Deragliamento Trenord, il day after dei pendolari tra rabbia e paura

26 Gennaio 2018 12.31
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Navette vuote e treni a rilento. Non è facile il ritorno alla normalità dopo la tragedia del 25 gennaio, il deragliamento sulla tratta Cremona-Milano, all'altezza di Pioltello, di un treno della Trenord, nel quale hanno perso la vita tre donne e sono rimaste ferite una cinquantina di persone, per lo più pendolari.

POCHI IN ATTESA DEI TRENI. In tanti il giorno dopo hanno preferito muoversi con mezzi propri, sebbene già qualche ora dopo il terribile incidente Trenord sia riuscita a garantire un servizio di navetta sostitutivo dirottando i viaggiatori sulla tratta della metropolitana M2, chi a Cassina de' Pecchi chi a Lambrate. Qualcuno ha deciso di restare a casa in attesa che la rete ferroviaria venga ripristinata completamente. Altri, pochi, hanno comunque stazionato sulla banchina della stazione fiduciosi che un minimo livello di servizio ferroviario fosse garantito. E così è stato.

CRITICHE AI TRENI STRACOLMI. Ma è soprattutto a bordo delle carrozze ferroviarie che si percepisce lo stato d'animo di chi su quel maledetto binario avrebbe potuto passare, ma non lo ha fatto, per un contrattempo («fortunatamente ho fatto un cambio di turno con una collega», rivela un passeggero), perché per uno scambio fortunoso le rotaie non erano quelle dalle quali un pezzo di 23 centimetri ha ceduto o, semplicemente, per volere del destino. «Nel rivedere quelle immagini c'è tanta tristezza», commenta una passeggera, che punta il dito su treni «troppo spesso stracolmi di gente».

«POTEVA ANDARE ANCHE PEGGIO». «Non sono il massimo, è vero», conferma uno studente, habituè della Bergamo-Milano, sui binari del 10452 da Cremona. «Il treno oggi è vuoto, questo fa capire come la gente sia rimasta sconvolta da quanto accaduto ieri» – sottolinea un pendolare che la tratta su cui ora gli inquirenti indagano la conosce bene – «è una linea molto utilizzata, i 350 passeggeri di ieri penso fossero anche meno del solito, i danni potevano essere peggiori. Potevo esserci io su quel treno» – prosegue – «in quel punto solitamente si scorre a velocità molto elevate». «I problemi alle infrastrutture ci sono, tante volte non ci pensiamo per routine ma viaggiamo in decine di migliaia spesso a grande velocità», gli fa eco una signora che non riesce a nascondere la commozione. Intanto, al di fuori dei finestrini, le carrozze del convoglio accartocciato catturano l'attenzione dei passeggeri: i primi che nel day after della tragedia hanno provato a recuperare da subito una parvenza di normalità.

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