Cosa c'è nel decreto sicurezza di Salvini

Cosa c’è nel decreto sicurezza di Salvini

04 Ottobre 2018 15.58
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Alla fine il decreto legge su migranti e sicurezza approvato il 24 settembre dal Consiglio dei ministri ha ottenuto la firma del Capo dello Stato. Il Colle ha dato il suo via libera al provvedimento a lungo invocato dal ministro dell'Interno Matteo Salvini. «Finalmente», ha detto il titolare del Viminale durante una diretta Facebook, «dopo tante polemiche e tanti che dicevano Mattarella non firmerà, oggi il presidente ha firmato il decreto migranti e sicurezza: 'ciapa lì' e porta a cà». Accanto alla firma del decreto Mattarella ha anche inviato una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte ribadendo che deve comunque essere garantito il rispetto dell'articolo 10 della Costituzione.

PALAZZO CHIGI E IL VIMINALE: SINTONIA COL COLLE

Fonti di Palazzo Chigi hanno poi spiegato che gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato sottolineati dal Capo dello Stato in merito al dl Sicurezza «anche per il governo non sono posti in discussione». Il decreto, hanno sottolineato le stesse fonti, rientra in un «quadro di assoluta garanzia per i diritti fondamentali delle persone e tiene conto delle convenzioni internazionali, dei principi contenuti nella nostra Costituzione e nella Carta europea dei diritti dell'uomo». In serata fonti del ministero hanno fatto sapere che il Viminale ha «rapporti cordialissimi col Colle». Nonostante le indicazioni di Mattarella, le stesse fonti hanno osservato come «il decreto sia rimasto intatto, senza arretramenti rispetto agli obiettivi iniziali. È quello che avevamo assicurato». Ma cosa c'è nel documento firmato dal Colle?

COSA PREVEDE IL DECRETO IN MATERIA DI ASILO

Il provvedimento-bandiera voluto da Salvini si concentra soprattutto sulla stretta del diritto di asilo. Dentro tutti i punti previsti: dall'abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari (sostituito da permessi speciali temporanei), all'allungamento dal 90 a 180 giorni della durata del trattenimento dei Centri per i rimpatri, dalla possibilità di trattenere gli stranieri da espellere anche in strutture nella disponibilità della pubblica sicurezza in caso di indisponibilità dei Cpr. Il decreto riserva esclusivamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati i progetti di integrazione ed inclusione sociale previsti dal sistema Sprar. I richiedenti asilo troveranno invece accoglienza solo nei centri ad essi dedicati (i Cara).

DECADE IL MECCANISMO CONDANNA-SOSPENSIONE

Rispetto alle bozze provvisorie circolate in precedenza è stato riformulato l'articolo 10: nelle prime versioni per i richiedenti che compiono gravi reati, violenza sessuale, lesioni gravi rapina, violenza a pubblico ufficiale, mutilazioni sessuali, furto aggravato, traffico di droga, scattava «la sospensione dell'esame della domanda di protezione e l'obbligo di lasciare il territorio nazionale», ora si coinvolgono anche i condannati con sentenza non definitiva, ma non c'è più l'automatismo condanna-sospensione del procedimento-obbligo di lasciare il territorio nazionale. Se il soggetto è stato condannato, è previsto che «il questore ne dà tempestiva comunicazione alla Commissione territoriale competente, che provvede nell'immediatezza all'audizione dell'interessato e adotta contestuale decisione».

Il documento firmato dal Colle

CONFERMATA LA REVOCA DELLA CITTADINANZA PER TERRORISMO

Anche nel nuovo testo è stato confermato il provvedimento che prevede la revoca della cittadinanza italiana a carico dei condannati per reati di terrorismo. «Qualche fenomeno dice che così ci sono cittadino di seria A e di serie B. Sarà, ma se sei terrorista io non ti lascio la cittadinanza italiana», ha detto Matteo Salvini nel corso della sua diretta su Facebook. Confermato anche il fondo da 3,5 milioni di euro per le attività di rimpatrio. In particolare il decreto stanzia 500 mila euro per il 2018 e 1,5 milioni per il 2019 e 2020.

VIA LIBERA AL DASPO DAGLI OSPEDALI

Nel Dl Salvini è stato introdotto anche il 'Daspo' dai presidi sanitari per contrastare la violenza a medici e personale sanitario. L'articolo 21 del Dl inserisce «i presidi sanitari nell'elenco dei luoghi che possono essere individuati dai regolamenti di polizia urbana ai fini dell'applicazione delle misure a tutela del decoro di particolari aree urbane», si legge nella Relazione illustrativa. «Ciò determina la possibilità di applicare tra l'altro la misura del provvedimento di allontanamento del Questore (Daspo urbano) nei confronti dei soggetti che pongono in essere condotte che impediscono l'accessibilità e la fruizione nei suddetti ambiti».

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