Carlo Terzano

Cosa c'è di vero sui minibot e sul rischio di Italexit

Cosa c’è di vero sui minibot e sul rischio di Italexit

Il governo studia l’emissione di titoli di piccolo taglio per pagare i debiti con le imprese. Una moneta parallela con cui scassinare l’Ue? Borghi soffia sul fuoco, Tria frena. Ma il pericolo di uscita dall’euro esiste.

31 Maggio 2019 21.20

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Per alcuni sono uno straordinario strumento per rilanciare l’economia e dare ossigeno soprattutto ai privati. Per altri sono una bomba a orologeria in grado persino di farci finire fuori dall’Unione europea. Bomba che la Camera avrebbe iniziato ad armare. La sola certezza è che i minibot mettono d’accordo tutti, perché la mozione di martedì 28 maggio 2019 voluta da Forza Italia ha come co-firmatari esponenti di Movimento 5 stelle, Lega, Partito democratico, Fratelli d’Italia, Liberi e uguali e Gruppo misto. I partiti stanno dunque lavorando all’Italexit in gran segreto?

MINIBOT: UN MODO PER PAGARE I DEBITI CON LE IMPRESE

L’economista della Lega Claudio Borghi che, più di tutti, ha perorato l’introduzione dei minibot, fino a farli finire nel contratto di governo (pagina 13, paragrafo “Detassazione e semplificazione per famiglie, imprese e partite Iva”), li definisce persino «l’uovo di Colombo». Il perché è semplice: permetterebbero allo Stato di pagare i propri debiti con le imprese anche se non ha soldi. Come? Emettendo nuovo debito, tramite minibot, appunto. Ma andiamo con ordine.

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Il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi (Ansa).

EMISSIONE DA ALMENO 57 MILIARDI: 3 PUNTI DEL PIL

Se lo Stato italiano iniziasse a emettere questi titoli di piccolo taglio, da 5, 10, 20, 50 e 100 euro, potrebbe avvalersene per pagare i debiti che ha con le imprese. A loro volta, gli imprenditori, potrebbero pagarci le tasse e, se accettati, anche dipendenti e fornitori. Insomma, i minibot diverrebbero una sorta di «moneta parallela». Inizialmente si era parlato di una emissione per 70 miliardi, quindi 64, adesso l’ultima cifra circolata è circa 57 miliardi di euro. Siamo oltre i 3 punti del Pil. Notevole, perché di fatto si tratterebbe di una iniezione diretta nel muscolo produttivo del Paese.

UNA COSA È LA BCE COME GARANTE, UN’ALTRA È LO STATO ITALIANO

Detta così, l’idea del minibot pare davvero l’uovo di Colombo di cui parla il presidente della Commissione di bilancio della Camera, Borghi. Il problema, però, è che le uova sono, è noto, assai fragili e il rischio che tutto si risolva in una frittata più o meno accidentale è alto. Ci sono infatti parecchie insidie. Anzitutto, non è detto che fornitori e dipendenti accettino di essere pagati in minibot, che di fatto sono dei «pagherò» che spostano il debito dal privato allo Stato. Non è detto anche che li accettino soggetti che risiedono all’estero. E qui subentra il secondo tema: non è detto nemmeno che un minibot da 100 euro valga davvero 100 euro. È soggetto a fluttuazioni, date dalla solidità di chi li emette. Si potrebbe dire che, in fin dei conti, pure le banconote sono solo “carta” e non hanno un valore intrinseco dato da un minerale prezioso, ma una cosa è avere a garanzia dell’emissione la Banca centrale europea, un’altra lo Stato italiano. Con tutti i suoi acciacchi, le sue incertezze e il suo mostruoso debito pubblico. Che di colpo si accrescerebbe di altri 57 miliardi.

Il governatore della Bce Mario Draghi.

DIVIETO DI STAMPARE MONETA PARALLELA

Che i minibot non possano essere intesi come moneta parallela lo dicono i Trattati sottoscritti dal nostro Paese. L’articolo 128 (vecchio articolo 106 Tce) del Trattato sull’Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea infatti stabilisce che «la Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione». Di moneta parallela hanno però già parlato sia il Telegraph sia il Financial Times che da tempo seguono la vicenda paventando la possibilità che queste emissioni diventino il grimaldello con cui scassinare l’Ue. Del resto, al momento, l’Ue è tenuta assieme proprio dalla moneta unica.

TRIA PROVA A RIDIMENSIONARE IL CASO

L’idea che l’Italia possa sfasciare l’Unione europea arriva proprio nei giorni in cui a Roma è stata recapitata la letterina della Commissione e lo spread è tornato a salire. Anche per questo il ministero dell’Economia è dovuto intervenire con una nota nella quale ha precisato che «non c’è nessuna necessità né sono allo studio misure di finanziamento di alcun tipo, tanto meno emissioni di titoli di Stato di piccolo taglio, per far fronte a presunti ritardi dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni italiane». E se non bastasse questo a spegnere l’incendio, il dicastero guidato da Giovanni Tria ha ricordato anche che «nel 2018 sono state pagate circa 20 milioni di fatture con in media un giorno di anticipo rispetto ai tempi di legge». Insomma, nonostante ciò che si dice, da via XX settembre fanno sapere che lo Stato non è affatto un cattivo pagatore.

Giovanni Tria.

BORGHI DISSE: «SONO UN ESPEDIENTE PER USCIRE DALL’EURO»

Detta così, non solo i minibot non sarebbero pericolosi (lo Stato paga regolarmente i propri debiti, ergo merita fiducia), ma nemmeno necessari. Eppure il 12 aprile 2017 proprio Borghi diceva in un video (che ha caricato sul suo canale Facebook) che i minibot sono «un espediente per uscire in modo ordinato e tutelato dall’euro». Proprio così: un espediente. In quanto, per usare le parole del presidente della Commissione di bilancio della Camera, «mentre è vietato qualsiasi tipo di conio di nuova banconota, non ho trovato nulla sul taglio minimo dei titoli di Stato». Insomma, non solo sarebbero a tutti gli effetti una moneta parallela («magari il minibot da 20 euro lo coloriamo in azzurro come la banconota», diceva sorridendo Borghi), ma avrebbero come scopo proprio l’Italexit.

LO SCENARIO: DUE TIPI DI ITALEXIT

Una Italexit che potrebbe essere voluta o subita. Non è dato sapere, infatti, cosa accadrà al momento dell’emissione dei minibot, quando la visione di Roma – qualunque essa sia – si scontrerà con la Commissione, che li considererà ulteriore debito, e con la Bce, che li considererà una moneta parallela. Da qui in poi si navigherebbe a vista. Per molti economisti questo scontro potrebbe spaventare i mercati, imbizzarrire lo spread, portare la Banca centrale a vietarci la liquidità d’emergenza per persuadere il governo al ritiro dei minibot, comportare un declassamento dei titoli di Stato, toglierci l’ombrello del rifinanziamento del Quantitative easing, fino – per farla breve – fare scivolare l’Italia fuori dall’Unione europea. E a quel punto chi ha minibot nel portafogli correrebbe il rischio di trovarsi in mano solo carta per la svalutazione della “nuova lira” rispetto all’euro. Uno scenario catastrofico. Per certi versi del tutto simile alla sinossi del pamphlet di Sergio Rizzo 02.02.2020. La notte che uscimmo dall’euro. Con l’unica differenza che la visione di Rizzo è una opera di fantasia e vede solo la Lega lavorare per l’Italexit. Nella realtà potrebbero essere corresponsabili tutte le forze politiche, firmatarie della mozione per introdurre i minibot.

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Commenti: 2

  1. Una demenza che avrebbe potuto sortire solo da un men teca to come o il suo collega bagnai, e dalla improbabile donati di eurexit, il sistema più veloce per convincere gli italiani a ritirare tutto dalle banche e portare fuori

  2. Dato che parlate di garanzia Bce..mi sapreste dire di che tipo di garanzia parlate?

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