Mattarella firma il dl sicurezza bis ma rileva due criticità

Via libera (con riserva) al controverso testo. Il Colle definisce irragionevoli le sanzioni previste. E invita a un nuovo intervento normativo.

08 Agosto 2019 17.56
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Sergio Mattarella ha firmato il decreto sicurezza bis, non senza però qualche pesante riserva. Nel pomeriggio dell’8 agosto, il presidente della Repubblica ha dato il via libera al testo approvato dall’Aula del Senato il 5 agosto, rilevando tuttavia due criticità. Criticità esposte nelle lettere che Mattarella ha scritto al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e ai presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati, saliti al Quirinale nel pieno della crisi che infuria tra Lega e M5s.

I DUBBI SULL’ENTITÀ DELL’AMMENDA

Mattarella ricorda che, anche in presenza di questo decreto, l’obbligo dei naviganti di salvare i naufraghi rimane tutto. La prima osservazione si riferisce all’ammenda amministrativa che arriva fino a 1 milione di euro. Al riguardo il Colle cita una recente sentenza della Corte costituzionale che dice che una pena così alta – peraltro non prevista dal testo iniziale del Viminale ma aumentata per emendamenti parlamentari – è paragonabile (sempre per la recente sentenza della Corte) a una sanzione penale.

E QUELLI SULLO STOP ALLA «TENUITÀ DEL FATTO»

L’altro rilievo riguarda la norma del decreto che consente di non applicare «la tenuità del fatto» in caso di reati contro i pubblici ufficiali e che «impedisce al giudice di valutare la concreta offensività delle condotte» e nel caso di oltraggio «solleva dubbi sulla conformità al nostro ordinamento e sulla ragionevolezza nel perseguire in termini così rigorosi condotte di scarsa rilevanza» che possono riguardare anche casi che non generano «allarme sociale».

MATTARELLA: «VALUTARE NUOVE NORME»

In generale, «al di là delle valutazioni nel merito delle norme, che non competono al presidente della Repubblica, non posso fare a meno di segnalare due profili che suscitano rilevanti perplessità», scrive Mattarella, «rimettendo – come si legge in chiusura della missiva – alla valutazione del parlamento e del governo l’individuazione dei modi e dei tempi di un intervento normativo sulla disciplina in questione».

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