Come sono andate le audizioni in commissione Bilancio sul Def

Come sono andate le audizioni in commissione Bilancio sul Def

15 Aprile 2019 14.52
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Un Mezzogiorno in costante frenata, e un Nord che sebbene lentamente riprende a respirare. In sintesi è questa la fotografia del Paese alla luce del Def scattata in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato Luca Bianchi, direttore Svimez.

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​«Il quadro assai prudenziale, ma realistico che emerge dal Def purtroppo conferma i rischi che già in autunno avevamo lanciato: la "grande frenata" del Mezzogiorno, nel quadro di rallentamento e profonda incertezza della dinamica dell'economia nazionale», ha detto Bianchi. «Con un'Italia che si ferma dopo quattro anni di sempre più debole ripresa, al Sud torna il segno meno». Il direttore di Svimez ha sottolineato come le stime tendenziali diano un +0,2% al Centro-Nord e un -0,2% nel Mezzogiorno- Anche sugli investimenti «non è prevedibile una significativa accelerazione nel 2019, anche per i modesti effetti che possono avere nell'anno provvedimenti quali lo Sblocca cantieri e il decreto Crescita, emanati in questi giorni». Per questo lo scenario programmatico vede nel Mezzogiorno il Pil a -0,06% e nel Centro-Nord +0,27%. Il reddito di cittadinanza invece ha un impatto leggermente superiore nel Sud (+0,14% contro il +0,07% al Nord) per la maggiore concentrazione dei beneficiari.

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Bianchi boccia anche l'ipotesi di una flat tax. «Non appare in grado di corrispondere al necessario rilancio della domanda interna la previsione di una tassa piatta sui redditi da lavoro che, al di là dell'impatto sui conti pubblici, avrebbe una ricaduta territoriale fortemente asimmetrica, a svantaggio del Mezzogiorno, l'area con redditi più bassi», ha messo in chiaro Bianchi in audizione sottolineando che anche eventuali aumenti dell'Iva o riduzioni della spesa pubblica «avrebbero un impatto significativamente maggiore sul Mezzogiorno» risultando «insostenibili»

ANCHE I SINDACATI CONTRO DEF E FLAT TAX

Nel corso dell'audizione sono apparsi molto critici i sindacati. Secondo la Uil per rilanciare i consumi serve «una riforma fiscale complessiva improntata sulla progressività che diminuisca il carico fiscale su salari e pensioni». La Flat Tax, hanno aggiunto «non può essere certo la risposta» perché non porterà «equilibrio ed equità» ma «più squilibri e più iniquità». In più «con l'eliminazione delle detrazioni e deduzioni rischia di venir meno, per alcune di esse, il contrasto al conflitto di interesse, come nel caso delle spese sanitarie, comportando di fatto una diminuzione della lotta all'evasione». Critica anche la Cgil che ha spiegato come un sistema fiscale «a una-due aliquote, finanziato con la riduzione delle spese fiscali non può generare vantaggi ai lavoratori e ai pensionati più di quello che porterà ai redditi più alti». La Flat Tax, hanno sottolineato, è «legata a doppio filo a una misura ingiusta e regressiva, tanto più su base familiare». Una tassa pitatt con aliquota al 15% «comporterebbe effetti irrazionalmente distribuiti» con «svantaggio notevole anche per i secondi percettori di reddito, in gran parte donne». La Cisl si è invece concentrata sui rischi di aumento delle tasse: «Il Def in nessuna parte indica un'intenzione di procedere alla sterilizzazione degli aumenti Iva» e guardando al balzo dell'inflazione stimato per il prossimo biennio (2,3% nel 2020 e 1,9% nel 2021) si «rafforza l'idea che il governo non pensi al momento» al blocco delle clausole. Aumenti Iva, anche parziali, avrebbero «effetti recessivi sui consumi» e «di equità», oltre che di incentivo «all'evasione e al sommerso».

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