Cosa hanno detto Istat e Bankitalia sul Def

Cosa hanno detto Istat e Bankitalia sul Def

16 Aprile 2019 08.30
Like me!

Mentre lo Svimez e i sindacati bocciano il Def e l’ipotesi di flat tax, l’Istat va in direzione contraria. L’Istituto, presieduto da Gian Carlo Blangiardo – vicino a Matteo Salvini e tra i partecipanti al Congresso delle famiglie di Verona – ha infatti previsto un calo del peso fiscale per le imprese.

LEGGI ANCHE: Cosa prevede il Def approvato in Consiglio dei ministri

«Rispetto alla necessità di rilanciare gli investimenti» la revisione della mini-Ires, il ripristino del superammortamento e l’aumento della deducibilità Imu contenuti nel decreto crescita «sono attesi generare una riduzione del prelievo fiscale per le imprese pari a 2,2 punti percentuali». L’Istat in audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato ha sottolineato che «la riduzione Ires risulta maggiore per l’industria, soprattutto nei settori a medio-bassa intensità tecnologica (-2,9%), per le imprese di medie dimensioni e le multinazionali (-2,8% per entrambe le tipologie)».

LEGGI ANCHE: Perché il Def 2019 affossa l’economia del Sud

«Seppure in un quadro caratterizzato da notevoli incertezze, il recupero dell’attività industriale di inizio anno influenza in misura rilevante il quadro» macro del primo trimestre, per il quale è «verosimile un miglioramento dei livelli complessivi dell’attività economica rispetto a quelli di fine 2018, con effetti positivi anche sulla performance economica media annua del 2019».

LEGGI ANCHE: L’Italia è schiacciata dal cuneo fiscale

Lo scenario programmatico del Def, ha fatto notare l’istituto di statistica, «incorpora l’ipotesi dell’introduzione delle clausole di salvaguardia a partire da gennaio 2020. La stima contenuta nel quadro appare compatibile con un scenario di non pieno passaggio dell’aumento dell’Iva sui prezzi. L’incremento dei prezzi porterebbe a un effetto depressivo sui consumi che, nel quadro delineato, potrebbe essere nell’ordine di 0,2 punti percentuali».

REDDITO DI CITTADINANZA: 900 MILA BENEFICIARI

Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, l’Istat stima che i beneficiari con obbligo di sottoscrizione del patto per il lavoro sarebbero circa 900 mila; di questi circa 400 mila sarebbero attualmente inattivi, mentre circa 500 mila risulterebbero già tra le file delle persone in cerca di occupazione.

BANKITALIA: QUADRO CONDIVISIBILE MA RISCHI RILEVANTI

In audizione anche Bankitalia secondo cui «lo scenario macroeconomico presentato nel Def tiene conto in modo realistico della congiuntura ed è complessivamente condivisibile». Il capo del dipartimento di Economia e statistica Eugenio Gaiotti ha però sottolineato come esso sia «soggetto a rischi rilevanti, che possono provenire da un peggioramento del contesto globale e da un più accentuato deterioramento della fiducia delle imprese». In particolare, «è condivisibile l’intenzione di non ricorrere a ulteriore indebitamento per approvare una riforma» fiscale. Gaiotti ha però ricordato che il governo punta a una riduzione delle tasse sul ceto medio finanziata «con una revisione complessiva delle agevolazioni fiscali». Riduzioni del carico fiscale «sul lavoro, se non compensate da razionalizzazioni della spesa o delle cosiddette “spese fiscali”, condurrebbero ad aumenti del disavanzo non compatibili con la riduzione del peso del debito pubblico».

SENZA L’AUMENTO DELL’IVA DEFICIT AL 3,4%

«Il raggiungimento degli obiettivi richiederà l’individuazione di coperture di notevole entità, nel caso si voglia evitare l’attivazione delle clausole Iva, aumentare la spesa per investimenti, avviare una graduale riduzione della pressione fiscale, rafforzare gli incentivi all’investimento e all’innovazione», ha fatto notare Bankitalia. «Queste misure, se non compensate da razionalizzazioni» di altre spese e «da effettivi risultati nel contrasto all’evasione, condurrebbero ad aumenti del disavanzo non compatibili con l’avvio di un credibile percorso di riduzione duratura del peso del debito». Senza gli aumenti automatici dell’Iva, previsti a legislazione vigente, «il disavanzo si collocherebbe meccanicamente al 3,4% del prodotto nel 2020, al 3,3% nel 2021 e al 3% nel 2022». Il documento, ha aggiunto Gaiotti, «rimanda alla prossima legge di bilancio la definizione di ‘misure alternative di copertura’», tuttavia «non fornisce informazioni di dettaglio».

CON SPREAD ALTO A RISCHIO LO 0,7% DEL PIL

La Banca d’Italia ha detto anche di ritenere «in linea con le nostre previsioni» la considerazione, fatta nel Def, secondo cui l’elevato livello dello spread inciderà negativamente, e in misura crescente, sulla crescita negli anni successivi al 2019. Via Nazionale, ha ricordato il capo economista Eugenio Gaiotti in un’audizione, stima che un aumento permanente dello spread pari a 100 punti base, come quello attuale, riduce la crescita di «0,1 punti percentuali dopo un anno e a 0,7 dopo tre».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *