale, in discussione alla Camera, che darebbe la possibilità alle Università non statali di trasformarsi in società di capitali.

LA STIMA ELABORATA DALL'EURISPES

Opportunità che, se da una parte, consentirebbe alle strutture universitarie di accedere a capitali privati secondo le logiche del libero mercato, dall'altro prevederebbe il pagamento di maggiori imposte. La stima è stata elaborata dall'Eurispes nell'ambito dello studio La trasformazione in società di capitali delle Università non statali, che ha messo a confronto dal punto di vista giuridico e ordinamentale le Università statali e quelle private, e ripercorre l'evoluzione normativa che ha man mano accentuato i caratteri distintivi degli atenei non statali.

EMENDAMENTO RECUPERATO DAL DL SEMPLIFICAZIONE

L'emendamento, originariamente proposto sul tema in oggetto nel dl Semplificazione e poi non approvato, è stato ripresentato al ddl 1074 (Semplificazione fiscale) ed è attualmente in discussione alla Camera, riformulato ad opera della maggioranza. L'emendamento prevedeva che nell'esercizio della propria autonomia, le università private potessero costituirsi o trasformarsi in società di capitali, secondo la disciplina del Codice civile e che l'imposta sul reddito e l'imposta sul valore aggiunto versata fossero riversate al fondo per il finanziamento ordinario delle università.

MASSIMA LIBERTÀ ORGANIZZATIVA AGLI ATENEI

La disposizione muove in sostanza dal riconoscimento costituzionale della piena libertà organizzativa delle università (art. 33 della Costituzione), libertà che si declina nella facoltà di quest'ultime di assumere la veste giuridica (ente no profit o società di capitali) reputata maggiormente funzionale al perseguimento dei propri fini di istituzionali. Con la disposizione si intende affermare il principio per cui, laddove le università scelgano di operare in regime di società di capitali, queste debbano operare esclusivamente secondo le logiche di libero mercato e non possano pertanto accedere alle disponibilità del Fondo per il finanziamento ordinario delle università.

POSSIBILE AUMENTO DEL GETTITO

Fermo restando l'esercizio dell'attività di vigilanza da parte del Miur – ha spiegato l'Eurispes – non esiste un'incompatibilità a priori tra le normative vigenti e la trasformazione delle università non statali in società di capitali, né con il perseguimento della finalità pubblica, che deve restare prevalente ed imprescindibile. L'approvazione della disposizione è destinata a produrre impatti positivi in termini di gettito, derivante dalle maggiori imposte che le università, nella forma giuridica di società di capitali, verserebbero rispetto al gettito attuale (Ires al 50%, rientrando le università nella platea degli Enc, che usufruiscono della riduzione dell'aliquota Ires prevista).

IMPATTO DA QUASI 100 MILIONI

La misura proposta non dovrebbe, invece, determinare impatti negativi sul saldo complessivo della finanza pubblica, non importando nuova spesa; inoltre, sempre secondo Eurispes, appare idonea a favorire l'attrazione di capitali, anche internazionali, nel settore dell'istruzione. Sebbene il maggior gettito sia difficilmente stimabile, è comunque ragionevole ipotizzare che la misura potrebbe portare almeno 100 milioni di euro l'anno nelle casse dello Stato.

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