Tria e Savona su spread e Def

Tria e Savona su spread e Def

09 Ottobre 2018 16.23
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Il whatever it takes di Giovanni Tria è arrivato alla terza ora di audizione alla Camera. Il fuoco di fila delle domande ha tenuto inchiodato in commissione Bilancio il ministro dell'Economia ben oltre le previsioni. Tria ha indossato l'abito da governista: ha confermato le linee del Def, difeso le scelte dell'esecutivo «coraggiose ma non impavide né irresponsabili», e ha assicurato che il rialzo dello spread – che il 9 ottobre ha toccato i 315 punti per poi scendere a 292 – è una tempesta passeggera, che si placherà all'arrivo della manovra. Questo prima che la Nota del Def venisse bocciata prima da Bankitalia e poi dalla Corte dei Conti. Con un Luigi Di Maio su Twitter pronto a sfidare Palazzo Koch: «Se Bankitalia vuole un governo che non tocca la Fornero», ha twittato il vicepremier, «la prossima volta si presenti alle elezioni con questo programma. Nessun italiano ha mai votato per la Fornero. È stato un esproprio di diritti e democrazia che viene rimborsato. Giustizia è fatta. Indietro non si torna». E con Paolo Savona che in serata ha sottolineato: «Se ci sfugge lo spread, si cambia la manovra». Primo ministro del governo giallo-verde ad ammettere che, in fin dei conti, qualche peso che il temuto differenziale lo ha. Peccato che in serata i due dioscuri del governo, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, nonostante la bocciatura da parte di Bankitalia, Corte dei conti e Ufficio parlamentare di bilancio, abbiano ribadito l'intenzione di andare avanti comunque per la strada tracciata finora

TRIA: «IL GOVERNO FARÀ QUELLO CHE DEVE FARE, COME DRAGHI»

Tria è apparso sotto pressione. Diversi parlamentari, primo tra tutti il suo "amico" Renato Brunetta, lo hanno incalzato: «Cosa succederà se il differenziale balza oltre i 400 punti?». E se arrivasse «a 500?». Tria ha tenuto il punto per poi sbottare: «Il governo farà quello che deve fare, come ha fatto Draghi». È una risposta «apodittica», hanno attaccato le opposizioni. «È apodittica perché è l'unica che si può dare», ha replicato il titolare di Via XX settembre. Che, racconta chi lo ha incrociato dopo l'audizione fiume, è apparso provato dai ripetuti attacchi e dalle notizie esterne di uno spread in costante salita, nonostante i tentativi di rassicurazione del governo, e la Borsa in discesa. In soccorso di Tria, arrivato a Montecitorio da solo, senza il solito seguito di tecnici e portavoce, è arrivato sul finale il presidente della commissione Bilancio della Camera Claudio Borghi, che ha deciso di interrompere l'audizione fiume. All'ennesima domanda di Brunetta, Borghi ha tagliato corto: «Ora ringraziamo il ministro. Onorevole Brunetta la prego, deve arrivare Bankitalia…». Ma l'esponente di Fi non si è arreso: «Noi invece non ringraziamo il presidente…ministro, ha detto 240 lo spread come base dei conti: se lo spread giovedì sarà a 400 rifarà i conti?». «No ma la trasmissione al tasso d'interesse sul debito non è immediata… che devo rispondere, sulla ipotesi di uno spread?», ha provato a ribattere Tria, visibilmente contrariato. Ma a quel punto Borghi ha spento il microfono.

SAVONA: «SE CI SFUGGE LO SPREAD LA MANOVRA DEVE CAMBIARE»

A rispondere a distanza ci ha pensato Paolo Savona. «Se ci sfugge lo spread la manovra deve cambiare», ha detto il ministro per gli Affari europei a Porta a Porta. E ha aggiunto: «C'è bisogno di ben oltre il 2,4%» di rapporto deficit-Pil, sottolineando che il Def presentato dal governo è «corretto, cauto e moderato». Salvo poi assicurare: «Sono abbastanza sicuro che lo spread non arriverà a 400, vincerà il mercato». Savona ha poi replicato ali giudizi di Bankitalia e Corte dei Conti. «Ci dicono che le previsioni della manovra sono ottimistiche? Sono i risultati di modelli egonometrici e degli interventi che noi facciamo», ha sottolineato. Sulla polemica tra Via Nazionale e Di Maio ha poi tagliato corto: «Meno partecipo a questi scambi meglio è…L'errore che fanno sia Fmi che Bankitalia è mettere la stabilità finanziaria come presupposto dello sviluppo, io dico che devono andare almeno di pari passo. La costruzione dell'Europa non dà per scontato che si debba avere la stabilità prima dello sviluppo».

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