Della Vedova: Tassare gli spot Rai

Marianna Venturini
13/10/2010

La proposta di Fli per eliminare il canone

Della Vedova: Tassare gli spot Rai

Il progetto di privatizzare la Rai per cambiare il servizio pubblico si riassume in una proposta ancora più apprezzata: l’abolizione del canone Rai. La tanto odiata tassa, istituita con un regio decreto nel 1938, viene cancellata nella proposta di legge presentata mercoledì da Italo Bocchino e Benedetto Della Vedova, capogruppo e vicecapogruppo vicario di Futuro e libertà a Montecitorio.
Dopo l’annuncio fatto l’8 ottobre dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, l’iniziativa è stata illustrata il 13 ottobre a Roma insieme a un paper scritto da Luca Bolognini e Francesco Fasanella per Libertiamo, l’associazione di cui Della Vedova è presidente.
Una forma di privatizzazione della radiotelevisione statale era già indicata nella legge Gasparri del maggio 2004 e si sarebbe dovuta concludere l’anno dopo, ma non è stata applicata.
Secondo la soluzione dei finiani è previsto che «entro il 30 giugno 2011» sia avviato «il procedimento per l’alienazione della partecipazione dello Stato nella Rai a opera del ministero per lo Sviluppo economico insieme al ministero dell’Economia».
L’operazione, secondo il testo, dovrebbe terminare entro il 31 dicembre 2011. «È una vendita del 100% del capitale, una privatizzazione vera in tempi certi che permette di garantire il servizio pubblico e trasforma la Rai in una pura società per azioni», ha detto a Lettera43 Della Vedova.

Una tassa sugli spot garantisce il servizio pubblico

La vendita dell’intero capitale statale sarebbe affiancata da una tassa sugli spot per finanziare il servizio pubblico, svolto dalle emittenti private con concessione e con affidamento per gara. «Non vogliamo eliminare il servizio pubblico» ha spiegato Della Vedova, «vogliamo che siano garantiti spazi di programmazione che le tv private non hanno. Lo Stato deve garantire il servizio pubblico in modo specifico e per far questo esistono diverse modalità, non solo il regime di concessionaria. La tassa andrebbe ad alimentare un fondo pubblico che garantirebbe alla Rai di mantenere alcuni spazi nei palinsesti per svolgere il suo ruolo di servizio pubblico».
L’abolizione del canone, secondo i calcoli fatti da Libertiamo, farebbe risparmiare ai cittadini «una cifra pari all’abolizione dell’Ici», circa 1,6 miliardi di euro. L’uscita dello Stato dalla Rai porterebbe, invece, tra i 3 e i 4 miliardi di euro nelle casse dell’Economia.
Quindi la riforma consentirebbe, secondo i suoi promotori, di creare un’effettiva concorrenza e un maggiore pluralismo nel mercato dei media italiani, eliminare il canone e realizzare e realizzare un significativo abbattimento del debito pubblico. Per Della Vedova «la Rai è stoppata dal tetto pubblicitario. Ora è possibile venderla, non sarebbe una liquidazione ma un investimento strategico».
La proposta di legge si affianca alla mozione sul pluralismo nella Rai presentata da Fli che impegna il governo a recepire nello schema del contratto di servizio 2010-2012 le norme sulla verifica della qualità dell’informazione in Rai, contenute nel parere della commissione di Vigilanza. La mozione è stata calendarizzata a metà novembre.