Dentro l’Isis di Catalogna, dove radicalizzarsi è più facile

Giovanna Faggionato
18/08/2017

Cinquanta centri salafiti da metà degli Anni 90. Più di un terzo degli arresti per terrorismo di tutta la Spagna. E i nuovi estremisti tra gli immigrati dal Marocco. Mentre le reti del passato risorgono. L'analisi.

Dentro l’Isis di Catalogna, dove radicalizzarsi è più facile

La Catalogna che si distende dalle spiagge della Costa Brava ai Pirenei, dalla Costa Dorada della provincia romana di Terragona ai villaggi di montagna della provincia di Lleida, è il territorio a più alta concentrazione jihadista di Spagna. Lo è da sempre. Dai primi Anni 2000, quando il nemico si chiamava al Qaeda, fino all'Isis di oggi che ha colpito Barcellona.

NIENTE LUPI SOLITARI. Secondo gli studi del think tank Real Istituto El Cano, quello spagnolo è un integralismo senza lupi solitari, ma concentrato in alcune aree territoriali, in piccole comunità che sono terreno di coltura per possibili attacchi e la Catalogna aperta e ricca che tutti conosciamo è il luogo dove se ne registra la maggiore presenza.

Già nel 2013 la sicurezza nazionale aveva lanciato l'allarme: «Almeno 100 radicalizzati pronti a colpire nella regione». E pochi mesi fa, all'indomani di un'operazione di polizia che aveva smantellato una cellula di nove persone legata agli stragisti dell'aeroporto di Zavantem, a Bruxelles, era arrivata un'altra preoccupante conferma: la regione di Barcellona, aveva spiegato la sicurezza nazionale, è il territorio dove «la radicalizzazione è più rapida».

UN ASSASSINO MINORENNE. Da questo retroterra arriva la cellula di 12 persone che ha falciato decine di turisti sulle Ramblas con un van guidato da un assassino di neanche 18 anni, che ha provato a colpire di nuovo nella piccola cittadina balneare di Cambrils, progettato la fuga con una camionetta lasciata a Vic, vicino alle montagne, tentato di mettere a punto un esplosivo in una casa di Alcanar, arruolato killer nella provincia di Girona, dove atterranno i voli low cost destinati a trasportare milioni di persone nella regione più amata e oggi martoriata della penisola iberica.

Da anni le analisi degli esperti spagnoli vanno tutte nella stessa direzione. Quando i gruppi islamisti, dal Marocco al Pakistan, erano collegati ad al Qaeda, la Catalogna ne ospitava le teste di ponte confuse in una comunità di 400 mila musulmani.

L'ATTENTATORE DELL'11/9. Prima del massacro delle Torri gemelle, Mohamed Atta incontrò proprio a Salou e Cambrils, cittadine della Costa Dorada come Alcanar, i membri di una cellula terroristica nata tra mari, alberghi, pinete e discoteche addirittura nel 1994. Mentre nel 2008 la rete dei talebani del Pakistan aveva organizzato un attentato poi sventato alla metropolitana di Barcellona.

GIÀ PRESENTI RETI DI APPOGGIO. In generale negli Anni 2000, riportano gli studi degli analisti, in Catalogna si trovavano già 50 centri islamici legati all'integralismo salafita, anche nelle cittadine di provincia, a Girona ma persino a Sort, proprio vicino al confine francese. Si trattava però soprattutto di reti di appoggio per organizzazioni estere.

La maggioranza degli arrestati per terrorismo ha solo una conoscenza elementare dell'islam. E ci sono anche studenti universitari, donne e convertiti

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Con la guerra in Siria e la nascita del Califfato le modalità, i gruppi e i tempi sono cambiati: «A partire dal 2013 il jihadismo spagnolo ha subito una straordinaria trasformazione», ha scritto il direttore del programma sul terrorismo globale del Real Istituto El Cano, Fernando Reinares, già professore di Scienze politiche e Studi sulla sicurezza all'università Re Juan Carlos University e alla Georgetown University di Washington.

IL 41% DEI DETENUTI È MAROCCHINA. Il think tank ha studiato i casi di persone arrestate per attività legate all'Isis tra il gennaio del 2013 e il maggio del 2016 e ne ha concluso che si è sviluppato un fenomeno autoctono legato soprattutto alle prime e seconde generazioni di immigrati dal Maghreb. Il 45% dei detenuti è di nazionalità spagnola, il 41% marocchina; il 51,7% è composto da immigrati di prima generazione, il 42,25% di seconda. La maggioranza di loro ha solo una conoscenza elementare dell'islam. E a differenza del periodo precedente ci sono anche studenti universitari, donne e convertiti.

CATALOGNA CENTRO JIHADISTA. La diffusione però rimane concentrata in alcuni luoghi precisi e il suo «palcoscenico principale» resta sempre la Catalogna: dei 186 arrestati fino a ottobre del 2016 63 risiedevano qui, più del 30%. E 50, più del 25% dei detenuti per terrorismo nelle carceri spagnole, in appena 11 comuni della provincia di Barcellona. Seconda veniva Ceuta con il 20%, poi Madrid e Melilla. Le due capitali dunque e le due enclavi iberiche in Marocco, legate dal filo nero dell'Isis.

Come mai la regione catalana è divenuta la terra di elezione del nuovo jihad? Una risposta univoca non c'è. C'è la vicinanza della frontiera, ma non solo. Gli studi confermano che per gli integralisti spagnoli la radicalizzazione passa sia da contatti offline sia da quelli online. E che un ruolo importante lo giocano i cosiddetti agenti radicalizzatori, predicatori ma anche ex componenti delle cellule terroristiche ed ex detenuti. Poi, come sempre, i rapporti di amicizia, famiglia, quartiere, territorio.

CELLULE CAPACI DI RIGENERARSI. Se non è chiaro il ruolo giocato attualmente dai centri salafiti, gli analisti fanno notare che nonostante l'alto numero di operazioni anti-terrorismo le reti del terrore catalane negli anni sono sempre riuscite a rigenerarsi. Nel 2008 sono stati arrestati membri di una cellula che avevano collegamenti con un'altra apparentemente smantellata nel 2006 a sua volta legata a un gruppo fermato nel 2005 e a un altro disarticolato nel 2003.

L'esperienza francese, dove il jihadismo è emerso insolitamente tra i figli dell'immigrazione musulmana, è un serio avvertimento alla Spagna

Come se l'elemento di radicalizzazione riuscisse a sopravvivere e a trasmettersi ai nuovi adepti. Solo a fine aprile 2017 è stata trovata una cellula legata agli attentati del Belgio del 2016: anche in questo caso erano coinvolti due fratelli marocchini, con rapporti internazionali che li collegavano a Bruxelles e al Marocco.

ADOLESCENTI RADICALIZZATI. Non basta dunque che per l'Europol la Spagna sia il secondo Paese per arresti dopo la Francia. O almeno non è bastato. Nell'ultimo rapporto dell'istituto di Reinares, 83 pagine tutte dedicate al terrorismo made in Spain, si sottolineava la preoccupazione per la radicalizzazione degli adolescenti e dei giovani residenti in Catalogna, sempre più veloce. Anzi la più veloce secondo la sicurezza nazionale. «L'esperienza francese, dove il jihadismo è emerso insolitamente tra i figli dell'immigrazione musulmana in rottura con i valori della società aperte», aveva avvisato poche settimane fa il professor Reinares, «è un serio avvertimento al nostro Paese».