Francesco Pacifico

I piani del governo per velocizzare i cantieri

I piani del governo per velocizzare i cantieri

28 Febbraio 2019 09.41
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Velocizzare l’assegnazione dei lavori e limitare la pletora di ricorsi che rallenta le opere pubbliche. Danilo Toninelli vuole portare in Consiglio dei ministri lo Sblocca cantieri entro la prima metà di marzo. Dovrebbe essere un decreto, ma al momento il testo è in via di scrittura tra Palazzo Chigi e il ministero delle Infrastrutture, in primo luogo l'ufficio legislativo. Ma prima di questo provvedimento il premier Giuseppe Conte giovedì 28 febbraio porta in Cdm una delega per riformare il codice degli appalti soprattutto nella regolamentazione dei contratti. Ma è sul piano di Toninelli che c'è maggiore attenzione. E maggiore dialettica in maggioranza, come dimostra il vertice delle scorse ore in cui Matteo Salvini ha chiesto sul provvedimento un cambio di passo, rivendicando la paternità dell'intervento, cosa che ha creato dietro le quinte molto malumore tra i 5 stelle.

RIVISTO IL RUOLO DELL'ANAC

Nei giorni scorsi, nella sede del Mit, Toninelli ha tenuto un summit con tutte le parti interessate, compresi alcuni esponenti della commissione Lavori pubblici della Camera e del Senato, dove sono iniziate le audizioni per modificare il codice degli appalti. Non è stata coinvolta, invece, l'Authority anticorruzione (Anac) guidata dall'uscente Raffaele Cantone, il cui ruolo nei piani cambierà: sarà sempre di più un controllore ex post e non più un regolatore preventivo come adesso.

LE NOVITÀ SULLE PROCEDURE DI ASSEGNAZIONE DELLE GARE

Toninelli sta incontrando anche gli stakeholder (lo scorso 21 febbraio è toccato ai costruttori dell'Ance) per illustrare le linee guida del provvedimento. Le principali novità dovrebbero riguardare le procedure di assegnazione di gara. Per tagliare i tempi – e percependo una proposta arrivata dal mondo dei progettisti – gli appalti potrebbero essere affidati già dopo l'apertura delle offerte tecniche ed economiche senza aspettare l'apertura amministrativa. Le aziende hanno chiesto anche di ridurre i controlli autorizzativi della Corte dei Conti ogni qualvolta ci sono delle variazioni rispetto alle delibere approvate dal Cipe.

IL NODO DEI CONTENZIOSI

Novità sostanziali anche sul versante del contenzioso che, nonostante per Corte dei Conti riguardi soltanto il 2,7% degli appalti, comporta fortissimi ritardi quando si sovrappongono la giustizia amministrativa e quella civile. In primo luogo si vogliono rivedere le procedure per evitare le impugnazioni “immotivate”. Senza ledere i diritti delle parti, nel caso di ricorsi da parte delle aziende che segnalano irregolarità nelle procedure, si vuole sbloccare l'aggiudicazione delle opere senza aspettare il giudizio finale. Una delle strade potrebbe essere quella di garantire ai funzionari pubblici un salvacondotto dalle responsabilità giuridiche, soprattutto in materia erariale, nelle quali incorrono quando firmano gli atti di assegnazione.

I DESIDERATA DEL MONDO DELLE COSTRUZIONI

Secondo Gabriele Buia, il presidente dell'Ance, «il nostro settore non può aspettare ancora, servono misure immediate e più risorse per gli investimenti anche alla luce della recessione. Quando abbiamo incontrato il ministro gli abbiamo ricordato il caso del contratto di programma dell'Anas per gli anni 2016-2020: il via libera della Corte dei Conti è arrivato dopo due anni». Dal fronte dei progetti, Giorgio Lupoi, consigliere dell'Oice (l'associazione di categoria, aderente a Confindustria, che rappresenta le organizzazioni italiane di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica) e titolare dello studio Speri, nota che «lo Sblocca cantieri è un’occasione importante per recuperare terreno. Accanto alle richieste per accelerare le procedure di gara, per esempio vincolando i tempi, è però necessario rendere efficace il sisma bonus e semplificare i passaggi burocratici nel campo della sicurezza strutturale». Su input del mondo delle costruzioni dovrebbero essere escluse dal sistema dalle gare le aziende sotto concordato bianco, che vista la loro condizione economico-finanziaria, potrebbero non portare avanti i lavori assegnati. In questa ottica, potrebbe essere concesso alle imprese di pagare direttamente i subappaltatori, senza dover aspettare il general contractor.

LA LEGGE DELEGA SUI CONTRATTI

La Lega spinge per una nuova limitazione dei ribassi d'asta, ma è più probabile che si arrivi a una stretta sui subcontratti, come chiede la Ue. Potrebbe essere confermato l’obbligo del progetto esecutivo, concedendo però alle aziende più elasticità rispetto a ora sulle modifiche non sostanziali. Nella legge delega sui contratti dovrebbe invece entrare ciò che la maggioranza sperava di far passare con il ddl semplificazione: l'assegnazione degli appalti nella manutenzione sulla base del progetto definitivo o il contestato innalzamento della soglia (nei mesi scorsi si è parlato di 2,5 milioni di euro) per l'affidamento in house delle opere.

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