Quali sono le Regioni che si oppongono al decreto sicurezza

Quali sono le Regioni che si oppongono al decreto sicurezza

07 Gennaio 2019 14.25
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Anche la Regione Umbria – dopo Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna e Calabria – annuncia il ricorso alla Corte costituzionale contro il decreto sicurezza. Secondo la Giunta, il provvedimento presenta profili di «palese incostituzionalità che vanno ad impattare su tutte le più importanti materie di legislazione regionale quali salute, assistenza sociale, diritto allo studio, formazione professionale e politiche attive del lavoro e l'edilizia residenziale pubblica». A Firenze, Bologna e Perugia le giunte hanno già approvato le mozioni che danno il via libera all'iniziativa. Anche il Lazio valuta il ricorso. Intanto, il governatore Zingaretti ha dato alle Asl la direttiva di non interrompere l'assistenza sanitaria a nessuno indipendentemente dalle sue condizioni socio-economiche. Il governatore pugliese Michele Emiliano si è detto contrario alla disobbedienza dei sindaci – che ritiene «un favore a Salvini» – ma favorevole a bussare alla porta dei giudici della suprema Corte.

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TOSCANA: «QUESTA LEGGE OSTACOLA IL NOSTRO LAVORO»

Anche la giunta toscana ha deliberato il ricorso alla Corte costituzionale contro il decreto sicurezza. In una intervista alla Stampa il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha spiegato le ragioni della sua decisione: «Questa legge ostacola il nostro lavoro: erogare assistenza sociale. Invade una materia che la Costituzione ci affida». «Secondo i nostri conti in Toscana ci sono almeno 6mila persone che diventano 'invisibili'», ha aggiunto. «Gli stessi volontari dicono: se continuiamo a tenere queste persone nei nostri centri verremo accusati di favoreggiamento della clandestinità? Pensi in che condizioni hanno messo il Paese! Dall'oggi al domani rischiamo di ritrovarci in giro decine di migliaia di giovani disperati, altro che maggiore sicurezza». E poi si è domandato: «Cosa fa Salvini? Le rimpatria tutte queste persone?».

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EMILIA ROMAGNA: «RICORSO CONTRO LE PARTI CHE CI RIGUARDANO»

La Regione Emilia-Romagna ha deciso di ricorrere alla Corte Costituzionale contro alcune parti del decreto sicurezza. La decisione è stata presa dalla giunta il 7 gennaio, dopo che nei giorni precedenti gli amministratori si erano già schierati contro il decreto sicurezza. «Abbiamo scelto di rivolgerci alla Consulta», ha detto il presidente Stefano Bonaccini, «impugnando non l'intero Decreto, ma le norme che più direttamente riguardano le Regioni e i Comuni e che stanno generando conflitto e confusione».

PIEMONTE: GLI AVVOCATI DICONO SÌ

Il 7 gennaio il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, in una intervista a SkyTG24 ha infatti confermato che la Regione Piemonte presenterà ricorso contro il decreto sicurezza. «Ho avuto conferma dalla nostra avvocatura che su questo si sta anche confrontando con i colleghi della Regione Toscana, che esistono le condizioni giuridiche per il ricorso alla Consulta perché il decreto impedendo il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, avrà ripercussioni sulla gestione dei servizi sanitari e assistenziali di nostra competenza», ha spiegato il presidente del Piemonte.

UMBRIA: VOTATA LA MOZIONE

La giunta umbra ha approvato la mozione che prevede il ricorso alla Consulta. E la presidente Catiuscia Marini ha dichiarato: «Le misure intraprese dalla Giunta sono in continuità con la tradizione millenaria di civiltà del popolo umbro, improntata ai principi di convivenza pacifica e solidarietà, sempre vicina a chi ne ha bisogno: nessuno di coloro che vivono in Umbria verrà abbandonato al suo destino, umbri e non, con buona pace dei disseminatori di odio. Questa è la terra di San Francesco e San Benedetto, è la terra della spiritualità che si è fatta accoglienza, è la terra dell'impegno laico, civile, solidarista e pacifista».

CALABRIA: «È UNA LEGGE DA STOPPARE»

La Calabria era già uscita allo scoperto nei giorni scorsi – «è una legge da stoppare», aveva detto il governatore Mario Oliverio. E anche la Basilicata starebbe ragionando sull'ipotesi ricorso.

LAZIO: GLI SPRAR RESTANO APERTI

Il presidente del Lazio Nicola Zingaretti potrebbe presto unirsi al coro dei colleghi. «Stiamo valutando il ricorso alla Consulta sul decreto sicurezza, che deve però essere solido e motivato. Intanto ho dato direttiva alle Asl del Lazio di non interrompere l'assistenza sanitaria a nessuno indipendentemente dalle sue condizioni socio-economiche». Intanto, però, ha ricordato come la Regione si stia già muovendo su una linea diversa da quella del Viminale: «Nella legge regionale di bilancio abbiamo stanziato 1,2 milioni di euro per non far chiudere gli Sprar».

IL COORDINAMENTO COI SINDACI

«Dobbiamo fare attenzione a non intraprendere strade che rischiano poi di non avere un esito positivo» ed è auspicabile che«sia i Comuni che le Region» possano «trovare una linea comune, sarebbe sbagliato che ognuno andasse per la propria strada, così come sarebbe sbagliata una battaglia fuori dai confini della legalità». Il suggerimento è arrivato dal sindaco di Firenze Dario Nardella.

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