Il governo ha chiesto la fiducia sul decreto sicurezza bis

La questione posta alla Camera sul testo approvato dalle commissioni. Le novità: inasprimento delle multe per le Ong, aumento degli straordinari e dei buoni pasto per i poliziotti, nuova disciplina del Daspo.

23 Luglio 2019 16.30
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Il governo “blinda” con la fiducia il decreto sicurezza bis, che deve essere convertito in legge entro il 4 agosto. Il ministro per i Rapporti con il parlamento, Riccardo Fraccaro, ha posto la questione alla Camera sul testo approvato dalle commissioni Affari costituzionali e Giustizia. Il voto sulla fiducia è previsto per il 24 luglio, mentre il giorno successivo si passerà al provvedimento.

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MULTE PIÙ SALATE PER LE ONG

Gli emendamenti introdotti in commissione sono molti, a partire dall’inasprimento delle multe per le Ong che non rispettano il divieto d’ingresso nelle acque territoriali. La nuova soglia parte da un minimo di 150 mila euro e sale fino a 1 milione. Previsti poi la confisca immediata della nave, attraverso lo strumento del sequestro cautelare, e l’arresto in flagranza per il capitano.

LE MISURE A FAVORE DELLE FORZE DELL’ORDINE

Via libera anche al cosiddetto pacchetto polizia: aumento della paga per gli straordinari, dell’importo dei buoni pasto e delle risorse destinate a rinnovare l’equipaggiamento degli agenti e dei vigili del fuoco. Si interviene anche sul reato di oltraggio a pubblico ufficiale, con una modifica che elimina l’archiviazione «per lieve tenuità» del fatto.

COME CAMBIA IL DASPO

Viene inoltre riscritta la disciplina del Daspo, cioè il divieto di accedere a manifestazioni sportive, che si applica ai responsabili recidivi di violenze. Innanzitutto la durata: non meno di 5 anni e non più di 10. Prevista inoltre la possibilità di ricorrere ai lavori socialmente utili per i diffidati, fin dalla prima violazione. Il Daspo potrà essere applicato a «coloro che risultino denunciati per aver preso parte attiva a episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive, o che nelle medesime circostanze abbiano incitato, inneggiato o indotto alla violenza»; a «coloro che risultino aver tenuto, anche all’estero, sia singolarmente che in gruppo, una condotta finalizzata alla partecipazione attiva a episodi di violenza, di minaccia o di intimidazione»; e a «coloro che risultino denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva, nel corso dei cinque anni precedenti».

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