Appesi a Salvini e Di Maio per decidere sul Def

Giovanna Faggionato
28/03/2018

La Commissione europea conferma che anche senza esecutivo il documento va inviato a saldi invariati. La strategia del ministero dell'Economia è aspettare di capire come vanno le consultazioni al Quirinale. Ma il Pd....

Appesi a Salvini e Di Maio per decidere sul Def

«Normalmente», dice il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, l'invio del documento di programmazione economico finanziaria «è obbligatorio». «Normalmente», ripete per la seconda volta, se un Paese si trova nel processo di formazione di un governo è normale l'invio del documento a saldi invariati. Questa è la procedura standard corretta della quale abbiamo parlato anche con Pier Carlo Padoan».

IL PRECEDENTE SPAGNOLO. Quanto normale sia l'attuale situazione italiana, però, non è semplice da valutare. Non tanto per i tempi della formazione del governo – il record del Belgio rimasto 541 giorni senza esecutivo resta imbattuto a livello mondiale – ma piuttosto perché non è chiaro se le attuali convergenze parallele di Lega e Movimento 5 stelle possano realmente diventare una alleanza di governo. E tuttavia anche su questo fronte ci sono partner Ue che offrono utili precedenti: le elezioni spagnole del 2015 lasciarono i nostri vicini nello stallo di un quadripartito impossibile da combinare e si tornò al voto dopo sei mesi. Ma nell'intermezzo il documento di programmazione economica e monetaria arrivò puntuale a Bruxelles, a politiche invariate, cioè senza prevedere alcuna misura economica, ma presentando una stima dell'andamento dei conti pubblici senza, appunto, alcun intervento, come ha ricordato Dombrovksis. E allora perché l'Italia dovrebbe comportarsi in maniera diversa? Perché dalle parti di Palazzo Chigi starebbero addirittura pensando di rinunciare o perché così scrive il quotidiano Repubblica?

L'impressione è che i partiti abbiano una gran voglia di segnare il punto, accusando il governo di violare la correttezza istituzionale, e qualche assaggio si è già avuto sulla vicenda dell'espulsione dei due diplomatici russi, su cui sembra invece ci siano state consultazioni ad ampio raggio. O dall'altra parte che il Def possa essere utilizzato come palcoscenico per il proseguimento della campagna elettorale o addirittura per le stesse prove di convergenza, una condizione che un esecutivo targato Pd, e soprattutto Pd renziano, sembra voler evitare per non offrire riflettori e spazio di manovra agli avversari.

LA SCADENZA DEL 10 APRILE. Dalle parti di via XX Settembre la vedono in maniera lineare: c'è una scadenza prevista dalla nostra legge che è il 10 aprile, e non è nemmeno una scadenza perentoria, non succede niente se non la rispettiamo. E poi c'è la deadline prevista dalla Commissione europea, il 30 aprile. Insomma, è il ragionamento, c'è tutto il tempo per farsi un'idea della direzione presa dalle consultazioni al Quirinale: nel momento in cui si capisse che c'è la possibilità di avere un esecutivo abbastanza rapidamente, l'esecutivo dimissionario non toccherebbe palla. Al contrario se i tempi si allungassero, la presentazione del Def darebbe solo un quadro dei nostri conti pubblici a seguito dei provvedimenti già in campo.

LA COMMISSIONE UE ASPETTA. La Commissione europea farà comunque i suoi calcoli, non tenendo conto né delle clausole di salvaguardia sull'Iva – non lo fa da anni visto che vengono ogni volta disinnescate, come confermano fonti Ue – né di eventuali proposte di partito che non hanno in questa fase alcun valore legislativo. Insomma si sta appesi alle possibili intese tra Cinquestelle e Carroccio, senza isterismi e con un occhio anche alla correttezza istituzionale europea. Una linea condivisibile, se l'Italia fosse un Paese normale, con dei partiti normali e un governo dimissionario e il partito da cui dipende capace di non cedere al populismo di cui accusa altri.