Gli emendamenti al decreto su quota 100 e reddito di cittadinanza

Gli emendamenti al decreto su quota 100 e reddito di cittadinanza

12 Febbraio 2019 09.14
Like me!

Pioggia di emendamenti al decreto su quota 100 e reddito di cittadinanza. Le proposte di modifica presentate in commissione Lavoro al Senato sono infatti 1.570. Fratelli d'Italia è il gruppo che ha presentato il maggior numero di emendamenti, circa 900. Dalla maggioranza, invece, sono arrivate circa 80 proposte di modifica: 34 dal Movimento 5 stelle e 43 dalla Lega. Il Partito democratico ha presentato 225 emendamenti, Forza Italia 236 e Liberi e uguali 130.

LEGGI ANCHE: Slitta l'esame del decreto su quota 100 e reddito di cittadinanza

NIENTE INCENTIVI PER CHI ASSUME COLF E BADANTI

Niente sconti per le famiglie che assumono colf e badanti. Un emendamento in questo senso del M5s, che proponeva di estendere gli incentivi per chi assume beneficiari del reddito di cittadinanza anche ai datori di lavoro domestico, è stato bocciato il 19 febbraio per problemi di coperture dalla commissione Bilancio del Senato. L'emendamento sarà di conseguenza cassato anche dalla commissione Lavoro.

ASSEGNO SOLO PER CHI HA LAVORATO DUE ANNI

Un emendamento della Lega mette un paletto "anti-divano" alla distribuzione del reddito di cittadinanza. La proposta di modifica prevede infatti come requisito per beneficiare del reddito che almeno uno dei componenti del nucleo familiare «abbia corrisposto, nei 10 anni precedenti, imposte e contributi da lavoro di qualsiasi importo e per almeno 24 mesi, anche non continuativi». Un altro emendamento chiede che ogni mese arrivi all'Inps l'attestato dell'adempimento degli obblighi prima dell'accredito mensile del reddito.

REDDITO RINNOVABILE SOLO UNA VOLTA

Un altro paletto della Lega riguarda il rinnovo del beneficio. Un emendamento depositato dal partito di Salvini prevede infatti che il reddito possa essere rinnovato «una sola volta per un periodo pari alla prima erogazione». Il testo attuale del decreto prevede invece che il reddito venga riconosciuto per un periodo continuativo non superiore a 18 mesi e che possa essere rinnovato alla scadenza con una sorta di tagliando. Se il percettore è ancora in possesso dei requisiti richiesti, la misura può durare altri 18 mesi.

TAGLIO DELL'ASSEGNO PER CHI NON HA PAGATO L'IMU, LA TARI O L'ACQUA

Chi non ha pagato l'Imu-Tasi, la Tari o anche la bolletta dell'acqua rischia un taglio fino al 10% del reddito di cittadinanza, fino al pagamento totale del debito. L'emendamento, anche questo della Lega, attribuisce al Comune creditore le somme decurtate. La misura vale nei casi di mancato versamento anche solo parziale.

SCONTI SULLE TASSE AI LAVORATORI CHE SI TRASFERISCONO IN ITALIA

Ancora la Lega ha presentato un emendamento che riscrive le norme per attirare con sconti fiscali i lavoratori dall'estero. La proposta prevede il pagamento delle tasse per cinque anni solo sul 30% del reddito, se la residenza era all'estero negli ultimi due anni e se ci si impegna a restare in Italia per altri due. La percentuale scende al 10% per chi decide di trasferirsi al Sud, per chi viene con almeno un figlio o compra casa. In questi ultimi due casi lo sconto vale in tutto per 10 anni, ma passati i primi cinque si pagano le tasse sul 50% del reddito.

MAMME CHE LAVORANO IN PENSIONE PRIMA

Sempre la Lega, sul fronte pensioni, propone uno sconto-figli per le mamme che lavorano per andare in pensione prima. La proposta prevede per le lavoratrici che andranno in pensione col sistema misto «un anticipo di età rispetto al requisito anagrafico di accesso alla pensione di vecchiaia e alla pensione anticipata di quattro mesi per ogni figlio e per un massimo di 12 mesi». Un altro emendamento, a prima firma Pillon, prevede invece contributi figurativi di tre anni per ogni figlio per le over 50 con un minimo di 20 anni di contributi versati.

STRETTA SUL REDDITO AGLI STRANIERI

Paletti ancora più stringenti per limitare la platea degli stranieri che possono accedere al reddito: è un altro punto chiesto dalla Lega. Con una delle proposte di modifica presentate si esclude la possibilità che per chiedere il reddito sia sufficiente la presenza di un familiare in possesso di un permesso di soggiorno, mentre un altro emendamento stabilisce l'obbligo di certificazione, tradotta in italiano, della composizione del nucleo.

OBBLIGO DI SERVIZIO CIVILE PER I GIOVANI

La Lega ha proposto un anno di servizio civile obbligatorio per i richiedenti il reddito di cittadinanza che abbiano tra i 18 e i 28 anni. La norma si applica a chi non abbia già svolto il servizio civile universale e richiede una «presenza media settimanale di 25 ore». La gestione viene delegata dal dipartimento per i Giovani alle Regioni, mentre ai centri per l'impiego spetta il controllo.

"SCURE" SULLE PENSIONI DEI SINDACALISTI

In arrivo la "scure" sulla pensione dei sindacalisti. Come più volte annunciato, il M5s ha presentato un emendamento sul tema al decretone. Da un lato si chiede di rivedere i criteri per il conteggio dei contributi figurativi negli anni dell'aspettativa per chi fa attività sindacale. Dall'altro si prevede il progressivo ricalcolo contributivo dell'assegno per chi già percepisce un trattamento pensionistico secondo il vecchio sistema retributivo e che derivi per «oltre il 50%» dai contributi figurativi.

REDDITO MAGGIORATO DEL 30% PER GLI STUDENTI FUORI SEDE

Il M5s con un emendamento a prima firma Daniele Pesco ha chiesto «una maggiorazione del 30% dell'importo del reddito» nei casi in cui i figli maggiorenni risultino iscritti a un corso di laurea o post laurea in un'Università o istituzione Afam (Alta formazione artistica musicale e coreutica) che si trovi in un Comune diverso da quello di residenza e distante almeno 100 chilometri, e comunque in una provincia diversa. Per gli studenti che sono residenti in zone montane o disagiate non è necessario risiedere in un'altra provincia e la distanza viene dimezzata.

L'ALLARME DELLE REGIONI SU CENTRI PER L'IMPIEGO E NAVIGATOR

Cristina Grieco, coordinatrice della IX Commissione della Conferenza delle Regioni, ha lanciato in parlamento l'allarme sui fondi per la riforma dei Centri per l'impiego, che sarebbero «praticamente dimezzati rispetto allo stanziamento della manovra». In particolare c'è stata «una riduzione importante dei fondi per il rafforzamento centri: in manovra si prevedevano investimenti fino a un miliardo, ora sono previsti 480 milioni per il 2019 e 420 per il 2020». Inoltre i 6 mila navigator che devono essere selezionati da Anpal «senza concorso» creano difficoltà organizzative e problemi per la futura stabilizzazione visto che «andremo a inserire una massa di precari» in un ente che ha già «654 precari in attesa». Grieco ha sottolineato che «in via preliminare questa imposizione di personale rappresenta una invasione di campo rispetto a una competenza che è incontrovertibilmente delle Regioni». Inoltre secondo la Grieco se il decretone dovesse «essere convertito in questo termini», in particolare sull'assunzione dei navigator, il ricorso alla Corte costituzionale sarebbe «un'ipotesi che prenderemmo seriamente in esame, perché non si tiene conto delle competenze» in capo alle Regioni. Anche perché per ora non è chiaro «dove dovrebbero operare i navigator, cosa dovrebbero fare e da chi dovrebbero dipendere».

FAMIGLIE NUMEROSE A RISCHIO PENALIZZAZIONE

Sul fronte reddito, uno dei temi più vivi è certamente la scala di equivalenza scelta dal governo per selezionare le famiglie aventi diritto. Come sottolineato da gran parte degli osservatori ascoltati in audizione, dai sindacati all'Ufficio parlamentare di bilancio, il meccanismo previsto penalizza i nuclei con più di tre figli a carico a vantaggio di chi invece fa nucleo familiare a sé. La questione non è di facile soluzione, perché richiederebbe una rimodulazione complessiva delle risorse e del sistema congegnato finora.

