Debolezza globale

Redazione
24/01/2011

di Davide Ghilotti L’attuale capacità degli stati del mondo di far fronte a nuovi periodi di difficoltà economica è a...

Debolezza globale

di Davide Ghilotti

L’attuale capacità degli stati del mondo di far fronte a nuovi periodi di difficoltà economica è a un livello «drammaticamente basso», con un sistema economico globale che non è più in grado di resistere a ulteriori choc come quello della recente crisi finanziaria. Lo affermano gli analisti ed esperti di economia globale del World economic forum (Wef), nel rapporto annuale stilato dall’organizzazione indipendente fondata in Svizzera che si occupa dei maggiori temi economici e politici mondiali.

«Un errore la crescita finanziata dal debito»

Valutando il cosiddetto risk assessment, l’impatto dei fattori che mettono a rischio l’economia globale, gli analisti avvertono i governi che la situazione instabile creata dai singoli stati per rimediare alla crisi economica ha messo in ginocchio l’intero sistema mondo. Secondo gli esperti Wef, le manovre messe in piedi dalle nazioni negli ultimi due anni per generare nuova crescita interna, spesso accompagnate da un aumento vertiginoso dei loro debiti, hanno aperto grosse falle nell’economia mondiale. Un’improvvisa oscillazione delle valute, o lo scoppio di un’altra bolla come quella del sistema dei derivati americani, potrebbe dunque avere conseguenze disastrose.
IL MONDO NON REGGERA A NUOVI CHOC. «Il mondo non è nella posizione per poter affrontare nuovi e imponenti choc», scrive il Wef nelle primissime righe del rapporto. «La crisi finanziaria ha ridotto la capacità di resistenza economica globale. Il parallelo aumento delle tensioni geopolitiche e delle questioni sociali portano a credere che i governi e le società non siano mai stati meno in grado di fronteggiare le sfide globali».
Una situazione pericolosamente instabile, quindi, accompagnata da un rilevante aumento del rischio ma non da un coerente sviluppo di nuovi anticorpi. Alcune scelte positive sono state compiute. L’istituzione del G20 come preludio a una maggiore cooperazione internazionale viene visto con favore dall’organizzazione. Ma le tensioni e i rischi aumentano, mentre cala la capacità di affrontarli.
«I metodi da ventesimo secolo non riescono a gestire i rischi del ventunesimo secolo», ha commentato Robert Greenhill, direttore amministrativo del Wef. «Abbiamo bisogno di nuovi sistemi interconnessi tra loro capaci di identificare ed eliminare i rischi globali prima che diventino crisi globali».

A Davos si parlerà di fisco e politiche economiche

Le problematiche fiscali a lungo termine dei Paesi sviluppati sono indicate come uno dei principali temi di cui si discuterà alla conferenza annuale Wef, che si terrà a fine gennaio 2011 a Davos, in Svizzera.
«Le attuali politiche fiscali sono insostenibili nella maggior parte delle economie industrializzate. In assenza di strutture correttive a lungo raggio, ci sarà un alto rischio che si creino enormi default», ha detto Daniel Hofmann, dello Zurich Financial Services.
A poche settimane dal meeting di Davos, la pubblicazione del rapporto Wef global risks 2011 traccia un quadro decisamente negativo della situazione globale. Il sistema che implode, come avevano predicato dissidenti economici ed eremiti della finanza in tempi non sospetti, spesso tacciati di catastrofismo o di gufare per ingigantire inezie che “si regolano da sole”.
SCELTE SBAGLIATE DEI GOVERNI. Tra i principali fattori negativi per la stabilità economica globale, individuati dagli esperti Wef, vengono indicate le crescenti disparità economiche tra stati e all’interno delle nazioni, e le scelte sbagliate di governi e istituzioni. Questi fattori, scrive il rapporto, «influenzano l’evoluzione di molti altri rischi globali e inibiscono la nostra capacità di affrontarli con efficienza».
Il notevole aumento di ricchezza generato dalla globalizzazione delle risorse ha creato, affermano gli analisti, un pericoloso paradosso: il mondo è cresciuto in modo ancora più diviso.
«I benefici della globalizzazione appaiono divisi in modo impari», si legge nel rapporto, «una minoranza ha raccolto una quantità sproporzionata dei frutti di guadagno. Sebbene la crescita di nuovi [elementi] stia riportando un equilibrio nel potere economico fra stati, la disparità economica sta crescendo».
Le disparità economiche mondiali persistenti porteranno alle economie emergenti un flusso tale di capitali che – avvertono gli analisti – rischieranno di non essere assorbiti in modo ordinato ed efficace da queste economie, travolgendole.

La ripresa economica? Un tentativo più che una strategia

L’analisi del Wef arriva quasi in contemporanea ai dati rilasciati dalla Banca Mondiale il 23 gennaio 2011 sui nuovi tassi di crescita dell’economia mondiale.
NEL 2011 PIL MONDIALE A +3,3%. I dati della Banca Mondiale calcolano una crescita del Pil globale del 3,3% nel 2011 – contro un 3,9% registrato nel 2010. I Paesi in via di sviluppo saranno ancora una volta i protagonisti del grosso della crescita, con un 7% nel 2010 e un più modesto 6% quest’anno.
Dall’altro lato della barricata si intravedono le più lente democrazie occidentali, che hanno abbozzato riprese economiche definite dagli analisti del Wef come dei “tentativi”, più che delle strategie.