Aggiungere deputate alla dicitura Camera dei deputati: le priorità del Pd a Montecitorio

Redazione
06/02/2024

La proposta di legge costituzionale a firma Girelli Ferrari è stata presentata il 31 gennaio. E rischia di essere l'ennesimo boomerang per un Nazareno sempre più in affanno.

Aggiungere deputate alla dicitura Camera dei deputati: le priorità del Pd a Montecitorio

Il braccio di ferro con Stellantis. I trattori in rivolta. Due guerre in corso. E il Pd che fa? A Montecitorio propone di cambiare la dicitura “Camera dei deputati” in “Camera dei deputati e delle deputate“. Almeno così recita la proposta di legge costituzionale presentata il 31 gennaio dal dem bresciano Gian Antonio Girelli e dalla collega trentina Sara Ferrari. Pur restando fedeli all’adagio nannimorettiano «chi parla male pensa male», la battaglia piddina – per quanto meritoria – suona un poco fuori fuoco e rischia di trasformarsi nell’ennesimo boomerang. Soprattutto in un momento non proprio sereno dalle parti del Nazareno. La segretaria Elly Schlein da un lato sta cercando di emanciparsi da Giuseppe Conte che, in piena vis elettorale da Europee, attacca a testa bassa la potenziale alleata a cui vuole sottrarre lo scettro di federatore del centrosinistra, mentre dall’altro deve difendersi dalla minoranza interna che ribolle. Ma le battaglie non aspettano. Come il sit-in  organizzato per martedì 7 febbraio sotto la sede Rai di Viale Mazzini proprio nel giorno in cui comincia Sanremo. Quando si dice il coraggio. E il tempismo.

Aggiungere deputate alla dicitura Camera dei deputati: le priorità del Pd a Montecitorio
Dal sito della Camera dei deputati.

La lettera a La Russa per il rispetto del linguaggio di genere in Senato

Poi per carità, dalla schwa all’uso del femminile il Partito democratico è sempre stato attento alle questioni linguistiche di genere. L’ultima levata di scudi si era alzata a dicembre quando Aurora Floridia di Alleanza Verdi Sinistra aveva inutilmente chiesto alla presidente della Commissione esteri Stefania Craxi di essere chiamata “senatrice” e non “senatore”. Floridia aveva così scritto con altri 76 colleghi di Palazzo Madama, tra cui il  gruppo dem e quello M5s al completo, un appello indirizzato al presidente Ignazio La Russa in cui veniva chiesto in Aula e nelle Commissioni il rispetto «del linguaggio di genere».  Questo perché, si legge nella lettera, il suo uso l’uso «è un alleato irrinunciabile nella battaglia comune per l’eliminazione della violenza contro le donne e sarebbe un vero peccato se il Senato della Repubblica rimanesse arretrato in posizioni del tutto anacronistiche».