Francesco Pacifico

Perché il Def 2019 affossa l'economia del Sud

Perché il Def 2019 affossa l’economia del Sud

13 Aprile 2019 16.00
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Nel Documento programmatico finanziario il Mezzogiorno viene citato appena una decina di volta. E senza collegarlo a strategie di sviluppo. «Questo Def», commenta l’economista Gianfranco Viesti, «è stato disegnato con l'occhio al 26 maggio. Eppoi, con tutto il rispetto per chi l’ha scritto, dubito moltissimo che ci rappresenterà quello che sarà inserito nella legge di bilancio di fine anno». Da anni Viesti denuncia l’assenza di interesse verso l’area più povera del Paese, «nonostante sappiano tutti che se non riparte il Mezzogiorno, non riparte neppure l’Italia». Secondo l’economista pugliese questa tendenza si è acuita nell’era dei gialloverdi e non soltanto perché uno dei partiti di governo, la Lega, sta portando avanti un progetto come l’autonomia differenziata penalizzante per il Meridione. «Questo è un governo che fa cabotaggio su tutto», spiega, «in quest’ottica ha fatto prima una legge di bilancio ora un Def chiaramente orientati alle elezioni europee: cioè promettendo risorse a gruppi di cittadini e trascurando i problemi di rilancio del Paese, quindi gli investimenti, la riorganizzazione del settore pubblico o la politica industriale».

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DOMANDA. Perché c’è scarso interesse verso il Mezzogiorno?
RIPOSTA. Peggio, il Sud non esiste minimamente nelle strategie del governo. Ma anche con i predecessori non era molto presente. Neanche distrattamente ho sentito un ministro che s’interrogasse su che cosa farà il Sud nei prossimi 10 anni.

Perché avviene questo?
Perché facciamo l’errore di considerare il Movimento 5 stelle una forza meridionalista, quando è sempre stato un movimento nazionale con istanze più welferistiche, che possono interessare il Mezzogiorno. Poi c’è la Lega, che è peggio che andare di notte: rimane un partito profondamente nordista, figurarsi se ha un pensiero strategico sul Sud. Il suo obiettivo è salvare, con l’autonomia, i suoi territori d'appartenenza se fallisce l'impresa, cioè il Paese.

Appunto, l’autonomia differenziata.
È un regalo che stiamo facendo alla Lega. Il Carroccio è un partito privo di idee, di amministratori capaci di gestire soltanto le risorse disponibili. Così l'unica e sola strategia è quella deleteria di garantire al loro elettorato più risorse possibili: abbassando le tasse, drenando risorse dal Sud al Nord, distruggendo i servizi nelle altre parti del Paese. Non è un disegno geniale neanche per loro, perché per Lombardia e Veneto la Campania e la Puglia sono mercati importanti.

Davvero crede che si possa fermare questo processo?
Io dico blocchiamo questa riforma per come è stata scritta e ricominciano dall'inizio. L’ottica deve essere duplice, non fermandosi soltanto al trasferimento della fiscalità. Intanto bisognerebbe fare un tagliando alle Regioni e capire come funzionano anche in rapporto agli altri enti minori. Eppoi c’è da chiedersi quale assetto vogliamo dare all’Italia: servono davvero 19 regioni? Ha ancora senso il Lazio, visto che la capitale del Paese che ospita ha bisogno di poteri diversi? Risolviamo prima questi nodi.

Qui nessuno più s’interroga su come sarà il Paese tra 10 anni, figuriamoci se si può alzare lo sguardo verso il Mezzogiorno

Intanto neanche le imprese sembrano interessate al Sud.
Perché rispetto al passato è cambiato il mondo e le aziende del Nord guardano all’Europa. Così, sotto Roma, è rimasto un pezzo sempre più piccolo di imprese, che ha resistito soltanto muovendosi in solitaria. Ma qui c’è un aspetto più grave.

Quale?
Io sono non sono solo preoccupato perché nessuno pensa al Sud. Il problema vero è che c’è una politica o una classe dirigente in generale che non s’interessa dell'Italia. Qui nessuno più s’interroga su come sarà il Paese tra 10 anni, figuriamoci se si può alzare lo sguardo verso il Mezzogiorno. Sarebbe troppo complesso e faticoso. E intanto andiamo avanti con politiche che sono soltanto segnali di fumo per attirare qualche elettore: infatti le misure di questo governo, compresa la prossima flat tax, sono tipiche di chi ha rinunciato al futuro, non hanno una visione.

