Francesco Pacifico

Perché la Francia può "sforare" sul deficit e l'Italia no

Perché la Francia può “sforare” sul deficit e l’Italia no

24 Settembre 2018 18.45
Like me!

Dal 2003 a oggi la Francia ha sforato il rapporto deficit/Pil nove volte. All'inizio del nuovo secolo ci fu anche l'Italia tra i Paesi Ue che avallarono la violazione ai parametri europei. Durante gli anni della crisi, dal 2008 al 2016, Parigi non ha mai rispetto le indicazioni europee. Forse anche memore di questi precedenti, Emmanuel Macron ha annunciato che i transalpini sono destinati a chiudere il 2018 al 2,8% di disavanzo sul prodotto interno lordo, contro il 2,6 concordato a Bruxelles. Non uno sforamento, ma una flessibilità sui conti che vale oltre i 5 miliardi di euro. Tutto per finanziare un maxi piano anti tasse da 25 miliardi di euro, che ha fatto imbufalire Luigi Di Maio, subito pronto a copiare la proposta. Ma a permettere questa scelta non c'è soltanto, come dice il nostro ministro del Lavoro, il fatto «che la Francia è uno Stato sovrano». Il tema è tornato d'attualità dopo la trattativa sul rapporto deficit/Pil italiano che dovrebbe scendere dal 2,4% a 2,04% proprio mentre il commissario agli Affari economici dell'Ue Pierre Moscovici apriva al superamento del 3% da parte della sua Francia per arginare la protesta dei gilet gialli, mentre a Roma, dove «la situazione è diversa», persino il 2% non sarebbe ancora sufficiente. È rispuntata dunque la levata di scudi all'insegna del "perché loro sì e noi no?". Ecco le spiegazioni.

LEGGI ANCHE: Dal deficit ai fondi Ue: il confronto tra Italia e Francia

Dal deficit ai fondi Ue: il confronto tra Italia e Francia

Per l’Italia il debito pubblico è un fardello pesantissimo. Le ultime stime del governo lo indicavano al 131,8 nel 2018 per poi scendere al 130,8 nel 2018. La Francia è ad un livello molto più basso: le ultime stime Ue indicavano una previsione del 96,4% per quest’anno e un 96% per il 2019.

1. DEBITO PUBBLICO MINORE: PER I MERCATI È PIÙ SOSTENIBILE

La Francia ha un debito pubblico alto, al 99,2%, ma è più basso di una trentina di punti rispetto a quello italiano. Soprattutto è più sostenibile del nostro per i mercati: l'Eliseo infatti paga ogni anno una quarantina di miliardi di interessi passivi sulle sue emissioni e ha uno spread con il Bund di circa 33 punti. E questi numeri tranquillizzano gli investitori rispetto una crescita (+0,2% nel primo trimestre) piatta come quella italiana.

2. GARANZIE MIGLIORI: TITOLI DI STATO FRANCESI SICURI

Come detto, il debito pubblico più sostenibile permette maggiori spazi di manovra sul versante finanziario. L'Unione europea, quando concede flessibilità, chiede delle contropartite che facciano da garanzie: possono essere riforme, ma devono essere anche strumenti finanziari. La Francia, per esempio, può offrire come collaterali i suoi Oat, titoli di Stato talmente sicuri che il suo decennale ha un rendimento dello 0,84%. L'Italia, invece, per rallentare il pareggio di bilancio deve "dare in pegno" la garanzia di aumentare l'Iva, se non userà i soldi in modo giusto. Nel 2018, non caso, il ministro dell'Economia Giovanni Tria deve trovare 13,5 miliardi per congelare la clausola di salvaguardia sul balzello.

3. IMPEGNI SERI: IL PACCHETTO DI RIFORME DI MACRON

La Francia è la seconda economia dell'area. Da sola produce il 14% Pil dell'intera Eurolandia. È uno dei due motori politici che è alla base dell'attività europea. Queste circostanze chiaramente incidono a Bruxelles, ma dietro l'ottenimento di condizioni migliori ci sono anche le riforme promesse e iniziate da Macron da quando è all'Eliseo: pensioni, codice del lavoro, giustizia, moralizzazione della vita politica, accesso alle università, riduzione del numero di parlamentari e dei mandati consecutivi, immigrazione, sussidi per la disoccupazione, ferrovie (Sncf), diminuzione del numero di alunni per classe nei quartieri difficili o vaccini obbligatori. E si sa, l'Ue – anche per le modifiche suggerite ai partner da Mario Monti al Six Pack – si mostra più generosa con chi mette mano alla cosa pubblica.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 1

  1. Antonio Bonadia 14 Giugno 2019 16:54

    cioè la Francia ha come garanzia un tasso di interesse inferiore sugli OAT 10y (= ai BTP a 10y italiani) io non sono un economista, quindi il problema italiano è quello di tenere il tasso basso come la Francia, che ha una velocità ed un tasso di indebitamento molto più alto di quello italiano (angolo più grande) ed un rapporto deficit/pro capite quasi simile a quello italiano, nonostante tassi favorevoli oggi allo 0,2%
    il trucco di rinviarmi ogni volta che clicco non sono robot mi fa elimonare il VV blog da quelli attendibili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *