Tria, Conte e Visco sull’allarme debito pubblico

Per il ministro dell'Economia vanno rispettati i limiti del Def. Conte predica calma sullo spread mentre Visco chiede riforme dopo il voto per le Europee.

16 Maggio 2019 12.52
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Per Tria è tutto scritto nel Def. «C'è un Def approvato da governo e parlamento, il parlamento ha fatto anche una risoluzione dove chiede di non aumentare l'Iva ma tutto nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica del Def e quindi il governo sta lavorando per attuare quello che c'è scritto nel Def». È la risposta data dal titolare del Mef a chi gli ha chiesto conto dell'idea di Matteo Salvini di aumentare il debito pubblico. «È chiaro», ha aggiunto, «che in campagna elettorale i mercati finanziari sono in fibrillazione, ma i fatti per ora sono questi, ci atteniamo a questi obiettivi». Più leggero l'intervento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte a margine del forum Pa: «Il premier non può non seguire l'evoluzione dello spread e non posso non confidare che scenda. Ora che è salito c'è una preoccupazione, lo teniamo d'occhio, ma non significa che bisogna essere ossessionati dall'indice».

STOCCATE CONTRO SALVINI, CALENDA E GENTILONI

Tria, rispondendo indirettamente al collega del Viminale, ha ribadito che anche lo stesso «ministro dell'Interno ha approvato i documenti» di finanza pubblica. Il ministro ha poi definito «boutade da campagna elettorale» il rischio "Italexit" evocato di recente da Gentiloni e Calenda.

VISCO: «IL DEBITO VA RIDOTTO ORA»

Che il debito sua un problema da risolvere è stato ribadito anche dal governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco. Lo spread italiano, ha detto intervenendo all'Aaron Istitut dei Herliza in Israele, «è sopra 270 punti base, più del doppio del livello di inizio 2018, prima delle elezioni politiche» e l'alto livello del debito «espone l'Italia alla volatilità del mercato finanziario». «Una credibile strategia di ridurre il livello del debito nel medio termine», ha aggiunto, «non può più essere rinviata» anche perché «se l'aumento degli interessi persiste peserà inevitabilmente sul costo del debito», cioè sulla spesa pubblica.

«SPERIAMO CHE RIFORME RIPARTANO DOPO LE EUROPEE»

Il governatore, citando poi i Beatles, ha aggiunto che «la speranza è che, dopo le prossime elezioni europee, si ristabiliranno le condizioni per riprendere l'agenda delle riforme e spingerla avanti con rinnovato vigore. Altrimenti la canzone suona: «la strada lunga e ventosa…non scomparirà mai». «L'Italia», ha poi spiegato, «deve giocare la sua parte lavorando duro e in modo tenace migliorare il suo sviluppo economico e per un impegno credibile su un percorso di graduale ma significativa riduzione del debito».

MOSCOVICI: «AUMENTO DEL DEBITO? IL 130% È GIÀ TANTO»

Molto critica la posizione del commissario Ue Pierre Moscovici: «Per noi il 130% è già tanto, e le discussioni di dicembre con il Governo italiano erano basate sull'idea che l'Italia aveva raggiunto un picco e che quindi deve scendere, ed è sulla base di questa discussione che si è fatto un accordo. Non ho alcuna ragione di pensare diversamente». Moscovici ha spiegato che il debito è un tarlo per l'economia, «perché ogni euro speso per il debito è un euro tolto alla giustizia, all'istruzione, ai servizi, alle pensioni». Inoltre, ridurre il debito significa «assicurare che l'economia funzioni meglio». Il commissario ha poi ricordato che «l'Eurozona ha le sue regole, è importante rispettarle nell'interesse generale». Perciò la Commissione valuterà la conformità dei conti pubblici italiani con le regole, prendendo in considerazione i risultati del 2018, e le previsioni per il 2019 e 2020.

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