DISCRIMINATI I TITOLARI DELLA NASPI

Un'altra criticità riguarda i disoccupati. Le norme contenute nel decreto tolgono ai beneficiari della Naspi l'assegno di ricollocazione, il voucher (da 250 a 5 mila euro) con cui remunerare Centri per l'impiego o Agenzie private per l'assistenza personalizzata nella ricerca di un lavoro. Il voucher, infatti, d'ora in poi sarà riservato solo a chi percepirà il reddito di cittadinanza. Inoltre, offrendo alle imprese un incentivo ad hoc per assumere chi percepisce il nuovo beneficio, il decreto di fatto assegna una sorta di priorità a quei disoccupati rispetto a tutti gli altri, che le aziende avranno meno interesse economico ad assumere.

IPOTESI AUMENTO DEL BENEFICIO MASSIMO DEL REDDITO DI CITTADINANZA

ll beneficio massimo del reddito di cittadinanza potrebbe arrivare a 1.530 euro al mese, se venisse accolto l'emendamento del Movimento 5 stelle che ridisegna la scala di equivalenza. La proposta di modifica lascia a 1 il parametro della scala di equivalenza per il primo componente della scala di equivalenza, e a 0,4 l'incremento per i componenti maggiorenni del nucleo. Viene invece portato a 0,3 l'incremento per i minorenni, ponendo come tetto massimo non più 2,1 ma 2,5. Nel caso quindi si riceva il beneficio massimo di 500 euro al mese, l'importo va moltiplicato ora per 2,5 arrivando così a 1.250 euro (dai 1.050 del testo originario del decreto), cifra a cui aggiungere il fisso di 280 euro per l'affitto. Si salirebbe così complessivamente a 1.530 da 1.330 euro al mese.

LA RABBIA DEGLI ESODATI SU QUOTA 100

Per quanto riguarda invece le pensioni, sono stati gli esodati ad aprire un nuovo fronte. L'idea del governo trapelata finora è quella di intervenire con un emendamento non per concedere una nuova salvaguardia (sarebbe la nona), ma per consentire a chi è rimasto nel limbo di utilizzare i nuovi strumenti per l'uscita anticipata dal mondo del lavoro: quota 100, Ape social, opzione donna o l'uscita raggiunti i 42 anni e 10 mesi di contributi a prescindere dall'età anagrafica. Ipotesi che i 6 mila interessati però respingono, rivendicando la disponibilità nelle casse dello Stato delle risorse per una salvaguardia vera e propria, complessiva e senza discriminazioni.

PRIORITÀ ALLE FAMIGLIE CON DISABILI

Arriva, come preannunciato, un pacchetto di emendamenti della Lega al decretone che chiede in sostanza di dare priorità, nel programma del reddito di cittadinanza, alle famiglie con disabili. Tra le proposte avanzate dai senatori, l'aumento dei coefficienti della scala di equivalenza, la pensione di cittadinanza anche all'anziano che vive con un disabile più giovane, l'esclusione dell'assegno di invalidità dal calcolo dell'Isee. Si chiede poi la priorità per chi ha familiari disabili nell'ottenere un lavoro vicino casa. Nel dettaglio si chiede che la pensione di cittadinanza vada anche a nuclei con persone con meno di 67 anni se sono «in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza» e che il parametro della scala di equivalenza, comunque più ampia di quanto previsto dal decretone, sia incrementato di uno 0,1 per ciascun componente del nucleo familiare «con disabilità grave o non autosufficiente». Si chiede poi l'obbligo per l'azienda beneficiaria degli incentivi all'assunzione legati al reddito di rispettare la legge per l'inserimento lavorativo dei disabili e che le persone disabili possano a loro volta «manifestare la disponibilità al lavoro». Infine la Lega chiede l'inserimento nel comitato di indirizzo e vigilanza dell'Inps delle rappresentanze delle associazioni disabili.

DAL RISCATTO DELLA LAUREA ALLE LIQUIDAZIONI

D'altra parte il governo, nelle sue due anime, ha già fatto sapere con Luigi Di Maio di voler intervenire riducendo le pensioni degli ex sindacalisti e con il sottosegretario al Lavoro della Lega, Luigi Durigon, di puntare ad alzare a 50 anni il limite di età per richiedere il riscatto agevolato della laurea, di bloccare le pensioni dei latitanti che vivono all'estero e di portare da 30 mila a 45-50 mila euro il limite per l'anticipo delle liquidazioni dei dipendenti pubblici con prestito bancario.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *