Sì della Camera alla fiducia sul decreto crescita

Redazione

Sì della Camera alla fiducia sul decreto crescita

A Montecitorio 288 voti favorevoli, 181 contrari e 3 astenuti. Più che raddoppiati gli articoli rispetto alla versione iniziale del provvedimento. Ora il testo va al Senato.

21 Giugno 2019 17.30
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La Camera ha approvato la fiducia che il governo ha posto sul decreto crescita con 288 voti favorevoli, 181 contrari e tre astenuti. Il testo dovrà ora passare al Senato ed essere convertito in legge entro il 29 giugno, pena la decadenza.

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STRALCIATA LA NORMA SUI FONDI SVILUPPO E COESIONE

La norma che trasferiva la titolarità dei Fondi sviluppo e coesione alle Regioni è stata stralciata, dopo le polemiche e le osservazioni critiche della Ragioneria dello Stato. L’ente notava come il ciclo di programmazione 2021-2027 non fosse né avviato, né tantomeno finanziato con risorse statali. E consigliava quindi di definire le modalità di gestione in avvio della nuova programmazione, anche perché la norma risultava troppo «genericamente formulata».

ARTICOLI PIÙ CHE RADDOPPIATI RISPETTO ALLA VERSIONE INIZIALE

Nato come un provvedimento omnibus, il decreto è uscito più che raddoppiato dall’esame delle commissioni con l’aggiunta di oltre 60 articoli, senza contare le modifiche alle materie proposte inizialmente nei 50 articoli del governo. Nel decreto crescita sono confluite infatti anche misure che inizialmente facevano parte della proposta di legge parlamentare sul Fisco. Ma anche altre questioni come il salvataggio di Radio Radicale, la manutenzione delle casette dei terremotati e i ristori per i fornitori di Mercatone Uno. Arrivano poi l’estensione del bonus per l’acquisto di veicoli elettrici includendo anche le minicar, la stretta sugli affitti abusivi delle case vacanza, il taglio strutturale dei contributi Inail a partire dal 2023.

LE MISURE DEDICATE ALLE BANCHE

Un capitolo a parte riguarda le banche, con la corsia preferenziale per i piccoli investitori “truffati” che attendono i rimborsi se si tratta di importi sotto i 50 mila euro. Nel decreto ha trovato spazio anche la proroga della garanzia pubblica sui bond emessi da Banca Carige, valida fino a fine anno in attesa che si trovi un acquirente. E poi c’è il ritocco alla disciplina delle Dta per incentivare le aggregazioni degli istituti di credito al Sud. Lo sconto darà una mano, in particolare, alla Popolare di Bari.

IL CAPITOLO IMPRESE

Infine il pacchetto dedicato alle imprese. Dal 2023 l’Imu sui capannoni diventerà deducibile per intero e l’Ires sarà ridotta al 20%. Il taglio dei fondi Inail, invece, diventerà strutturale dal 2023, ma con un ‘buco’ nel 2022 in cui le tariffe non saranno più a sconto di 600 milioni. Salvo nuovo ulteriore intervento, pure annunciato, con la prossima legge di bilancio.

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