Dimentica le mancanze della società civile?
No. Ma su questo fronte torniamo sempre alla politica, perché non dà alla società quel collante, quel tessuto connettivo che innanzitutto viene creato con il dibattito pubblico, con lo scambio di proposte e interessi. Il consenso si forma intorno alle idee, che mancano. Invece si lavora soltanto su internet, ma sui social finisci di parlare soltanto con quelli che già conosci, ti chiudi al resto della società.

Quali effetti potrebbe avere la flat tax al Sud?
Deleteri. Questo strumento dà più soldi ai ricchi, che dovrebbero spendere di più, e favorisce chi non paga le tasse. Ma il Sud è povero e chiaramente verrà penalizzato. Anche perché la flat tax riduce le risorse che lo Stato centrale raccoglie con la fiscalità per finanziare il welfare. E che cosa fa lo Stato con meno tasse? Nulla, a parte creare spazi per sanità o la scuola privata.

Ha detto Tria che la flat tax si finanzia soltanto alzando l’Iva
E un aumento di questa imposta colpisce soltanto la domanda, che al Sud è già bassa anche perché la sua economia è meno esportatrice ed è più legata al mercato interno.

Il reddito di cittadinanza lenisce i problemi, ma non li risolve

Il governo ribatte che per il Sud c’è il reddito di cittadinanza.
Le misure bandiera sono state due: Quota 100 e reddito di cittadinanza. Sulla prima il mio giudizio è negativo perché siamo di fronte ai prepensionamenti di un tempo, che a caro prezzo favoriscono poche migliaia di persone senza avere le crisi settoriali di un tempo. Tra l'altro, far ripartire la spesa pensionistica è l'ultima cosa da fare.

Ma il reddito?
Sicuramente fa finire soldi nelle mani degli italiani che "li meritano" di più, cioè quelli in difficoltà. Complessivamente è una misura che va nella giusta direzione, ma ci sono tre grandi grandi nodi da risolvere e che finiscono per avere non pochi effetti negativi al Sud.

Quali?
Racchiude in sé troppi obiettivi contemporaneamente, lotta alla povertà e lotta alla disoccupazione, ci sono troppe risorse concentrate su un solo tema, tecnicamente è disegnata e scritta in maniera molto complicata. Più in generale lenisce i problemi, ma non li risolve, può accompagnare un processo di bilancio. Ma per avere un processo di rilancio ci devono essere gli investimenti e delle direttrici. Quindi i risultati non saranno quelli aspettati.

Il sussidio può dare benefici ai consumi
Mi sembra che si rimetta in circolo una cifra pari a quella spesa del governo. Non mi sembra un moltiplicatore come nel caso degli investimenti.

Ecco, gli investimenti.
Al Forum di Cernobbio gli imprenditori ci hanno spiegato che contano molto di più le direttrici di politica industriale e le aspettative generali sull'andamento del Paese che gli sgravi sui costi di produzione. Così queste previsioni sul rallentamento del Paese fanno prevedere una molto preoccupante caduta degli investimenti privati, con le aziende che tirano i remi in barca.

Sulla politica industriale il governo si sta muovendo soltanto in ottica di sgravi. Ma così non si va avanti

La politica industriale, un’altra sconosciuta.
Negli ultimi anni una delle pochissime novità in questa direzione, a mio avviso, è arrivata con il governo Gentiloni con Industria 4.0. Io ero molto scettico, ma si è dimostrata un utile stimolo agli investimenti. Ma ora va completato con il lato della formazione, del lato umano: sono stati dati tanti soldi per comprare i macchinari, ma perché funzionino bisogna insegnare come usarli ai lavoratori.

Provi a dare un consiglio al governo.
Finora ci si sta muovendo soltanto in ottica di sgravi. Ma così non si va avanti. Servono, per carità, ma bisogna guardare a strumenti e a infrastrutture che spingano le imprese a fare ulteriori investimenti sulla ricerca e sull’innovazione o riportare a casa tutti gli laureati che sono andati all'estero. Bisogna guardare ai contenuti e non soltanto ai costi.

Che cosa avrebbe voluto leggere nel Def sul Sud?
Avrei voluto che il governo avesse affrontato i grandi temi, che stanno cambiando la nostra vita: penso alla mobilità o al risanamento ambientale, l’economia circolare. Un governo che guarda lontano prenderebbe l’Ilva di Taranto e ne farebbe l'industria del rinascimento siderurgico e dell'industria sostenibile.

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