Del Porcellum non si butta via nulla

Pino Dato
24/01/2011

Perché il federalismo proposto da Calderoli è quasi una rivoluzione mancata.

C’è di mezzo Calderoli, il sorridente ministro per la Semplificazione legislativa, anche stavolta. E dunque è il caso di alzare le antenne, perché il discusso politico della Lega ha preparato una bozza di decreto per l’introduzione del cosiddetto federalismo fiscale dei comuni, prima pietra del più ampio progetto federalista, operando sul campo in prima persona e con notevoli schiamazzi comunicativi.
Perché alzare le antenne? Perché anche quando si trattò di impostare la nuova legge elettorale Calderoli operò praticamente a delega totale sul tema. Fece e disfece tutto lui. Salvo poi ammettere che ne era uscita una vera e propria legge-porcata. Lui fece la legge (che abbiamo tuttora) e lui la definì. Da qui il famoso Porcellum. Quando si dice porcellum oggi in Italia si dice legge elettorale e si pensa a Calderoli. Potenza della parola!
DELEGHE A TUTTO CAMPO. Insomma, stiamo un po’ attenti, perché Calderoli continua a ricevere deleghe a tutto campo e se è stato capace di confezionare, con il suo proverbiale sorriso, il Porcellum 1 può tranquillamente mettere in cantiere, per il conclamato federalismo comunale, il Porcellum 2. Ci sono tutte le premesse per farci sospettare che ciò stia accadendo.
Intanto, c’è da dire che la Lega è maestra (e Calderoli è uno dei suoi massimi profeti) nel vendere le cose attraverso le parole. Le parole fanno la politica, le cose, e le loro nequizie, sono presto dimenticate. In campagna elettorale (la Lega è un formidabile partito da campagna elettorale) contano solo le parole.
I CARDINI DELLA RIFORMA. Chiamare federalismo, ancorché solo fiscale, questo progetto di Calderoli, più che assurdo è irriverente nei confronti del lessico. I suoi cardini sono la creazione dell’Imu, l’imposta municipale unica che va a sostituire l’Ici vigente, e il rispolvero della tassa di soggiorno per i non residenti.
Inoltre sono state stabilite agevolazioni fiscali per gli immobili commerciali di proprietà di Associazioni non commerciali, è stato consolidato, anzi esteso rispetto alla legge vigente, il sistema di esenzioni per tutti gli immobili a destinazione commerciale oltre che religiosa di proprietà della Chiesa. Novità anche sul fronte della locazione, con l’istituzione della cedolare secca sugli affitti. 
UNA RIVOLUZIONE MANCATA. Perché è improprio parlare di federalismo e magari, per i più avventati, di rivoluzione federale? Perché si tratta solo di sostituire un’imposta con un’altra, modificare alcuni metodi di prelievo, e soprattutto dare ai Comuni solo l’illusione di essere padroni di tributi propri. In realtà è sempre ‘Roma ladrona’ che concede, consente, distribuisce, media. È questo il motivo che ha indotto l’Anci, l’associazione dei Comuni, a chiedere un incontro con Calderoli prima del passaggio del decreto alle Camere. Calderoli ha accettato un breve posticipo: cambierà qualcosa ma l’impianto resta.

La promessa elettorale mancata delle seconde case

L’aspetto più incredibile di questo falso federalismo in fieri riguarda proprio la maggiore imposta prevista dal probabile Porcellum 2, l’Imu. Questa imposta sostituisce l’Ici, ma non quella delle prime case, che era già stata eliminata da Tremonti per rispettare una promessa elettorale, bensì quella delle seconde case. Ora è ben noto che le seconde case non sono, in maggioranza, proprietà di residenti, bensì di non residenti. Pertanto, poiché è questa l’imposta principale che dovrebbe finanziare i servizi erogati dai Comuni alle proprie rispettive popolazioni residenti, saremo di fronte alla bizzarria che chi paga i servizi ai residenti saranno i non residenti.
IL RISPOLVERO DELLA TASSA DI SOGGIORNO. È il contrario di un ipotetico principio federale, che prevede il controllo dell’elettore sui servizi erogati e sulle imposte pagate per riceverli. Poi c’è l’antica tassa di soggiorno, rispolverata (e anche qui dov’è la novità?) e che, anch’essa, sarà pagata da non residenti. Nella bozza Calderoli era prevista che fosse istituita solo per i Comuni capoluogo (per quale principio? Non si sa). I Comuni hanno chiesto a Calderoli che possa essere fissata entro un masssimo di 10 euro e applicata a tutti. Qui la confusione è massima perché alla opinabilità del tributo si aggiunge la nebulosità della sua riscossione: non si sa quanto, come, da chi.
IL NODO DELL’ICI E DELLA CHIESA. Infine c’è l’esenzione alla Chiesa per gli immobili destinati a culto o commerciali (senza fine di lucro). È un tema vecchio, mai risolto. La Chiesa gode di esenzioni pazzesche che infatti l’Europa condanna. Il Porcellum 2 le estende. Ora la Chiesa possiede in Italia 100 mila immobili. Non sono sciocchezze. E saranno pochissimi quelli che pagheranno l’Imu, perché una clinica ecclesiale sarà equivalente ad un patronato assistenziale o ad una canonica con appartamento del parroco incorporato (edificio religioso). Cosa ci sia di federalista in questa antica acquiescenza clericale non è dato sapere.

La cedolare secca: cosa finirà le casse dei Comuni?

Calderoli ha discusso poi con i Comuni di tante altre cose che il frettoloso decreto sfiora. Ad esempio, la cedolare secca del 20 o del 15% sugli affitti. Non è un’imposta federale, è un’imposta statale (sostituisce l’Irpef sulla casa). I Comuni chiedono giustamente: quanto di quel 20% andrà nelle casse comunali? Non si sa. E anche qui chi conta non è l’autonomia federalista, conta la generosità di ‘Roma ladrona’.
Non ultima l’indeterminatezza numerica del progetto pseudo federalista. Quanto sarà l’aliquota dell’Imu? Sarà la stessa dell’Ici che sostituisce? No di certo, perché altrimenti i comuni sarebbero davvero alla fame. Voci di corridoio parlano del doppio, vale a dire circa il 12/14% del valore catastale. Per chi ha seconde case è una bella sberla impositiva. Sono state valutate le conseguenze di mercato, fiscali e finanziarie?
PROGETTO FRETTOLOSO. L’ultimo difetto, quello che dà al decreto di Calderoli forse definitivamente lo scettro di Porcellum 2, è che mancano i numeri. Non si conoscono le percentuali delle imposte, né l’importo giornaliero della tassa di soggiorno. Non si conosce l’impatto globale che questa trasmigrazione impositiva da un’imposta all’altra determinerà sia a livello di bilanci comunali che di bilancio dello Stato.
È un progetto fatto in fretta e furia per motivi politico elettorali (doveva essere pronto già nei giorni scorsi) e senza uno studio adeguato. Alla fine, che cosa rimanga di federalista da tutto questo, è un mistero. Ma nella politica della Lega, come nella pubblicità dello storico confetto, basta la parola.