Perché secondo l’Ue l’Italia viola le regole sul debito

La nostra economia è vulnerabile. E il rallentamento del 2018 o la spesa straordinaria per il ponte Morandi non spiegano il gap nel rispetto dei criteri. Ecco i motivi per cui la procedura d'infrazione è vicina.

12 Giugno 2019 12.16
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Lo spauracchio della procedura d’infrazione si fa sempre più vicino, e l’Unione europea ha avvisato l’Italia. In particolare il Comitato economico e finanziario (Efc) è dell’opinione che «il criterio del debito non è rispettato», e ha invitato dunque il nostro Paese «a prendere le misure necessarie per assicurare il rispetto delle indicazioni del Patto di stabilità in conformità con il processo della procedura Edp», ossia la procedura per debito eccessivo. «Altri elementi che l’Italia potrebbe presentare potranno essere presi in esame dalla Commissione e dal comitato», hanno aggiunto gli sherpa di Eurogruppo ed Ecofin.

EFC D’ACCORDO CON L’ANALISI DELLA COMMISSIONE UE

L’Efc «concorda con la Commissione sul fatto che il debito pubblico italiano resta una fonte principale di vulnerabilità per l’economia». Ricordando le analisi della Commissione Ue, ribadisce che «il criterio del debito non è rispettato in base alle informazioni contenute nel rapporto 126.3, prima di considerare i fattori rilevanti».

NEMMENO IL PONTE MORANDI CI GIUSTIFICA

Ma uno dei fattori rilevanti portati dall’Italia, cioè il rallentamento economico nella seconda metà del 2018 che prosegue ancora adesso, «può essere visto come un moderato fattore rilevante che solo in parte spiega il largo gap dell’Italia nel rispetto del criterio di riduzione del debito». Inoltre, le conclusioni non cambiano neanche se viene presa in considerazione la spesa straordinaria per la rete stradale in seguito al crollo del ponte Morandi, come aveva già rilevato la Commissione.

RISCHI AL RIALZO AL BILANCIO 2019

L’Efc quindi «nota l’indicazione delle autorità italiane dell’esistenza di possibili rischi al rialzo al bilancio 2019 grazie a entrate più alte delle attese e spese minori sulle misure, che in generale appaiono plausibili alla Commissione ma possono essere confermate solo più tardi nell’anno, quando maggiori dati saranno disponibili». Poi il comitato ha ricordato che la stima italiana dell’output gap è stata discussa in modo approfondita dal working group creato ad hoc e ha già portato a molti aggiustamenti specifici per Paese della metodologia comune di calcolo.

L’IMPEGNO SU MISURE ALTERNATIVE

Infine è stato notato «che la deviazione dal cammino di aggiustamento verso l’obiettivo di medio termine si allargherà nel 2020, in una situazione dove il deficit dell’Italia sarà sopra il 3% a politiche correnti» e che le autorità italiane, nella loro lettera di sui fattori rilevanti, hanno ribadito l’impegno, già incluso nel programma di stabilità approvato dal parlamento, di «attuare misure alternative di finanziamento per assicurare gli obiettivi di deficit nominale e strutturale e hanno annunciato una spending review».

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